Nichi Vendola lo chiama il giorno più difficile. Di certo Sel esplode all’indomani delle liti sugli 80 euro del decreto Irpef. Claudio Fava e Gennaro Migliore, due degli esponenti più rappresentativi di Sinistra Ecologia e Libertà, si sono dimessi dal partito. Il primo è vicepresidente della commissione Antimafia, mentre il secondo ha dato ieri (18 giugno) le dimissioni da capogruppo di Montecitorio. Prima di entrare nella riunione della segreteria Vendola aveva espresso un auspicio: “C’è il pericolo che qualche esponente vada via ma non che il partito si spacchi”. Quanto sia spaccato è ancora presto per dirlo. Quello che è certo è che il gruppo parlamentare della Camera si sta sfaldando, in attesa di capire cosa accadrà al Senato dove gli eletti di Sel sono peraltro pochissimi (7). Insieme a Fava e Migliore si schierano anche Titti Di Salvo e Ileana Piazzoni. Dopo un confronto con i territori li seguiranno anche più di dieci deputati: tra questi si fanno i nomi di Nazareno Pilozzi, Stefano Quaranta, Alessandro Zan e Fabio Lavagno. Tutti insieme potrebbero creare un gruppo a parte. Per andare dove bisogna ancora capirlo. Nel Pd? “Non è una discussione all’ordine del giorno. E’ una cosa che valuteremo collettivamente”. Sulla formazione di un possibile gruppo riformista Migliore ha risposto: “Valuteremo anche questo, ora lavoriamo perché le proposte del governo abbiano una componente di sinistra”. 

Vendola: “E’ un errore politico. Oggi siamo feriti, ma restiamo all’opposizione”
Vendola ha l’umore sotto i piedi. “Per Sel oggi è il giorno più difficile – dice – Sono molto dispiaciuto e dico a coloro che abbandonano che è un errore politico”. Ed è un giorno difficile perché “una comunità che si spacca in maniera così plateale è una ferita“. La situazione di crisi porterà anche alle sue dimissioni? “Il mio ruolo di leader è da sempre a disposizione, per me si tratta di una fatica supplementare” rispetto a quella di essere presidente della regione Puglia. “La forza di sinistra penso debba essere anticonformista, che non smarrisce mai la bussola – insiste – Immaginare che questa bussola possa portare a sostenere Renzi credo sia uno sbandamento. Sono molto dispiaciuto per chi lascia un partito che non si chiude. Non vogliamo entrare nell’area del governo, questo l’oggetto della divisione. Noi pensiamo che dobbiamo rimanere all’opposizione per sfidare Renzi”.

Chi sono quelli che lasciano: da Migliore alla Di Salvo
Gennaro Migliore è stato fino al 18 giugno capogruppo di Sel alla Camera. Proviene dal Partito della Rifondazione Comunista, al quale si iscrisse già nel 1993. E’ stato tra i primi, all’interno di Rifondazione, a seguire Vendola nella fondazione di un nuovo soggetto che a sinistra si proponeva di essere un’alternativa di governo al partito più grande, quello che da Ulivo sarebbe diventato poi il Pd. 

Claudio Fava, figlio del giornalista Giuseppe (assassinato dalla mafia nel 1984), è un giornalista, sceneggiatore e scrittore. Ha vissuto diverse “avventure” politiche, anche dentro Rifondazione e La Rete di Leoluca Orlando. Ma l’esperienza più lunga è all’interno dei Ds, che rappresenta come segretario regionale in Sicilia e come europarlamentare per due mandati. Ma è tra coloro che formerà la corrente di sinistra del partito, quella che si chiamerà Sinistra Democratica (allora guidata da Fabio Mussi), che diventerà poi un gruppo parlamentare autonomo (in dissenso con la fondazione del Pd) e che andrà appunto a confluire in Sel. 

Titti Di Salvo, ex sindacalista della Cgil, è stata eletta per la prima volta nel 2006 con l’Ulivo. Dopo un anno diventerà la capogruppo dei deputati di Sinistra Democratica. Come altri di Sel correrà alle Politiche del 2008 con la Sinistra Arcobaleno, la cui sorte elettorale di quell’anno si trasformò in un disastro. In Sel, in questa legislatura, ha ricoperto fino a oggi il ruolo di vicecapogruppo vicario, in sostanza la seconda di Migliore. 

Ileana Piazzoni, impegnata soprattutto sulle questioni del sociale, nel dicembre 2012 è stata la prima degli eletti alle primarie per la scelta dei parlamentari di Sel, nella circoscrizione Lazio 1 (Roma e Provincia). Negli ultimi tre mesi ha ricoperto il ruolo di segretario nel gruppo parlamentare di Sinistra e Libertà a Montecitorio.

Migliore: “E’ venuta meno la fiducia con il partito”
Nella sua lettera Migliore scrive: “Per me si è rotto ieri un vincolo di fiducia e quindi ho definitivamente compreso quanto sarebbe stata ‘inagibile’ una posizione politica dentro il mio partito se essa fosse stata continuamente letta alla luce di una profezia che si autoavvera. Non è giusto che tale fibrillazione permanente ‘disorienti’ i militanti, che sono la prima risorsa di Sel, e nel corpo largo del partito. Non è nemmeno giusto che la mia posizione venga descritta da alcuni come quella di un sabotatore“. Racconta Migliore: “Ho cambiato idea, ieri definitivamente, sulla possibilità che mie posizioni siano compatibili con l’appartenenza al nostro partito. Mi fermo prima. Prima che qualcuno mi chieda improbabili ‘riallineamentì (come se si potesse riallineare un pensiero, un’idea, come qualche rappresentante del gruppo dirigente ha ventilato e non semplicemente constatare la lealtà che ho sempre manifestato in ogni organizzazione in cui ho militato). Prima che alla prossima occasione di dissenso riparta il processo mediatizzato e le accuse di sequestrare la linea. Perciò rassegno le mie dimissioni irrevocabili dal coordinamento nazionale, da tutti gli organismi in cui sono stato eletto e dal partito stesso”.

La decisione, scrive l’ex parlamentare di Rifondazione, “ha a che vedere con l’interruzione del reciproco rapporto di fiducia che è seguito alla discussione nel gruppo parlamentare sul decreto Irpef e al successivo voto parlamentare […] Al momento del voto nel gruppo ho inteso rassegnare le mie dimissioni poiché non condividevo la proposta di astenerci, avanzata fin da subito dal coordinatore del partito e poi ribadita da Vendola, per poter esprimere in piena libertà il mio pensiero, ovvero che un provvedimento che contiene una misura di sostegno a 10 milioni di lavoratori, come quella degli 80 e altri positivi provvedimenti, dovesse far parte delle ‘nostre’ rivendicazioni e che, se fossimo stati al governo, noi stessi avremmo promosso”.

“Non ho cambiato posizione – scrive ancora l’ex capogruppo – sulla necessità di interloquire sempre più efficacemente con il governo Renzi, dove oramai il contributo di Ncd è politicamente marginale. Non ho cambiato idea sul fatto che in prospettiva Sel possa essere parte di una soggettività politica unitaria, inserendo questa trasformazione in una trasformazione del sistema politico italiano. Non ho cambiato idea nel ritenere che sia questo il momento per provare a incidere, pur nella consapevolezza dei nostri oggettivi limiti, nella battaglia anti austerità, che vede l’Italia come unico Paese che, dopo le elezioni europee, non ha visto crescere le forze populiste e anti europeiste. Non ho cambiato idea sull’individuazione del campo del socialismo europeo come quello più congeniale allo sviluppo di questa nostra battaglia, pur nel riconoscimento dell’importantissima novità politica costituita da Alexis Tsipras sulla scena continentale”. “Per la mia storia, la mia provenienza, non vado ‘dove mi porta il cuore’ (come aveva detto Vendola, ndr), ma, come scrive Pascal, non vagheggiando sentimentalismi ma facendo appello all’impegno personale, ‘il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce'”. 

Fava: “Scelta dolorosa, ma non mi rassegno alla deriva minoritaria”
Parla di “scelta dolorosa e inderogabile” Fava: “Dolorosa per chi, come me, ha immaginato, fortemente voluto e partecipato alla fondazione di Sel. Inderogabile per la distanza che ormai separa Sel dal suo progetto originario”. “La scelta congressuale e le decisioni di questi mesi – aggiunge Fava – ci hanno portati ad abbandonare il terreno della nostra sfida politica naturale che era quello del socialismo europeo. Abbiamo preferito una collocazione in Europa e una pratica politica in Italia di forte arroccamento identitario. Una marginalità che ci rende inadeguati rispetto all’ambizione che c’eravamo dati: costruire una forza autonoma della sinistra impegnata in un cambiamento del paese e nella ricostruzione di uno spazio politico largo, plurale, responsabile”. L’ex europarlamentare aggiunge che “non è una scorciatoia verso altri partiti. La differenza che tu proponi oggi sui giornali tra ‘renziani’ e ‘non renziani’ è una semplificazione ingenerosa e grossolana. La scelta, per me, non è tra la rassegnazione a una deriva minoritaria in cui non mi riconosco più e l’adesione a un’altra forza politica: esiste anche il primato della propria coerenza e soprattutto della propria autonomia. Senza alcuna subalternità nei confronti di nessuno”. 

Le sirene del Pd. Ginefra: “Sinistra unita”
Le sirene del Pd non si fermano. “Profondo rispetto per il dibattito interno a Sel – dice il deputato Dario Ginefra – ma è il tempo di inaugurare una nuova stagione per una Sinistra unita e capace di affrontare la sfida della responsabilità e del governo, anche a livello nazionale, contro ogni deriva massimalista”. Ginefra è barese come Vendola, i due hanno un ottimo rapporto. “Mi auguro che Nichi, sia pur in ritardo rispetto a Migliore e Fava, possa assumere questa consapevolezza che è stata, peraltro, alla base delle scelte compiute nel ciclo decennale di governo regionale pugliese che volge al termine, ma che lo ha visto protagonista in prima persona”.