A otto giorni dall’arresto sono stati revocati dal gip gli arresti domiciliari al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che torna quindi in libertà, pur restando indagato nell’ambito dell’inchiesta sul Mose. Il primo cittadino ha concordato con i pm, attraverso i suoi legali, un patteggiamento a quattro mesi e 15mila euro di multa per il reato di finanziamento illecito. Sulla cui congruità dovrà comunque esprimersi il giudice per l’udienza preliminare. Per quanto riguarda la scarcerazione il gip ha ritenuto che non vi fossero più esigenze cautelari. Anche perché durante i 50 minuti di dichiarazioni spontanee non solo avrebbe confessato, ma anche fatto alcuni nomi. 

Orsoni contro il Pd: “La campagna elettorale gestita dai partiti”. Orsoni intanto è tornato sindaco a tutti gli effetti, dopo la remissione in libertà decisa dal gip. La carica era stata sospesa dal prefetto sulla base di quanto prevede dalla legge Severino. Il primo cittadino ha escluso di dimettersi dall’incarico: “Ho operato per il bene della città. Mi sono fatto molti nemici e forse questo è lo scotto che ho pagato”. Orsoni riversa di fatto la colpa su altri: “La mia campagna elettorale è stata gestita dai partiti che mi hanno sostenuto in varie misure. È evidente, questo non posso negarlo, che il maggior organizzatore della campagna è stato il Pd e con loro ho interloquito per le iniziative che mi proponevano. Ma non ho mai saputo come le iniziative elettorali venivano pagate. Non ho mai sospettato che i fondi a sostegno della mia campagna elettorale del 2010 fossero di provenienza illecita”.

Il sindaco: “Non ho mai ricevuto denaro che è stato gestito da altri”. Il sindaco parlando dei 110mila euro che secondo la procura costituiscono una parte dei finanziamenti contestati, ha spiegato di non aver “mai sospettato che le aziende che contribuivano se li fossero illecitamente procurati. Come le imprese che facevano capo al Consorzio Venezia Nuova si procurassero quei fondi non era una cosa che potevo sapere – ha aggiunto – anche perché devo dirvi che ho saputo solo al termine della campagna elettorale chi aveva contribuito e chi non aveva contribuito.  Ho incontrato durante la campagna elettorale imprenditori o sedicenti tali che mi hanno detto che mi avrebbero sostenuto e votato senza sapere come e perché. Non ho mai ricevuto denaro che è stato gestito da altri. Io ho fatto il mio lavoro”. 


“Addolorato da distanza presa da parte di qualcuno”. “Non mi sono proposto io come sindaco ma mi è stato chiesto dalle segreterie dei partiti e dal mio predecessore. Mi era stato chiesto in altre occasione e avevo rifiutato questa volta ho ceduto ed evidentemente ho sbagliato nel farlo. Mi addolora di più in questa vicenda – ha aggiunto – l’aver visto quanti hanno preso le distanze da me”. Orsoni ha ribadito che la sua campagna elettorale è stata sostenuta dai partiti che l’appoggiavano e da questi aver avuto indicazione che il suo avversario, Renato Brunetta, “aveva grandi disponibilità e che bisognava fare una campagna altrettanto imponente”. “Mi era stato suggerito – ha concluso – di cercare di avere maggiori finanziamenti, per i quali ho dato incarico al mio mandatario al quale non ho chiesto conto sui fondi raccolti”.   

Per l’accusa ha ricevuto 400mila euro. “Mazzacurati? Millantatore”. Secondo l’accusa l’avvocato che sconfisse Renato Brunetta alle comunali aveva ricevuto “tra i 400-500 mila euro” per la sua campagna elettorale. E per gli inquirenti sarebbe stato consapevole che i soldi che arrivavano sui conti correnti del comitato elettorale erano fondi creati grazie a false fatturazioni. Ad accusare il sindaco di Venezia era stato Giovanni Mazzacurati, il presidente del Consorzio Venezia Nuova, che in un interrogatorio aveva detto ai pm: “…Poi abbiamo avuto Orsoni. A Orsoni abbiamo finanziato la campagna elettorale” del 2010. “Ecco, noi abbiamo sostenuto Orsoni sulla campagna elettorale – ha raccontato il costruttore – e abbiamo speso quella cifra (400-500mila euro ndr.). Diciamo il risultato è che Orsoni ha vinto al primo turno delle… ed era credo… non so, altro non avrei da dire nel senso che noi gli abbiamo corrisposto questa cifra un po’ a scaglioni e quindi mi pare che in sei mesi l’abbiamo saturata”. A domanda del pm Mazzacurati aveva spiegato che “ci sono stati alcuni contributi regolari”. L’imprenditore prova a spiegare: “No… sì, posso ricostruire ma non me lo ricordo adesso. Il costo della… la parte regolare è una piccola parte rispetto al totale che è stato rilevante, perché siamo stati … siamo arrivati quasi a … noi avevamo previsto di spendere molto meno e poi invece Orsoni mi ha detto che aveva bisogno di tutti… di altri soldi”.

L’ex presidente di Cvn ai pm ha raccontato anche che, almeno in una occasione, ha portati i soldi in una busta al primo cittadino. Ora se le dichiarazione dell’indagato daranno nuovo impulso alle indagini lo si vedrà nei prossimi giorni. Orsoni intanto ha ribattuto che l’imprenditore “è un millantatore”. “L’ho incontrato più volte – ha spiegato -, insistentemente voleva parlarmi dei problemi della città, del Mose e soprattutto dell’Arsenale. Con Mazzacurati ho avuto uno scontro duro e forse c’è stata qualche vendetta nei miei confronti“.