Se di spending review alla cinese si tratta, per lo meno non procede per tagli lineari, bensì molto ponderati e mirati. I primi effetti delle misure “contro gli eccessi e le stravaganze” del presidente Xi Jinping, rivelano infatti che il numero dei banchetti ufficiali è crollato verticalmente di un buon 50 per cento nel corso dell’anno scorso. 

Zhang Zhongliang, un alto funzionario dell’Ufficio Nazionale di Statistica, ha detto che la campagna di Xi non è volta solo a ridurre le spese, ma anche a stimolare l‘efficienza dei pubblici ufficiali “liberandoli” dall’obbligo di frequentare tali eventi. Ha aggiunto che nel 2013 i funzionari di contea, che tra tutti i livelli della burocrazia risultavano essere in genere i più sensibili a questo “obbligo”, hanno partecipato in media a 12.2 banchetti ufficiali a settimana, rispetto ai 18,2 del 2012: circa il 30 per cento in meno. I loro colleghi a livello di provincia e di governo centrale hanno però fatto di meglio, tagliando le gozzoviglie della metà circa. Il serafico Zhang ha osservato che questo ha consentito ai funzionari di stare ogni giorno circa 30 minuti in più con le proprie famiglie.  

Dal punto di vista della ricaduta economica, lo studio rivela però che almeno sei settori sono stati colpiti dalla repressione della “stravaganza di Stato”: tra questi, soprattutto le industrie del catering, del tabacco e dell’alcol.

Per dare una misura dell’impatto delle misure anticorruzione, Zhang ha detto che la crescita del settore della ristorazione è scesa nel 2013 al 3,8 per cento, contro l’ 8,8 per cento dell’anno precedente e che le vendite di vini di lusso in Cina sono calate del 40 per cento nello stesso periodo, dati confermati da nostre fonti che lavorano nel settore. È l’indotto del banchetto, ma non solo. Almeno nel caso dei prodotti alcolici di alta gamma – bai jiu (grappa cinese) e vino pregiato su tutti – la vera leva è l’intento speculativo, alla stregua di quanto accade per una proprietà immobiliare o un’opera d’arte. Si regala la bottiglia di Chateau Lafite al funzionario compiacente senza che nessuno capisca un accidente di vino, tanto quello che importa è la crescita del prezzo nel tempo. Finisce poi che in Cina circolino casualmente più bottiglie di quel vino rispetto a quante ne siano mai state prodotte. Il falso non è un problema: l’importante è il valore di mercato sganciato dal valore d’uso. Ma la bolla si gonfia e la qualità crolla.  

Il fatto che venga colpito questo meccanismo speculativo che di fatto immobilizza risorse invece di crearle, fa dire oggi a Zhang che le misure hanno in parte contribuito al rallentamento dell’economia – in termini di puro Pil – ma che si tratta comunque di un prezzo che “deve essere pagato” per sradicare la corruzione. Le “stravaganze” tra i quadri di partito avevano contribuito a far salire i consumi nel breve termine, ma distorcevano domanda e offerta nel lungo periodo, ha aggiunto l’alto funzionario dell’ufficio di statistica.

I dati ufficiali cinesi non sono mai particolarmente affidabili ma, caso mai non rappresentassero una fotografia attendibile della situazione, i numeri snocciolati dal “compagno Zhang” rivelano comunque quanto la leadership cinese stia investendo nella campagna anticorruzione. Non è necessaria solo per riguadagnare consenso tra la gente e per contenere gli sprechi, ma anche per colpire gli interessi costituiti all’interno del grande apparato statale, quelli che bloccano la trasformazione economico-sociale del Dragone.

di Gabriele Battaglia