Rio de Janeiro – La pacificazione del Complexo da Marè, al netto della retorica del governo dello Stato di Rio de Janeiro, arriva in uno dei momenti più bassi del processo di pacificazione iniziato cinque anni fa. Al termine di uno dei periodi più confusi e difficili nella storia delle Upp, nel quale il modello ma mostrato diversi punti critici. Tanto da spingere le autorità a scelte forti e in controtendenza, come l’utilizzo nel Bope in alcune favelas già pacificate e dove i trafficanti hanno però alzato il tiro. Per alcuni, questa è l’unica soluzione possibile in un luogo di degrado e violenza, per contrastare la criminalità scatenata. Per altri, la manifestazione della protervia di uno Stato violento che reprime senza troppe domande e senza cercare soluzioni strutturali al disagio. Come lo si voglia vedere, il Bope di Rio de Janeiro è un reparto speciale che fa dell’uso della forza una marca propria. Con azioni simili a quelle condotte dalle forze speciali degli eserciti occidentali in scenari di guerra, che a Rio vengono messe in pratica nel contesto cittadino, specialmente in favelas.

Fuori da qualsiasi analisi interpretativa dunque, è evidente che il Batalhão de Operações Especiais, non si possa considerare polizia comunitaria o di ‘prossimità’. Stride dunque la scelta di lasciare che proprio i noti ‘cavieirões’ restino in pianta stabile in alcune favelas già pacificate e che questi militari addestrino i poliziotti delle Upp ai combattimenti più duri. Gli agenti delle ‘Unità di Polizia di Pacificazione’ infatti, secondo la filosofia del piano di pacificazione attuato ormai da cinque anni in città, dovrebbero rappresentare il modello nuovo della polizia di Rio, con una presenza continua nelle favelas di poliziotti più attenti agli standard democratici e ai bisogni dei cittadini.

La scelta di usare ancora una volta le maniere forti invece, soprattutto nella zona del Complexo do Alemão e di Rocinha, è stata la risposta a una serie di attacchi forti da parte della criminalità portati avanti nelle ultime settimane. Lo scorso sei marzo un poliziotto è stato ucciso nel Complexo. Stessa sorte la scorsa settimana è toccata al vicecomandante della Upp di Vila Cruzeiro, assassinato in un agguato. Da mesi le azioni contro la polizia sono sempre più intense. Il punto più basso della pacificazione si è toccato probabilmente nella notte tra giovedì e venerdì, quando i criminali in maniera pare organizzata, hanno attaccato diverse sedi di Upp’s in diversi punti della città. Il che ha fatto dichiarare alle autorità che è in corso un ritorno in grande stile della presenza criminale nelle favelas pacificate, dove alcuni benefici pure erano arrivati. Il segretario alla sicurezza pubblica Josè Mariano Beltrame ha addirittura ventilato una possibile ulteriore pacificazione delle favelas già pacificate. Una ‘riconquista’ che sarebbe portata avanti con una nuova invasione militare e una nuova aggressione forte della polizia. Di certo la preoccupazione è fortissima. Solo venerdì infatti il governatore di Rio, Sergio Cabral, ha invocato l’aiuto del governo federale e l’invio di truppe da Brasilia per cercare di contenere le aggressioni della criminalità. Forze di polizia e forze armate. Il rischio è che la crisi dell’ordine pubblico possa condizionare lo svolgimento dei mondiali di calcio: un incubo per le autorità, una speranza per i trafficanti.

La verità è però anche un’altra. E’ evidente ormai in tutti i settori della società carioca che la situazione sia sfuggita di mano; e quella della ‘Upp’, che doveva rappresentare la svolta definitiva in positivo, è una scommessa che si rischia ora di perdere. Dopo un inizio promettente, seppure con ombre evidenti sin dal principio, negli ultimi mesi la situazione è peggiorata. In particolare un episodio della scorsa estate nella favela di Rocinha ha minato l’immagine della Upp, facendo perdere credibilità al progetto. Durante una operazione, gli agenti della Upp fermarono una serie di persone. Tra queste il manovale Amarildo de Sousa. Costretto a confessare quello che non aveva fatto e che non sapeva, fu torturato, ucciso e il suo corpo fatto sparire. Dopo alcuni depistaggi si scoprì che il tutto si era svolto all’interno della sede della Upp da una decina di agenti.

Da quel momento in poi la popolazione, mai troppo confidente con la polizia, aveva perso ulteriormente fiducia. I trafficanti si sono avvantaggiati della cosa, alzando il tiro. La popolazione ha iniziato a essere più esigente, senza però ottenere soddisfazione dalla polizia. In questa situazione incandescente poche settimane fa, sempre a Rocinha, una giovane madre 18enne –  Gleice Oliveira –  è stata sequestrata, stuprata e uccisa. Episodio che ha causato una forte reazione dei residenti, arrivati ad affermare che prima della Upp, con il dominio totale del traffico, non sarebbe successo. Un’accusa grave che ha danneggiato ulteriormente l’immagine del piano. Ancora una volta i criminali hanno approfittato del caso per aumentare la loro offensiva. A Rocinha, come nel Complexo do Alemão, dall’altro capo della città. Di fronte alla recrudescenza criminale e alla crisi di immagine, le autorità hanno risposto con una nuova stretta. Mentre il tema del ‘declino’ della Upp ha iniziato a dominare il dibattito sulla stampa e a livello istituzionale, di fronte all’offensiva criminale si reagisce con la militarizzazione del territorio.

Le sparatorie aumentano, i dati sulla criminalità peggiorano e la polizia reagisce opprimendo. La popolazione, come sempre, resta tra incudine e martello. La differenza rispetto al passato è che la questione interna, a causa di mondiali e della attenzione mediatica collegata, potrebbe spostarsi all’esterno, con il rischio di una ulteriore escalation. E la speranza che si potesse voltare pagina si allontana.

Twitter: @luigi_spera