La settimana più difficile per il padre-padrone della Turchia, Tayyip Erdogan, è iniziata nel modo peggiore: con l’annuncio via Twitter di un video a luci rosse in cui il premier sarebbe protagonista assieme alla più procace e svestita miss Turchia della storia recente, Defne Samyeli. Altro che il velo legato stretto sotto il collo della first lady Emine, peraltro grande amica della quarantenne Samyeli, oggi giornalista televisiva in quota Akp, il partito dello Sviluppo e Giustizia fondato 12 anni fa da Erdogan e dall’imam Fetullah Gulen, ora suo nemico giurato e, molto probabilmente ispiratore anche di questo ennesimo scandalo. Il peggiore, dopo quello del 17 dicembre – la cosiddetta Manipulite turca – in cui furono arrestati per corruzione addirittura i figli di 3 ministri vicinissimi al premier.

Per un politico che da anni sfrutta la carta dell’osservanza religiosa e della moralizzazione dei costumi per rimanere al potere, fregandosene dei diritti civili, sopprimendo sistematicamente la libertà d’espressione e di stampa, fino ad arrivare al punto di far chiudere twitter e promettere, dopo le elezioni amministrative, in agenda domenica 30 marzo, il bando di Facebook, nulla può essere più pericolo di un filmato in cui lo si vede tradire la dottrina che propina quotidianamente alla massa come se fosse il discendente del Profeta.

Ma chi di Twitter ferisce, di Youtube potrebbe perire. Pur avendo chiuso il social network, che durante le proteste di Gezi nel giugno scorso era servito per diffondere le notizie della brutalità della polizia – quella che lo stesso Erdogan peraltro aveva definito “eroica”, per poi rimuovere 6 mila poliziotti in 3 mesi dopo la loro azione contro il suo entourage – il premier non è riuscito a evitare la creazione di indirizzi twitter cosiddetti “proxi”, per procura, un fatto che dimostra il totale scollamento dalla realtà. Suo e dei suoi consiglieri.

Ma, a quanto pare, è proprio l’autismo da Re Sole in cui si è chiuso, tanto da non ascoltare più nessun collaboratore ad avergli fatto ritenere che nel terzo millennio si possano mettere le barriere alle informazioni digitali.

Voci di palazzo sostengono che l’unica persona ascoltata dal “sultano” sia proprio la conturbante Defne, da tempo sua amante fissa. Che ha, ovviamente, subito smentito le voci del video hard in cui ci sarebbero anche altri politici dello stesso Akp. Un filmato molto probabilmente inesistente, dato che se davvero esistesse sarebbe già comparso. Del resto perché mai gli internauti dovrebbero tenerlo nascosto? A meno che non sia nelle mani del “Servizio” – l’organizzazione islamica di Fetullah Gulen – che potrebbero usarlo come arma di ricatto per ottenere la riapertura delle sue scuole private o per farlo uscire proprio a poche ore dalle cruciali elezioni di domenica, quando per Erdogan sarebbe troppo tardi per correre ai ripari.

Dal Fatto Quotidiano del 25 marzo 2014