Devo ringraziare Fabio Scacciavillani, chief economist del Fondo di investimenti dell’Oman, nonché pregiato blogger de ilfattoquotidiano.it, per avermi fornito lo spunto per il presente blog.

Commentando un mio post di qualche tempo fa sul Venezuela, Scacciavillani ha scritto testualmente: “La pretesa di imporre una morale attraverso la politica conduce allo stato etico, il nirvana dei fascisti alla Evola. E’ questo il motivo per cui gli estremi alla fine portano alle stesse conseguenze: autoritarismo e repressione. L’unica differenza è la giustificazione (la democrazia effettiva, il nazionalismo, la lotta contro lo straniero, il complotto degli ebrei o della “finanza”, lo spazio vitale, la lotta all’imperialismo) che si adotta per convincere le menti labili ad accettare il guinzaglio o la sella. In Venezuela (che economicamente è al collasso) come a Cuba. In Ungheria come in Bielorussia. A Myanmar come in Iran”.

Ci sarebbero parecchie osservazioni da fare, lasciando perdere il presunto collasso economico che incomberebbe su Venezuela e Cuba, sempre auspicato dai fans del pensiero unico, ma mai realizzato, con loro grande scorno. La prima è che Scacciavillani confonde, immagino in buona fede, moralizzazione del governo con lo Stato etico. Mentre il secondo, inteso come Stato che si ingerisce nella vita privata dei cittadini, imponendo loro delle scelte in sfere rigorosamente personali, costituisce sicuramente un obbrobrio da respingere, la prima è al contrario un’esigenza da realizzare che oggi è più viva che mai. Specie alla luce degli episodi di corruzione che si registrano un po’ ovunque nel mondo e nel nostro Paese in particolare.

La seconda considerazione è che va operata, come fa la Costituzione venezuelana, un collegamento fra potere morale e potere cittadino. Non ci sono infatti garanzie di moralità da parte dei detentori dei poteri pubblici se non c’è un controllo dal basso e popolare sul loro operato. Questo vale per tutti gli Stati. Da noi solo la magistratura riesce in una certa misura a sanzionare comportamenti immorali e illegali ma è evidente come si tratti di una garanzia insufficiente, sia perché non riesce a colpire tutti gli episodi di corruzione e malaffare sia perché non riesce a sradicare il fenomeno che infatti si ripropone costantemente.

La terza considerazione è che Scacciavillani, dando prova di scarso senso storico, ammucchia nella sua frase situazioni tra di loro fortemente differenti, ma accomunate, nella sua logica, di essere differenti dal modello di Stato che egli ritiene l’unico ammissibile. Ovvero lo Stato “minimo” subordinato in tutto e per tutto al “mercato”, leggasi alle scelte dei poteri finanziari ed economici forti.

E’ peraltro evidente, e si tratta della quarta considerazione, che questo tipo di Stato, che è quello esistente in Occidente, con qualche differenziazione tra le varie situazioni, da qualche decennio a questa parte, non impedisce alla corruzione di proliferare. Al di là delle chiacchiere, infatti, la corruzione, intesa come potere del denaro che impone determinate scelte a chi governa, costituisce il brodo di coltura degli attuali governi occidentali e di altre parti del mondo. Certo in certe parti, come da noi, più che in altre. Occorre peraltro constatare che ci si limita a prendere in considerazione solo le manifestazioni più grossolane e smaccate del fenomeno, tipo i festini di Fiorito vestito da antico romano o da maiale, e si perdono di vista i suoi aspetti più significativi e determinanti. Quella che potremmo denominare la corruzione strutturale del sistema e che si manifesta per esempio nel fenomeno delle cosiddette porte girevoli, passaggio di personale direttivo dai governi alle imprese e viceversa.

Il potere del denaro, quinta considerazione, peraltro, non determina solo l’esistenza di un’ampia corruzione a tutti i livelli, ma nullifica ogni istanza democratica. Assistiamo quindi al verificarsi della contraddizione insanabile fra capitalismo e democrazia, che non deriva solo dall’esistenza della corruzione ma anche dalla concentrazione del potere decisionale nelle mani della finanza.

Il capitalismo, inoltre, sesta considerazione, come ha notato papa Francesco, è contrario ad ogni forma, fosse anche la più elementare, di solidarietà sociale. Esso distrugge ogni legame fra gli esseri umani, incentivando la competizione e la lotta di tutti contro tutti. Chi rimane indietro si arrangi. La corsa insensata verso l’autodistruzione del pianeta ha come unico senso l’accumulazione del capitale finanziario. Ogni altra esigenza di qualsiasi natura viene meno di fronte alla sottomissione a questo vero e proprio moloch.

Delle varie situazioni citate alla rinfusa e malamente da Scacciavillani come esempio di Stato etico ho qualche simpatia, com’è noto, per Cuba e per Venezuela, sugli aspetti positivi delle cui rivoluzioni sono intervenuto più volte con grande scandalo dei benpensanti cresciuti a pane, nutella e pensiero unico. Penso ad ogni modo che, più che sulle altrui manchevolezze, occorrerebbe focalizzare la nostra attenzione sullo Stato antisociale che è stato costruito in Occidente e altrove da un capitalismo oramai definitivamente privo di anima, cuore e cervello. E questa è la mia settima, e ultima per oggi, considerazione.