Continuano senza sosta le ricerche in tutta Italia di Bartolomeo Gagliano, il serial killer di prostitute e transessuali che da martedì 17 dicembre, approfittando di un permesso, è evaso dal carcere Marassi di Genova (leggi). Scomparso dai radar delle forze dell’ordine come un fantasma. La sua ennesima fuga terrorizza le lucciole di mezza Liguria, imbarazza il direttore del carcere convinto che “fosse un semplice rapinatore”, fa infuriare il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che domani, annuncia Angelino Alfano, risponderà in Parlamento sulla vicenda. Ma il giudice del tribunale di Sorveglianza, Daniela Verrina, precisa che il permesso “è stato rilasciato su basi legittime, dopo un lungo studio delle relazioni che riportavano da tempo una compensazione del disturbo psichiatrico, lucidità, capacità di collaborare, tranquillità e nessun rilievo psicopatologico”.

Intanto la fuga di Gagliano si trasforma in un assist imperdibile per Forza Italia che si scaglia contro i giudici. “Omaggiano” il killer con “un permesso premio del tribunale di Sorveglianza, mentre altri magistrati impediscono a Silvio Berlusconi di partecipare a Bruxelles al vertice dei leader del Ppe (leggi)”. A non farsi scappare l’occasione è il deputato Luca D’Alessandro, segretario della Commissione giustizia alla Camera. “Invece di baloccarsi e sprecare ogni stilla di energia in autodifese corporative, – tuona  D’Alessandro – il Csm, l’Anm ed ogni rivolo di magistratura associata dovrebbero oggi svolgere il loro vero e unico ruolo e intervenire con provvedimenti e prese di posizioni nette per pretendere chiarimenti sull’incredibile vicenda che ha portato all’evasione dal carcere di Genova di un pericoloso assassino”. Il criminologo Francesco Bruno, raggiunto telefonicamente dall’Ansa, spiega: “Probabilmente non si sente pronto, inconsciamente, a restare fuori“.

Al momento però Gagliano resta fuggiasco. Le indagini della procura di Genova, coordinata dal pm Alberto Landolfi, partono dall’ultima traccia lasciata dall’uomo. Che martedì all’alba ha puntato una pistola contro un panettiere a Savona e si è fatto accompagnare a Genova, a bordo della Panda Van verde chiaro targata CV848AW, che gli è servita poi per fuggire. L’ultima immagine che immortala l’uomo viene catturata al casello di Genova-ovest. Poi più niente. La madre “non sa dov’è”. L’avvocato Mario Iavicoli lancia un appello: “Se vuoi ripensarci rispetto alla decisione di fuggire chiamami”. Suo nipote, Andrea Gagliano figlio del fratello di Bartolomeo tenta di spiegare l’evasione: “Mio zio ha sicuramente perso la testa dopo che gli è stato rifiutato un permesso per tornare a Savona a Natale”. Le forze dell’ordine sono subissate da segnalazioni, hanno disseminato Genova e tutta la Liguria di posti di blocco, ma fonti investigative fanno sapere all’Adnkronos che le ricerche sono estese anche all’estero. Il sospetto è che il serial killer possa aver varcato la frontiera per rifugiarsi in Spagna o in Francia

La storia criminale di Gagliano. A rimanere indelebile è la sua storia criminale, che riemerge dagli archivi dei giornali e dalle pagine di verbali e sentenze. Un lungo e spietato elenco di omicidi, rapine ed estorsioni. Scandito da fughe e permessi premio, sparatorie in mezzo alla strada e cadaveri. Il primo omicidio di Gagliano, cresciuto a Savona lontano dalla sua Sicilia dove erano nato 55 anni fa a Nicosia, risale al 15 gennaio del 1981. Quando a fare le spese della sua follia è Paolina Fedi, prostituta di 22 anni, con cui l’uomo era fidanzato. Le fracassò il cranio con una grossa pietra in un autogrill sull’autostrada Genova-Savona, all’altezza del casello di Celle Ligure. Abbandonando il corpo lungo la strada. Confessò. La perizia psichiatrica non ha dubbi: “soggetto psicopatico, totalmente incapace di intendere”. Viene condannato a otto anni nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.

Ce ne passa due, e al primo permesso nel 1983, sparì. Fino a quando non sequestra una famiglia per farsi accompagnare a Savona, dove inizia a sparare a casaccio in mezzo alla strada. Ferisce una ragazza di 17 anni e viene colpito a una gamba ferito durante uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine. Di nuovo in un ospedale psichiatrico, questa volta a Montelupo Fiorentino. E di nuovo un’evasione, nel 1989, ancora dopo un permesso. Colpisce ancora, anche da latitante, conquistandosi la fama del “mostro di San Valentino“. Questa volta la vittima è un transessuale uruguaiana, Nahir Fernandez Rodriguez. Uccisa il 6 febbraio. Non si ferma. Il 14 febbraio, a Genova, nel quartiere di Carignano, spara tre colpi di pistola a un travestito, Francesco Pazzini, conosciuto come “Vanessa”. Freddato mentre era in compagnia di un cliente (ferito). Il giorno dopo torna nello stesso quartiere. Punta un’altra prostituta 29enne, prende la mira e le spara in faccia con la solita Beretta 7,65. Il proiettile trapassa la gola della donna che si salva, cavandosela con la frattura della mascella. Questi delitti vennero commessi insieme al genovese Francesco Sedda, conosciuto nell’opg di Montelupo. I due, arrestati poco dopo, vennero dichiarati infermi di mente e rinchiusi nell’opg di Reggio Emilia. Quegli omicidi sono rimasti ben impressi nella memoria degli investigatori. La firma era inconfondibile: un colpo di pistola in bocca.

Ma anche a Reggio, Gagliano dura poco. Passa un anno: nuovo permesso, nuova fuga. Si materializza ad aprile in una discoteca di Firenze. Conosce una ragazza. Si fidanza. L’epilogo è lo stesso: un colpo in bocca. La giovane, 23 anni, viene trovata dalla polizia nel suo appartamento, nuda, distesa sul letto. Un foro di proiettile nel mento ed un paio di slip sulla gola a tamponare l’emorragia. Si salva. Gagliano vaga per la città come uno spettro due giorni e due notti prima di costituirsi. Lo rispediscono a Reggio Emilia da dove evade nuovamente ’91 e nel ’94, quando viene accusato di aver ferito un metronotte a Pietra Ligure, provincia di Savona. “Non capisco il perché del permesso premio – disse il giudice Dino Di Mattei -. Era giudicato totalmente infermo di mente e molto pericoloso”. A fine 2002 arriva la libertà. Definitiva, perché Gagliano viene considerato “guarito”. 

Nel 2005 torna ad abitare con i genitori. Si specializza nelle rapine: quattro a supermercati e sportelli postali. Bottini di poche migliaia di euro che lo trascinano in prigione, da dove esce nel 2006 grazie all’indulto. Una libertà assaporata solo per una settimana. Perché insieme a un complice estorce 2mila euro a un imprenditore del savonese, garantendogli protezione. Per questo era ancora detenuto. Fino a martedì. Fino a quell’evasione. Fino a quel sequestro per sparire. Di nuovo.