Silvio Berlusconi resta a terra. Il leader di Forza Italia era stato invitato a un vertice del Partito popolare europeo a Bruxelles, ma non partirà per il Belgio. Dopo la condanna a quattro anni nel processo Mediaset, al Cavaliere infatti è stato ritirato il passaporto. E nonostante il pressing degli avvocati sulla procura di Milano, come riporta il Corriere della Sera, i magistrati hanno ribadito che “le leggi in vigore non consentono l’espatrio del condannato“.

Niente da fare, dunque, per l’ex premier. E dire che nella capitale belga ci sarebbe andato volentieri. Almeno per ricucire i rapporti con il Ppe, che negli ultimi tempi non erano dei migliori. Le prime frizioni si erano registrate dopo la sentenza Mediaset, quando da Bruxelles era trapelato un certo imbarazzo ad avere in seno al movimento un condannato per frode fiscale. E il pretesto per consumare lo strappo si era presentato con la rottura del Pdl: Joseph Daul, presidente Ppe, aveva detto di “volere riflettere” prima di accogliere la ri-neonata Forza Italia tra le braccia del partito.

Nonostante le tensioni, comunque, a Berlusconi è arrivato l’invito per il vertice al castello di Meise, alle porte di Bruxelles. Alla riunione, il Cavaliere avrebbe incontrato il figliol prodigo Angelino Alfano e il leader Udc Pierferdinando Casini. Ma le leggi non lo consentono: niente passaporto, niente espatrio. Eppure, i legali dell’ex premier non hanno rinunciato a fare pressioni sulla procura di Milano: all’interno dell’area Schengen, ragionano gli avvocati, e “si applicano le regole europee sulla libera circolazione delle persone e non le leggi nazionali precedenti allo stesso trattato di Schengen”.

Ma, a quanto pare, per i magistrati permane il pericolo di fuga all’estero. Meno di un mese fa, d’altra parte, lo stesso Berlusconi aveva detto, sempre secondo il Corriere, che “se avesse il passaporto se ne andrebbe ad Antigua. La realtà ben altra, purtroppo per lui. Altro che Antille, di qui a poco per il Cavaliere non sarà facile neanche andare a Roma. Una volta partito l’affidamento in prova ai servizi sociali, infatti, l’ex premier dovrà informare l’autorità giudiziaria di tutti gli spostamenti al di fuori della Lombardia, che saranno consentiti solo per necessità documentate.