Era il regista del bunga bunga, sapeva che Ruby era minorenne e intervenne pesantemente sulla Questura perché la ragazzina marocchina, spacciata per la nipote dell’allora presidente dell’Egitto Mubarak, fosse rilasciata la notte del 27-28 maggio 2010. Ecco perché il 24 giugno scorso i magistrati di Milano hanno condannato Silvio Berlusconi a 7 anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile. Quasi due mesi dopo il termine naturale i giudici della IV sezione penale di Milano hanno depositato le motivazioni del verdetto sulle serate ad alto tasso erotico di Arcore. Per i giudici ci fu “la sproporzione tra l’intensità e la costrizione proveniente” dall’allora presidente del Consiglio “rispetto allo scopo avuto di mira, nel caso di specie il rilascio di una prostituta di 17 anni”. Per i legali di Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo la sentenza “è surreale e non potrà essere confermata”. Ma ora il problema rischia di spostarsi immediatamente sul piano politico visto che il 27 novembre (anche se la data continua a ballare) si voterà la decadenza da senatore del Cavaliere. Il che significa che l’ex presidente del Consiglio sarebbe – per la prima volta dal 1994 – senza lo scudo da parlamentare. Si vedrebbe così materializzata la paura di Berlusconi: il rischio che una delle varie Procure d’Italia che lo hanno indagato chieda una misura cautelare, che si aggiungerebbe all’esecuzione della pena (lui ha chiesto i servizi sociali) per la condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale nel processo Mediaset.

Berlusconi “consapevole che Ruby fosse minorenne”. È ”provato – scrivono i giudici nella motivazione – che l’imputato abbia compiuto atti sessuali con “Ruby” in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità, quali gioielli”. Il tribunale di Milano ha ritenuto che “la valutazione unitaria del materiale probatorio illustrato evidenzi lo stabile inserimento” di Ruby “nel collaudato sistema prostitutivo di Arcore”. Dopo il bunga bunga “faceva poi seguito la notte ad Arcore con il presidente del Consiglio, in promiscuità sessuale, ma soltanto per alcune giovani scelte personalmente dal padrone di casa tra le sue ospiti femminili. Certo è che, tra queste, egli scelse El Mahroug Karima in almeno due occasioni”.  Fu proprio Ruby a rivelare che disse a Berlusconi che erano minorenne “la seconda volta che era andata ad Arcore” quando “l’imputato le aveva proposto di pagarle l’affitto un appartamento in via Olgettina intestandole il relativo contratto di affitto…”, ma proprio il fatto di avere 17 anni e di non aver documenti avevano imposto alla marocchina di dirglielo in quanto “ostacoli insormontabili”.

L’ex premier “regista delle esibizioni sessuali”. Ruby pagata per mentire. “Risulta provato che il regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne fosse proprio Berlusconi, il quale dava il via al cosiddetto bunga bunga, in cui le ospiti si attivavano per soddisfare i desideri dell’imputato”. Il Cavaliere aveva definito quelle serate solo “cene eleganti”, ma alcuni testimoni avevano descritto quelle serate come un “puttanaio” in cui ad un certo punto tra balletti osé e spogliarelli compariva una statuetta di Priapo”.  Ruby ha sempre negato di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi ma per i giudici “ha mentito perché è stata pagata per farlo dall’imputato“.  Inoltre i giudici hanno stabilito che il premio per le menzogne sarebbe stato altissimo: le ”risultanze” del processo“comprovano” che Ruby, dopo il 7 ottobre 2010, giorno del misterioso interrogatorio della ragazza con l’avvocato Luca Giuliante, “Lele” e un “emissario di Lui”, “era in attesa di ricevere la ricompensa promessa pari a circa cinque milioni di euro”. E’ la stessa ragazza, che in una telefonata, raccontava di ricevere inoltre 20mila euro ogni martedì e che il compagno Luca Risso pretendeva di conservare perché “spendacciona”.

Sulla Questura il Cavaliere “intervenne pesantemente”. “Deve ritenersi” che il premier “intervenne pesantemente sulla libertà di autodeterminazione del capo di gabinetto e, attraverso il superiore gerarchico, sul funzionario in servizio quella notte in Questura (…) al fine di tutelare se stesso, evitando” che Ruby “svelasse l’attività di prostituzione” ad Arcore. Per questo motivo sei dei sette anni inflitti all’imputato sono per il solo reato di concussione. “Il presidente del Consiglio dei ministri ha chiamato nel cuore della notte il capo di gabinetto per chiedere la liberazione” di Ruby “al fine di ottenere per sé un duplice vantaggio … da un lato la ragazza veniva in tal modo rilasciata” in modo da poter “continuare indisturbata a frequentare la privata dimora di Arcore e dall’altro (Berlusconi, ndr) evitava che la stessa potesse riferire alle forze dell’ordine e alle assistenti sociali di aver compiuto atti sessuali a pagamento con lo stesso imputato, garantendosi così l’impunità”. 

Nel mezzo finirono i funzionari della Questura: “Il fatto che Berlusconi” segnalasse “una presunta parentela di El Mahroug Karima con il presidente Mubarak, lungi dal fare ritenere che l’imputato abbia così esercitato sul dott. Ostuni (capo di Gabinetto, ndr) un’opera di suggestione o di persuasione blanda, è – al contrario – indice sintomatico della forte coazione psicologica partita dal capo di Gabinetto, in quanto si trattava di una circostanza macroscopicamente non veritiera di cui Berlusconi era perfettamente consapevole”. Nonostante avesse compreso che Ruby non era la nipotina di Mubarak il funzionario continuò a insistere perché il funzionario di turno, Giorgia Iafrate, consegnasse la ragazza a Nicole Minetti. La “frottola” era stata ben compresa, ma Ostuni aveva un “palese timore” che opponendosi alla richiesta avrebbe rischiato la carriera. Berlusconi, abusando della propria qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri, costrinse Pietro Ostuni a dare disposizioni ai funzionari della Questura di Milano di rilasciare” Ruby, “affidandola a Minetti Nicole”.

“Asservì funzione pubblica a interesse a privato”. “Silvio Berlusconi, quando era premier e telefonò al capo di gabinetto della Questura per chiedere la liberazione di Ruby, “non ha esitato ad asservire la pubblica funzione ad un interesse del tutto privato (…) ossia il complessivo funzionamento di un sistema prostitutivo” ad Arcore. 

Con deposito motivazioni nasce il filone Ruby ter. Il Tribunale aveva deciso anche la trasmissione degli atti alla Procura perché valutassero l’ipotesi di falsa testimonianza per le dichiarazioni di una lunga serie di testimoni, tra i quali la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi e l’europarlamentare Licia Ronzulli e di suo marito Renato Cerioli, il cantante Mariano Apicella (cui il Cavaliere aveva comprato casa), il pianista Danilo Mariani e di sua moglie Simonetta Losi (inserita poi nelle liste Pdl), e il commissario di polizia Giorgia Iafrate. Nella lista dei giudici tra gli altri c’era anche l’ex consigliere per le relazioni estere di Berlusconi, Valentino Valentini, che era con Berlusconi a Parigi quando telefonò in questura la sera del 27 maggio 2010. La senatrice Maria Rosaria Rossi e l’eurodeputato Licia Ronzulli, così come una serie di ragazze ospiti alle serate di Arcore, il pianista di Villa San Martino Danilo Mariani e sua moglie e Mariano Apicella, hanno “mentito” quando hanno testimoniato in aula per “personali vantaggi economici e di carriera loro derivanti da deposizioni compiacenti”.

Le Olgettine stipendiate dal leader del Pdl. Berlusconi ha una ”capacità delinquere (…) consistita nell’attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010 attuata anche corrispondendo” a Ruby “e ad alcune testimoni ingenti somme di denaro”. I giudici infatti avevano trasmesso ai pm i racconti a verbale di alcune delle Olgettine (Elisa Tosi, Francesca Cipriani, Elisa Barizonte, Miriam Loddo, Roberta Bonasia, Joana Visan, Barbara Faggioli, Cinzia Molena, Marianna e Manuela Ferrera, Raissa Skorkina), di Joana Armin, della prostituta brasiliana Michelle Conceiçao (cui fu affidata Ruby dalla Minetti), dell’ex diplomatico in servizio presso la presidenza del Consiglio Bruno Archi (inserito nelle liste Pdl alle scorse elezioni), delle gemelle Concetta ed Eleonora De Vivo (che hanno ricevuto almeno un bonifico da Berlusconi). In particolare le ragazze, a processo in corso, venivano ancora aiutate economicamente dal leader del Pdl. La Procura di Milano dovrà valutare anche le altre testimonianze. Con questo deposito oggi nasce ufficialmente l’inchiesta Ruby ter. I pm dovranno stabilire quindi nel nuovo filone d’inchiesta quante e quali sono state le ipotizzate bugie dei testi a difesa. 

Anche i giudici che hanno condannato Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora avevano trasmesso gli atti alla Procura: in quel caso anche le dichiarazioni di Berlusconi, dei suoi legali e della marocchina. Quale sarà il titolo di reato – falsa testimonianza, corruzione in atti giudiziari o intralcio alla giustizia – il problema si profilerà a causa dei soldi che l’ex premier ha continuato a versare anche durante il processo alle Olgettine. Anche le indagini difensive degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo finiranno nella lente gli investigatori. Alcuni verbali difensivi furono trovati dagli investigatori della Polizia negli appartamenti di via Olgettina 65 a Milano dove vivevano, a spese del Cavaliere, alcune delle ragazze che partecipavano alle feste. Era il giorno delle perquisizioni successivo all’avviso di garanzia al presidente del Consiglio (14 gennaio 2011). I verbali poi non furono depositati ai pm come successo invece per altri documenti nei giorni successivi. Secondo gli investigatori i documenti con i racconti delle ospiti delle “cene eleganti” già siglati dagli avvocati del premier non risultavano controfirmati dalle testi stesse. E addirittura in casa della soubrette domenicana Marystelle Polanco gli uomini della squadra Mobile avevano scoperto non il suo verbale difensivo ma quello di Barbara Guerra. 

Ghedini e Longo: “Sentenza surreale, non potrà essere confermata”. “Una sentenza surreale, in totale contrasto con gli elementi probatori, con la logica, con i fondamentali principi di diritto e con la giurisprudenza della Corte di Cassazione”. E’ quanto dichiarano l’avvocato Piero Longo e l’avvocato Niccolò Ghedini, legali di Berlusconi, commentando le motivazioni della sentenza Ruby. “Anche con tutta la migliore volontà accusatoria non sarà possibile confermare questa sentenza nei gradi successivi di giudizio”.