Cala il sipario su Melito Porto Salvo. C’è anche l’ex sindaco Giuseppe Iaria, tra le dodici persone arrestate dai carabinieri di Reggio Calabria che hanno stroncato la cosca Iamonte.

L’inchiesta “Sipario” è la prosecuzione dell’indagine “Ada” che, nei mesi scorsi, aveva portato all’arresto del primo cittadino e vice presidente della Provincia, Gesualdo Costantino. Entambi esponenti del Partito democratico, Iaria e Costantino nell’ordinanza di custodia cautelare sono descritti come i politici che “promettevano e garantivano” alla cosca Iamonte “gli interessi dell’organizzazione criminale”.

L’ennesima dimostrazione di come la ‘ndrangheta fa affari senza badare al colore politico. Se è pur vero che, in Calabria, spesso le inchieste antimafia hanno dimostrato i rapporti tra le cosche ed esponenti del centrodestra è altrettanto vero come in realtà piccole come Melito Porto Salvo la consorteria criminale si sia appoggiata a politici di centrosinistra.

Stando alle indagini della Direzione distrettuale antimafia, infatti, Iaria sarebbe un vero e proprio affiliato alla ‘ndrangheta, un politico in grado di “concordare” con la cosca le sue scelte amministrative in modo “da assecondarne le strategie, con innegabili riflessi in termini di rafforzamento e consolidamento dell’associazione”. Iaria, in sostanza, avrebbe favorito “provvedimenti, personaggi e imprese intranei o vicini al sodalizio, comunque garantendo, in caso di necessità, il loro appoggio all’organizzazione”. Il procuratore Federico Cafiero De Raho e il sostituto della Dda Antonio De Bernardo si sono serviti anche di un nuovo collaboratore di giustizia, Giuseppe Ambrogio, che ha confermato le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo guidato dal colonnello Gianluca Valerio.

In particolare, l’ex sindaco Iaria avrebbe presenziato addirittura a riunioni di ‘ndrangheta come in quella in cui si sarebbe discusso dei problemi relativi alla “locale” di Desio (la cittadina in Brianza in cui secondo l’operazione Infinito le cosche avevano messo radici, ndr), da sempre in mano alla cosca Iamonte, e si è deciso di “distaccare” Francesco Fosso “reo di non essersi attivato come ordinatogli da Remingo Iamonte”. “La posizione di vertice ricoperta da Iaria Giuseppe in seno al sodalizio – scrivono i magistrati – faceva sì che egli potesse richiamare gli affiliati che venivano meno ad alcuni obblighi quali la partecipazione alle riunioni di ‘ndrangheta”.

Associazione mafiosa, illecita concorrenza, turbativa d’asta e abuso di ufficio. Sono solo alcuni dei reati che la Procura di Reggio contesta agli arrestati. Gli investigatori sono riusciti a dimostrare come la cosca Iamonte si sia infiltrata non solo nel Comune di Melito Porto Salvo, sciolto per mafia, ma anche nelle attività economiche e nelle scelte politiche della cittadina calabrese: tutte le attività produttive dovevano avere il lasciapassare della ‘ndrangheta che doveva concedere il suo consenso all’inizio di qualunque attività economica, attraverso il pagamento del pizzo e l’imposizione delle forniture e della manodopera. Per non parlare delle gare d’appalto e dei lavori che il Comune assegnava alle imprese riconducibili alla cosca.

Qualunque imprenditore che aspirava ad eseguire dei lavori a Melito Porto Salvo era obbligato a versare un contributo alla famiglia Iamonte. Chi non pagava diventava il bersaglio di minacce ed intimidazioni. Il pizzo finiva nelle mani del boss Remingo Iamonte, figlio del mammasantissima Natale, l’anziano patriarca arrestato diversi anni fa nell’hinterland milanese. Gli utili ricavati dalle estorsioni venivano poi reinvestiti dalla ‘ndrangheta in attività lecite.

È stato il pentito Ambrogio a ricostruire agli inquirenti l’organigramma della cosca e i suoi rapporti con alcuni amministratori risultati “padroni indiscussi della scena politica melitese”.

L’ex sindaco Iaria aveva stretti rapporti con gli imprenditori Tripodi, arrestati anche loro e legati anch’essi ai vertici della cosca. Dall’ordinanza di custodia cautelare è emerso un episodio di concussione in relazione all’appalto per la manutenzione degli spazi di verde pubblico nel territorio comunale. Lavori che doveva realizzare l’Ente ma che Iaria ha, invece, affidato a una ditta riconducibile alla ‘ndrangheta.

Oltre agli arresti, il gip di Reggio ha disposto il sequestro preventivo di sei aziende operanti nel settore dell’edilizia per un valore di 20 milioni di euro. Negli ultimi anni, il Comune di Melito Porto Salvo è stato sciolto tre volte per infiltrazioni mafiose. “Occorre iniziare a pensare – ha affermato il procuratore Federico Cafiero De Raho nel corso della conferenza stampa – a soluzioni legislative diverse rispetto alla sospensione del voto”.