Video che riprendono Gabriele Paolini in scene di sesso con tre minorenni, adescati in chat, che si prostituivano in cambio di jeans, piumini e ricariche telefoniche. Ogni incontro veniva pagato 40 euro. Sono quelle immagini che hanno incastrato il disturbatore televisivo che ieri è stato arrestato per induzione della prostituzione minorile e produzione di materiale pedo-pornografico. Le tre vittime sono state tutte identificate: sono studenti, due italiani e un romeno di 16 anni. Con quest’ultimo sembra ci sia stato solo un approccio e un’offerta esplicita, peraltro videoripresa. 

“Per noi era l’uomo della della tv, il personaggio famoso. Quello che facevamo ci sembrava normale” hanno spiegato ai pm di Roma i ragazzini. Rispondendo alle domande del magistrato i minori hanno descritto il rapporto con l’uomo come “qualcosa di normale”, sottolineando che per loro Paolini era “un volo noto della tv”, e quindi la sua conoscenza era “motivo di vanto con gli amici”.

“Bravi ragazzi” vengono descritti dagli inquirenti i tre che conducono una vita come tanti loro coetanei. Ragazzini con alle spalle famiglie normali di impiegati e nessun disagio economico o situazioni di degrado sullo sfondo. Al momento sembra che vessero rapporti occasionali con Paolini che servivano per racimolare qualche soldo e comprarsi un giubbotto nuovo, avere più soldi sul cellulare e vestiti alla moda. Le indagini hanno anche accertato che erano consapevoli di essere ripresi durante i rapporti in una cantina di Roma. 

Quaranta euro era la cifra, che variava in base alle prestazioni. Nei video, prodotti recentemente, venivano filmate le stesse proposte di offerta di denaro ai ragazzi. Nella cantina, individuata e sequestrata dai carabinieri, venivano consumati anche rapporti completi. All’interno sono state trovate pile di libri, un telo usato come materasso, la telecamera sistemata appositamente. 

E’ escluso, al momento, che i tre si prostituissero in maniera sistematica. Adesso sono affidati alle famiglie, in attesa di essere ascoltati dagli inquirenti che nei prossimi giorni chiederanno l’autorizzazione del giudice tutelare. In quell’occasione, assistiti anche da uno psicologo dovranno spiegare come sono entrati in contatto col disturbatore tv. Sono tanti i video che immortalano Gabriele Paolini fare sesso con i minori e questo fa pensare che i ragazzini  entrati in quella cantina potrebbero essere di più dei tre finora identificati. Lo stesso gip nell’ordinanza di custodia cautelare scrive che gli “episodi non appaiono occasionali”. In questo ambito elementi preziosi alle indagini potrebbero arrivare dall’analisi del pc e dei supporti digitali sequestrati dai carabinieri. Il dubbio è che in passato ci siano stati altri episodi simili, questo lascia pensare che altri minorenni siano entrati nella rete di Paolini. Secondo il gip Alessandrina Tutini il comportamento del 39enne puntava “ad ottenere prestazioni sessuali, esaltate dallo stato di vulnerabilità della vittima; dalla gravità degli episodi e dal disvalore che esso esprime per le finalità perseguite”. Paolini, secondo quanto accertato, usava filmare e registrare tutte le comunicazioni che aveva anche con estranei. Una mole di dati dai quali gli inquirenti potrebbero individuare volti e nomi di altre vittime degli abusi.

Le indagini sul disturbatore tv sono scattate dopo una denuncia presentata dai titolari di un laboratorio fotografico di Riccione. A insospettire i titolari del laboratorio, alcuni file fotografici inviati per via telematica da un punto vendita di Roma in via Nomentana, per essere stampati. “Quei file – spiegano gli investigatori – ritraevano scene di sesso tra Paolini e alcuni ragazzi che sembravano minorenni”. A quel punto, i carabinieri di Riccione hanno informato i colleghi del Nucleo Investigativo di via in Selci che hanno cominciato a indagare. I file digitali sono stati sequestrati e analizzati. 

Adesso il disturbatore televisivo si trova nel carcere romano di Regina Coeli, e mercoledì prossimo sarà interrogato in carcere da parte del gip Alessandra Tudino che nell’ordinanza di arresto bolla come “gravissima” la “condotta” dell’uomo, compiuta con “freddezza, professionalità ed abilità“. In quattordici pagine, il giudice descrive  “un quadro di assoluta svalutazione della altrui libertà, con acclarata incapacità di governo dei propri impulsi antisociali”. Per il giudice la personalità di Paolini è caratterizzata da “assoluta incapacità di contenimento, esasperata ed anzi enfatizzata nella relazione con minori (testimoniata anche dalla esaltazione narcisistica insita nella auto-produzione del materiale)” e con “totale assenza di continenza e di rispetto dell’altrui persona, oltre a dispregio delle regole civili”.

Nel 2012 Paolini aveva promosso tramite Facebook una raccolta di firme contro pedofili e stupratori, dopo aver denunciato di aver lui stesso subito violenze da parte di un prete all’età di 15 anni. In quel post arrivava a chiedere la pena di morte per pedofili e stupratori. “Il motivo del raccogliere queste firme – scriveva – è per mettere fine alle crudeltà dei pedofili e degli stupratori. Avendo avuto anche io una brutta esperienza all’età di 15 anni, posso dirvi che queste persone che abusano di poveri bambini sono senza pietà e senza scrupolo ed è per questo che meritano la pena di morte. Quindi sì alla pena di morte per i pedofili e stupratori e sì alla felicità dei bambini”.