C’è una svolta nell‘inchiesta sulla centrale elettrica Tirreno Power di Vado Ligure, condotta dalla procura di Savona, che ha iscritto nel registro degli indagati una decina di nomi per disastro ambientale. Assoluto riserbo sull’identità degli indagati da parte del procuratore Francantonio Granero. Ma da alcune indiscrezioni si apprende che tra le persone coinvolte nell’indagine, oltre ai dirigenti e ai tecnici della Tirreno Power responsabili della produzione di energia elettrica con il carbone, ci sarebbero anche tecnici e amministratori pubblici, colpevoli secondo la procura, di non aver vigilato sulle conseguenze sulla salute delle persone che abitano vicino all’impianto e sull’ambiente.

Dalle perizia depositata in estate, secondo la procura, risulta “un danno per la salute”. I pm invece non confermano i dati che parlano di mille – millecinquecento decessi per tumore in più rispetto alla media nazionale. L’altro filone per omicidio colposo e lesioni colpose contro ignoti, da cui era scatta l’inchiesta nel 2011, non è stato accantonato ma è in attesa delle risultanze di analisi epidemiologiche che valutino la causalità tra decessi ed emissioni della centrale. A gestire l’impianto è la Tirreno Power, partecipata al 39 per cento da Sorgenia, società del gruppo Cir della famiglia De Benedetti. Gli altri azionisti di Tirreno Power sono Gdf Suez (50 per cento), Iren (5,5 per cento) ed Hera (5,5 per cento).

Intanto a Savona le associazioni ambientaliste della Rete contro il carbone si scagliano contro il via libera della Regione Liguria al progetto per potenziare la centrale. L’azienda sostiene di aver rispettato le norme europee, ma suona come un ricatto la minaccia di chiudere la centrale e portare altrove l’investimento di 1,2 miliardi di euro. 

Prudenti finora le reazioni del mondo politico. Il primo cittadino di Vado, Attilio Caviglia, dichiara: “E’ un passaggio chiave ma i vadesi si attendono risposte chiare ed efficaci”. Silenzio invece dalla centrale.