Da anni è vicina a Matteo Renzi, sostenuto anche alle ultime primarie, quando nella sua città il sindaco di Firenze aveva raccolto il 56 per cento delle preferenze, record in Sicilia. Eppure, proprio adesso che i renziani sembrano vicini a stravincere i congressi del Pd in tutto il Paese, per Annamaria Angileri la vita all’interno dei democratici si è fatta più difficile. “Faccio parte del Pd dalla fondazione, per anni sono stata delegata nazionale, ma quando qualche settimana fa sono andata a ritirare la tessera mi è stata negata” racconta l’esponente democratica di Marsala, dove in passato è stata anche segretaria cittadina. Il motivo? Semplicemente ad Angileri il Pd contestava di essersi candidata andando contro le alleanze ufficiali del partito. “Tutto vero, lo sanno tutti: mi candidai sindaco della mia città con una lista civica, non potevo certo appoggiare Giulia Adamo, candidata dell’Udc fino a poche settimane prima nel Pdl”. Solo che da quelle elezioni amministrative a Marsala è passato un anno e mezzo. E da allora il Pd aveva dato nuovamente la tessera ad Angileri, che continuava a frequentare la direzione nazionale, candidandosi anche alle parlamentarie dei democratici. “Dopo qualche settimana la situazione si è sbloccata e io ho riavuto la tessera. Il mobbing però è continuato ed è curioso che, mentre in Sicilia si sprecano i casi simili al mio, qualcuno pensi ad epurare i più longevi sostenitori di Matteo, proprio quando le data del congresso si avvicina”.

E in effetti, nelle ultime settimane, le anomalie interne al Pd siciliano, non si contano più. Fino ad un anno fa, il sindaco di Firenze non riusciva proprio ad entrare nel cuore democratici isolani, totalmente rapiti dall’appeal di Pierluigi Bersani. E se alle ultime primarie in Sicilia Renzi si è fermato al 30 per cento dei consensi, oggi la musica nei circoli isolani è cambiata: tutti, ma proprio tutti, si mettono in fila a staccare l’iscrizione per la prossima Leopolda. Anche chi ha alle spalle 30 anni di politica, o chi fino a poco tempo fa prendeva in giro il primo cittadino gigliato. “È finito da rottamatore a rottamato” diceva di lui Leoluca Orlando, quattro volte sindaco di Palermo, che adesso è pronto a seguirlo insieme al suo Movimento 139, una specie di nuova Rete che non ha finora lasciato alcuna traccia.

Si è scoperto renziano doc anche Enzo Bianco, un volto noto agli elettori da quattro decenni, fin da quando negli anni Ottanta si installò alla guida del comune di Catania. E se alla corte di Renzi sono arrivati due veterani (da rottamato a rottamatore è un attimo) ecco anche due enfant prodige convertiti sulla via del Big Bang: il sindaco di Agrigento Marco Zambuto, nell’Udc da quando aveva i calzoni corti, e il deputato regionale Fabrizio Ferrandelli, ex figliol prodigo di Orlando con un debole per i repentini cambi di casacca in corsa. Attorno ai renziani però succede anche altro. “Siamo passati dalla sensazione che nessuno voleva iscriversi più al Pd a un boom di richieste: da quando sono atterrato non sento parlare di altro e qualcosa che non va c’è” è stato il j’accuse di Pippo Civati, in Sicilia per la campagna delle primarie che lo vede contrapposto a Renzi e a Cuperlo. In vista del congresso dell’8 dicembre infatti pare che le tessere del Pd abbiano invaso le strade, con il risultato che a Palermo e Misterbianco, il voto nei circoli per eleggere il segretario è stato sospeso: i conti degli iscritti, secondo la stampa locale, non tornano più.

Convertiti alla Leopolda si trovano anche tra i cosiddetti “impresentabili”, cacciati dalle liste del Pd alle ultime politiche dopo l’appello di Franca Rame: se Mirello Crisafulli ha scelto di correre con Gianni Cuperlo, Nino Papania sta invece pensando di virare su Matteo Renzi. Idea condivisa da Francantonio Genovese, coinvolto in alcune indagini sui finanziamenti alla Formazione professionale (nell’ultima inchiesta ha visto la moglie Chiara Schirò finire agli arresti domiciliari), che si è scoperto supporter di Basilio Ridolfo, rottamatore candidato segretario del Pd a Messina. “Ci può votare chiunque, ma sappiano che non avranno nulla in cambio: la nostra idea di politica rimane la stessa, anche se ci votano personaggi a noi distanti” è il mantra di Davide Faraone, che dalla prima ora è luogotenente del primo cittadino in Sicilia. Ruoli come quello di Faraone o quello di Angileri oggi fanno gola ai renziani siciliani dell’ultima ora, pronti a tutto pur di rimanere su piazza: individuato il nuovo carro del vincitore non hanno certo intenzione di farsi buttare giù.

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