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Torre Annunziata, dopo le accuse del procuratore il sindaco Cuccurullo vuole un confronto: “Dopo potrei revocare le dimissioni”

Conferenza stampa e comizio in piazza del primo cittadino, che ha due settimane di tempo per ripensarci. "Io vittima di uffici comunali che hanno disatteso indirizzi politici e delibere e hanno boicottato il cambiamento"
Torre Annunziata, dopo le accuse del procuratore il sindaco Cuccurullo vuole un confronto: “Dopo potrei revocare le dimissioni”
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Davanti a taccuini aperti e telecamere accese per una conferenza aperta alla città di Torre Annunziata, in una piazza dove 200 persone lo applaudono e gli chiedono di restare in carica, il sindaco di centrosinistra Corrado Cuccurullo conferma che non intende revocare le dimissioni presentate poche ore dopo le parole durissime del procuratore Nunzio Fragliasso. Il magistrato martedì 5 maggio aveva parlato di “opacità e contiguità con la criminalità anche nell’amministrazione comunale” durante la cerimonia di demolizione dell’ex fortino dei boss di camorra, Palazzo Fienga, presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il Prefetto di Napoli Michele di Bari, le massime autorità locali.

Confermate le dimissioni, quindi. “A meno che non avvenga qualcosa di nuovo che bilanci quel che è accaduto”. E quale potrebbe essere questo fatto nuovo? “Un confronto con il procuratore”.

Chi tra i sostenitori di Cuccurullo vuole aggrapparsi alla speranza di un ripensamento, può farlo partendo da queste poche, brevi, secche parole dette a margine del comizio. E dalla circostanza, anch’essa significativa, che con le uscite pubbliche di queste ore il sindaco stia tastando il polso dell’opinione pubblica torrese, e misurare il consenso di cui gode, tra la società civile e la politica, locale, regionale e nazionale. Per poi trarne ulteriori conseguenze. Non vuole lasciare scorrere nel nulla i venti giorni utili per revocare le dimissioni.

Al momento il bilancio è questo: la classe forense oplontina è con lui, la maggioranza consiliare ha sottoscritto un documento di solidarietà, lo hanno firmato anche pezzi di minoranza, e la città è preoccupata del salto nel buio dell’ennesimo commissariamento, dopo quello del 2022. Il Pd regionale invece lo ha scaricato. Piero De Luca ha allineato Torre Annunziata sulla posizione già presa per Castellammare di Stabia, città confinanti ed accomunate dalla spada di damocle del rischio scioglimento per camorra insito nel lavoro delle commissioni d’accesso insediate tra inizio e fine gennaio: invito ai sindaci a dimettersi, invito ai consiglieri dem di staccare la spina, e ripartenza. Allineato, dicevamo, perché all’inizio De Luca jr fece un distinguo tra i due casi, e le dimissioni furono chieste solo allo stabiese Luigi Vicinanza, dopo la polemica uscita dal consiglio comunale del consigliere ed europarlamentare dem Sandro Ruotolo.

Tra gli amici di Cuccurullo trapela che il suo dispiacere per la giornata di martedì è iniziato sin da subito, da un protocollo che non gli ha consentito nemmeno di svolgere un intervento di saluto. Per poi ascoltare, in silenzio, il procuratore pronunciare quelle severe critiche. Che gli saranno sembrate come un’anticipazione di condanna del Viminale, che di qui a poco dovrà decidere se sciogliere o meno per camorra il consiglio comunale. Fragliasso per la verità non si era limitato solo a picconare, ma pure a stendere un velo di calce per ricostruire. “Ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche, solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina”, e quindi c’è chi ha letto quelle parole anche come pungolo per cambiare passo.

Cuccurullo invece ci ha trovato “la delegittimazione pubblica di un’intera città” e se ne è lamentato nel comizio. “Torre Annunziata – le sue parole – non può essere raccontata soltanto attraverso le sue ombre”. Il sindaco dimissionario ha chiarito subito che le sue dimissioni non rappresentano una fuga né una resa politica. “Non mi sono dimesso per stanchezza, per paura o per convenienza. Mi sono dimesso perché non accetto che, proprio nel giorno dell’abbattimento di palazzo Fienga, una città intera venga esposta a una narrazione indistinta che mortifica chi ogni giorno prova a cambiarla”. Cuccurullo evita lo scontro personale con il procuratore, ma contesta apertamente il piano istituzionale e comunicativo dell’intervento. “Il problema non è la magistratura, né il contrasto alla camorra. Il problema è quando il giudizio pubblico travolge indistintamente una comunità, le sue istituzioni democratiche e i cittadini onesti”.

Particolarmente forte anche il passaggio sul funzionamento della macchina comunale. Il sindaco dimissionario ha parlato di “uffici che hanno disatteso indirizzi politici e delibere”, parlando apertamente di una struttura amministrativa “ostile al cambiamento”, che avrebbe rallentato interventi strategici su manutenzione urbana, traffico, rifiuti e parcheggi.

Nel finale, l’appello alle istituzioni nazionali: “Non chiedo solidarietà personale. Non cerco vendette, non coltivo rancori, non porterò questa vicenda fuori dai binari del rispetto. Ma non la lascerò cadere. Perché lasciarla cadere significherebbe accettare che la prassi che ho descritto diventi normale, e quella normalità io non l’accetto: né per me, né per chi verrà dopo di me, né per nessuna città di questo Paese”.

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