Maxi inciuci sfiorati, appoggi bipartisan incassati, colpi vietati sotto la cintura e una bella stretta di mano finale su pubblica piazza. A Palermo, a pochi giorni dallo storico ballottaggio tutto interno al centrosinistra, il clima elettorale sta toccando temperature incandescenti. Il match point per andare al governo del capoluogo siciliano ha offerto negli ultimi giorni uno scenario appassionante. Anche per gli amanti della kick boxing.

Da una parte c’è Leoluca Orlando, l’esperto sindaco della primavera che al primo turno ha raccolto il 48 per cento dei consensi; dall’altra Fabrizio Ferrandelli, il suo giovane ex pupillo, approdato alla corte del Pd alleato di Raffaele Lombardo pur di sfidare l’ex maestro. Uno scontro aspro, cominciato poco prima delle primarie e che subito dopo il voto del primo turno si è trasformato in una rissa in piena regola con tanto di colpi vietati sotto la cintura.

“Orlando? Un cialtrone. Ha preso i voti di Diego Cammarata” è stato lo slogan con cui Fabrizio Ferrandelli si è preparato al face to face con il suo ex mentore. “Ferrandelli? Non parlo degli scomparsi” era stata invece la risposta sorniona dell’ex leader della Rete, mentre dal suo staff facevano sapere che “in diverse zone della città circolano delle persone che offrirebbero banconote da cento euro in cambio della promessa del voto per il ballottaggio”. Un botta e risposta continuo quello tra i due contendenti interrotto soltanto dalla presentazione dei rispettivi assessori in pectore. Ferrandelli ha chiamato in giunta quattro donne: la contendente (sconfitta) delle primarie Antonella Monastra, l’insegnante Mila Spicola del Pd, l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista Titti De Simone e la direttrice del carcere Ucciardone Rita Barbera. Se il candidato dei democratici dovesse diventare sindaco una di loro sarà la sua vice. Orlando invece ha annunciato che il ruolo di suo secondo sarà ricoperto a turno da tutti i suoi dieci assessori: tra gli altri spiccano l’ex europarlamentare di Rifondazione Comunista Giusto Catania e il generale della Guardia di Finanza Ugo Marchetti, chiamato a risanare il disastrato bilancio del comune palermitano.

La polemica è tornata però a farla da padrona quando il dibattito si è spostato su un nodo cruciale: a chi andranno i voti del centrodestra? Perché i voti del Pdl, nella città simbolo dello strapotere berlusconiano, a qualcuno dovranno pur andare, nonostante siano parecchio diminuiti. Ad infiammare il clima ci ha pensato (come ormai capita da mesi) Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Assemblea Regionale Siciliana e sostenitore del giovane Ferrandelli insieme a Peppe Lumia. “Quando in tempi non sospetti ho parlato di un accordo fra Orlando e Massimo Costa (il candidato del Pdl che si è fermato al 12 per cento, nda), qualcuno ha sorriso, ma il tempo è galantuomo e adesso la verità è sotto gli occhi di tutti. Cascio, che è il big-sponsor di Costa, dichiara di votare Orlando. Lo stesso fanno D’Alia, Scoma e gli uomini di Schifani. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se uno solo di loro avesse dichiarato di votare Ferrandelli”.

Pochi giorni dopo il voto del 7 maggio l’ipotesi più accreditata era un apparentamento tra Ferrandelli e tutti i partiti del centro destra per sottrarre a Orlando il premio di maggioranza. Un maxi inciucio di dimensioni oceaniche che era stato subito smentito dal giovane pupillo di Lumia: “Un apparentamento aprirebbe scenari sconfinati ma noi vogliamo vincere con dignità e correttezza noi siamo leali e coerenti. Per noi è ovvio che non ci saranno apparentamenti.”. Quindi in caso di vittoria di Leoluca Orlando al ballottaggio, Italia dei Valori conquisterà 30 seggi su 50 in consiglio comunale, diventando di fatto il primo partito palermitano.

Ad oggi l’ex leader della Rete ha incassato sulla carta il sostegno del capogruppo del Movimento per l’Autonomia Francesco Musotto, migrato nell’Udc subito dopo il voto, del luogotenente siciliano di Casini Giampiero D’Alia e del presidente dell’Ars Francesco Cascio. Un largo consenso bipartisan che, ad eccezione del governatore Raffaele Lombardo, si è esteso anche ad Anna Finocchiaro. La capogruppo del Pd al Senato, già poco dopo la chiusura delle urne, aveva parlato entusiasta di “un risultato straordinario di Orlando”.

Dichiarazioni che hanno irretito immediatamente Ferrandelli, candidato ufficiale del Pd, che per l’occasione ha parlato di “apparato romano tutto a favore di Orlando. Mentre io rispetto gli impegni e rifiuto gli apparentamenti con chi ha distrutto Palermo, l’altro candidato accetta il sostegno di Musotto, di Cascio, degli uomini di Schifani”. A questo punto per sedare gli animi e dipanare oscuri dubbi è dovuto intervenire direttamente il segretario regionale dei democratici Giuseppe Lupo, assicurando che “ll Pd sosterrà lealmente il candidato uscito vincitore dalle primarie, ma ci auguriamo che ci sia un confronto civile fra i candidati”.

Ferrandelli ha capito l’antifona e si è subito adeguato stringendo platealmente la mano di Orlando alla prima occasione pubblica. “Sia da sindaco che da sconfitto – ha detto l’ex golden boy di Orlando – mi rivolgerò a Italia dei Valori e Federazione della sinistra per governare insieme”. Il leader di Idv da parte sua gongola: “Il voto di esponenti politici di centrodestra o del Pd annunciato nei giorni scorsi in mio favore è il segno che si è compreso qual è la volontà vera del popolo palermitano. E in democrazia in genere ci si adegua alla volontà della maggioranza”.