Rien ne va plus, i giochi sono fatti. Si è chiuso il Concorso del 70esimo Festival del Cinema di Venezia e mai come quest’anno le previsioni su chi vincerà il Leone d’oro risultano più incerte.

Per decretare scaletta e numero di premi per i 18 film in Concorso restano poche ore alla giuria presieduta da Bernardo Bertolucci, e composta dalle attrici Carrie Fisher, Virginie Ledoyen, Martina Gedeck; dai registi Andrea Arnold, Jiang Wen, Pablo Larraín; dal direttore della fotografia Renato Berta; dal compositore Ryuichi Sakamoto.

Un lavoro, quello dei giurati, che rispecchierà oltreché gli equilibri interni al gruppo, anche i più tradizionali equilibri “esterni” legati alla nazionalità dei film. Tanto per dirne un paio: un premio al cinema americano non può mancare, come non può mancare quello al cinema italiano. E, paradossalmente, in questo 2013 sembra più facile assegnare il secondo che il primo.

Ma andiamo con ordine. Per il Leone d’Oro siamo certi che Bertolucci farà valere una sua idea di cinema, passionale e Nouvelle Vague, insistendo fortemente per il 24enne canadese Xavier Dolan e il suo ottimo Tom à la ferme, come per l’amico Philippe Garrel che con La Jalousie ha sorpreso positivamente il Lido. Dall’altro lato registi più sperimentali e “giovani” presenti in giuria faranno pendere la bilancia per opere meno classicheggianti come La moglie del poliziotto del tedesco Philippe Groning e Miss Violence del greco Alexandar Avranos. A questi titoli vanno aggiunti Stray dogs di Tsai Ming-Liang, The unknownknown, il documentario di Errol Morris su Donald Rumsfeld, e il “romanissimo” Sacro Gra di Gianfranco Rosi che nelle ultime ore hanno preso quota per succedere nel palmares al Leone d’Oro 2012, Pietas di KimKi-Duk. Impossibile che da questo settetto non esca il Leone 2013 e i premi di fascia alta come il Leone d’argento, il Gran premio della giuria e un riconoscimento alla regia. Magari al maestro Hayao Miyazaki.

A Philomena di Stephen Frears, il film più apprezzato dai critici italiani e dal pubblico eletto giudice sulle colonne del daily del festival, potrebbe essere riservata la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile alla sua interprete principale Judi Dench. Mentre le produzioni americane potrebbero essere ricompensate con una Coppa Volpi al maschile o per il giovane Scott Haze, protagonista folle e violento di Child of God, o per Nicolas Cage in Joe. Da queste parti potrebbe passare anche un riconoscimento all’incompreso L’Intrepido di Amelio, con un premio all’interpretazione maschile ad Antonio Albanese, sempre che la giuria non sposti il proprio interesse sullo script del film e gli assegni un’Osella per la miglior sceneggiatura (premio che potrebbe tornare utile anche per Sacro Gra nel caso rimanesse a bocca asciutta). Da non sottovalutare anche il “contentino” del premio per l’innovazione tecnica che potrebbe ricompensare presenze di valore al Lido come The zero theorem di Terry Gilliam e Under the skin di Jonathan Glazer.

Intanto è arrivato il primo premio tra le sezioni collaterali. Il concorso della Settimana Internazionale della Critica 2013 lo vince Zoran: il mio nipote scemo, la divertente opera prima di Matteo Oleotto interpretata da Giuseppe Battiston.

Il verdetto per il Leone d’Oro arriverà, invece, sabato 7 settembre alle 19.30 con la cerimonia di premiazione condotta dalla madrina del Festival, Eva Riccobono, in diretta su Rai Movie.

di Davide Turrini e Anna Maria Pasetti