L’opera di persuasione di Barack Obama nei confronti del Congresso è andata a buon fine, ma la Russia continua a opporsi a un intervento militare a Damasco. E’ stato raggiunto, infatti, un accordo tra i leader dei due principali partiti americani in seno alla commissione Esteri del Senato federale sulla bozza di autorizzazione al presidente Usa per l’impiego della forza contro il regime di Bashar al Assad, accusato di aver usato armi chimiche contro il popolo siriano. E in serata la commissione ha approvato la bozza di intervento, che ora passerà al Senato. Su 17 voti, sono stati dieci i favorevoli, incluso quello del senatore John McCain che ha cambiato idea rispetto a. La parola passa ora all’Aula del Senato. Il presidente Usa assicura che non saranno più commessi gli errori fatti in Iraq e chiede al mondo di non restare in silenzio davanti all’uso dei gas tossici in Siria

Per parte sua Vladimir Putin tuona contro gli americani: “Il Congresso Usa non ha il diritto di legittimare un’aggressione”. E accusa i politici Usa di mentire nel dibattito sulla Siria: “Ora stanno discutendo se autorizzare l’uso della forza” senza avallo Onu, ha detto in un incontro a Mosca. “Ma è un assoluto insulto al buon senso. In sostanza il Senato americano si occupa di legittimare un’aggressione”. Il vice ministro della Difesa russa Anatoly Antonov, che ha incontrato rappresentanti militari statunitensi e israeliani, ha dichiarato “inammissibili” le esercitazioni del lancio del missili nelle acque territoriali del Mediterraneo perché potrebbero anche raggiungere la Russia e destabilizzare gli equilibri della regione. E, sempre secondo il ministero degli Esteri di Mosca, alcuni esperti russi affermano di avere trovato le prove secondo le quali le armi usate nell’ attacco chimico in Siria del 21 agosto sono simili a quelle costruite da un gruppo ribelle. Intanto, secondo l’agenzia di Stato egiziana Mena, ha riferito che tre navi da guerra russe, due da assalto anfibio e una da ricognizione, entreranno nel Mediterraneo nelle prossime 24 ore e nel pomeriggio da Taranto sono salpate due navi militari, il cacciatorpediniere Andrea Doria e la fregata Maestrale, per dirigersi al largo delle coste libanesi. Scopo della missione, secondo quanto si è appreso, quello di tutelare le truppe italiane dei caschi blu Unifil in caso di conflitto.

La bozza di intervento militare prevede un termine di massimo tre mesi (60 di missione, più un’estensione a discrezione del presidente di ulteriori 30 giorni, previo via libera del Congresso) e  l’esclusione di truppe di terra. L’estensione della missione – che per Obama è una difesa dei diritti umani e contro la barbarie dell’uso di gas tossici –  avrà come condizione che cinque giorni prima della scadenza la Casa Bianca dimostri che il prolungamento dell’impegno è necessario e che il Congresso non si pronunci in senso opposto. Secondo la stampa Usa  il compromesso concordato tra il senatore democratico Robert Menendez, presidente della commissione, e il numero uno repubblicano della stessa, Bob Corker, esclude categoricamente il dispiegamento di forze terrestri. Ma, al di là della modalità di intervento, secondo il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel, “un rifiuto di agire minerebbe la credibilità degli altri impegni di sicurezza dell’America, tra cui l’impegno del presidente a evitare che l’Iran si doti di armi nucleari”. 

Mosca: “No a intervento senza avallo Onu” – “Il Congresso degli Stati Uniti non ha il diritto di legittimare un’aggressione“, replica Putin che accusa i politici Usa di mentire nel dibattito sulla Siria al Congresso: “Ora stanno discutendo se autorizzare l’uso della forza” senza avallo Onu, ha detto in un incontro a Mosca. “Ma è un assoluto insulto al buon senso. In sostanza il Senato americano si occupa di legittimare un’aggressione”. Eppure appena martedì Putin non escludeva l’appoggio della Russia a un intervento se fosse provata la responsabilità di Damasco nell’uso di armi chimiche e comunque solo a fronte di un’approvazione dell’intervento da parte dell’Onu. Riguardo alle armi chimiche ”ci convincerà solo lo studio molto dettagliato e profondo del problema e la presenza di prove evidenti che dimostrino chi ha usato l’arma e con quali mezzi”, aveva dichiarato Putin in un’intervista al primo canale della tv statale russa. “E solo dopo la Russia sarà pronta ad agire in modo più decisivo e serio”. 

L’unità della Marina militare russa, riporta Interfax che cita lo Stato Maggiore della Marina, è in grado di “affrontare” obiettivi che potrebbero presentarsi spontaneamente nella zona di un’eventuale escalation del conflitto al largo delle coste siriane. L’interlocutore dell’agenzia ha precisato che in caso dell’escalation del conflitto le forze della Marina di Mosca potrebbero dover affrontare altri obiettivi non previsti.

In attesa del voto del Congresso – Sul fronte interno a Obama si impone inoltre di mantenere costanti consultazioni con il Parlamento di Washington e di sottoporre alle commissioni Esteri del Senato medesimo e della Camera dei Rappresentanti una strategia precisa per negoziare una soluzione politica al conflitto siriano, ivi compresa una revisione delle varie forme di assistenza accordata ai ribelli. Quest’ultima clausola era stata richiesta da diversi esponenti politici, tra cui il repubblicano John McCain, già avversario di Obama nelle presidenziali 2008 e che ora dopo avergli dato appoggio lo ritira. McCain e LindsayGraham erano i primi due “falchi” repubblicani che hanno dato il loro sostegno a Obama. Che ieri ha incassato anche la solidarietà dell’ex segretario di Stato Hillary Clinton. 

Il provvedimento sarà sottoposto al voto del plenum della commissione, mentre per quello dell’assemblea nel suo complesso occorrerà attendere la ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, il 9 settembre. Anche se proprio ieri Obama aveva chiesto un voto rapido. Analogo iter dovrà essere seguito alla Camera bassa, davanti alla cui commissione Forze armate compariranno in giornata il segretario di Stato, John Kerry, il leader del Pentagono, Chuck Hagel, e il generale Martin Dempsey, capo dello stato maggiore interforze. I tre avevano avuto ieri un’audizione analoga di fronte alla commissione Esteri del Senato. Una volta che l’autorizzazione sarà stata approvata in termini identici da entrambi i rami del Congresso, andrà alla firma di Obama per la conseguente promulgazione. 

L’appello del Papa – L’uso della forza in Siria è al centro dei pensieri e delle parole di Papa Francesco: “Si alzi forte in tutta a terra il grido della pace” ha detto il pontefice al termine dell’udienza generale, invitando a partecipare alla giornata di preghiera e digiuno di sabato prossimo che ha raccolto già molto adesioni nel mondo cattolico ma anche nelle confessioni cristiane, dagli evangelici ai siro-ortodossi siriani, fino alle altre religioni con i musulmani italiani dell’Ucoi e quelle ebraiche come annuncia il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. E anche Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento, aderisce all’appello di Bergoglio. , insieme a molte associazioni e personalità della società civile. “La guerra civile con più di 100mila morti e due milioni di sfollati è un immenso dramma umano”, ha detto all’Adnkronos. “Condivido appieno la preoccupazione del Santo Padre e – fa sapere – mi unirò idealmente alle tante persone che saranno in Piazza San Pietro questo sabato per invocare la pace in Siria” attraverso una giornata di digiuno e preghiera.