Un attacco Usa sulla Siria per punire il regime di Bashar al Assad “rischierebbe di scatenare ulteriori problemi“: lo ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki moon partendo per il G20 di San Pietroburgo. Ma allo stesso tempo, ha precisato, l’uso di armi chimiche, se confermato, rappresenterebbe una grave violazione della legge internazionale e un crimine di guerra. “Chiedo al Consiglio di sicurezza di essere unito, se dovessero emergere le prove” dell’uso di questo tipo di armi, ha aggiunto. 

Intanto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha chiesto al Congresso un voto rapido, continua l’opera di convincimento dopo aver incassato l’appoggio dei “falchi” repubblicani. L’azione militare Usa in Siria ha lo scopo di ridurre la capacità del regime di Assad di usare armi chimiche, ha detto Obama ai leader del Congresso: “Non è l’Iraq, non è l’Afghanistan. Stiamo parlando di un raid limitato, proporzionato, che è un messaggio non solo ad Assad, ma anche ad altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche anche in futuro”. Il presidente americano ha auspicato che Capitol Hill dia il suo via libera al raid in Siria già “all’inizio della settimana prossima”. La situazione in Siria, ha aggiunto, “rappresenta una grave minaccia per la sicurezza nazionale per gli Stati Uniti e per la regione. Obama si è detto convinto che il Congresso darà il suo via libera. “Il presidente Obama non chiede al Congresso di andare in guerra – ha precisato poi John Kerry, il segretario di Stato, parlando al Congresso – Tanti di noi sappiamo cos’è la guerra. Chiede invece l’autorizzazione di fermare Assad e l’uso di armi chimiche: non è il momento di rimanere in silenzio. Il mondo sa che è colpevole, e adesso si chiede se agiremo o meno”. “Il dibatto di oggi – ha aggiunto Kerry – riguarda la linea rossa segnata dal presidente Obama, ma qui si parla della linea rossa dell’umanità che chiunque con una coscienza non potrebbe sorpassare. Gli estremisti non vedono l’ora di mettere mano su questo tipo di armi e se non agiremo sarà l’occasione per Assad per metterci alla prova”. Il segretario di Stato ha garantito che “nessun soldato americano metterà piede in Siria e non verranno dunque usate truppe di terra”.

Ma la guerra si sta già combattendo, e non solo sul piano diplomatico. Un misterioso lancio di missili balistici rilevato dalla Russia ha innescato un allarme generale sulla Siria, un giro di annunci e smentite fin quando Israele ha spiegato di avere effettuato nel Mediterraneo un test missilistico congiunto con gli Usa. Il premier israeliano avverte: “Farci del male non è consigliabile”. L’Iraq intanto ha schierato schiera 30mila soldati a confine e Mosca impone il divieto di sorvolo agli aerei civili dello spazio aereo siriano. Secondo i comitati Assad continua a bombardare Damasco con armi convenzionali. In Europa la Merkel ribadisce il no all’intervento militare e il presidente francese Hollande parlerà alla nazione. 

Il ministero della Difesa russo: “Rilevati due missili”, Tel Aviv: “Siamo stati noi con Usa”. Il ministero della Difesa russa aveva comunicato di avere individuato “due oggetti balistici lanciati verso il Mediterraneo orientale. Secondo il comunicato riportato dall’agenzia russa Ria, i missili erano stati individuati dal radar di Armavis (nella Russia meridionale), e risultati lanciati alle 10.16 dal Mediterraneo centrale. Il ministro della Difesa russo, Sergei Choigou, aveva anche informato il presidente Vladimir Putin. L’ambasciata russa a Damasco aveva  però, riferito che non c’era nessun elemento che indicasse un attacco missilistico sulla capitale siriana. Nessun missile è caduto sul territorio siriano aveva fatto sapere una “fonte della sicurezza siriana” interpellata dalla tv libanese al Manar del movimento sciita Hezbollah alleato del regime siriano. Gli “oggetti balistici” si è poi ipotizzato sarebbero caduti in mare. Anche le forze armate israeliane avevano fatto sapere di non essere “a conoscenza” di nessun lancio di missili nel Mediterraneo orientale. La Nato ha avviato verifiche. Poi l’annuncio da parte di Tel Aviv.

Il ministero della Difesa israeliano ha completato un’esercitazione di lancio e intercettazione radar di un missile Sparrow condotta da una base dell’aviazione nel centro di Israele. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è tornato ad ammonire sulle conseguenze di un attacco ad Israele: “La realtà intorno a noi sta cambiando. Voglio dire a chiunque intenda farci del male: non è consigliabile. La sicurezza – ha aggiunto citato dai media – è tra le cose usate per prevenire invasioni del Negev di terroristi e infiltrati. Abbiamo bisogno di rendere sicuri i nostri confini. La nostra esistenza qui dipende dall’esistenza di un Muro di ferro. Noi costruiamo un Muro di ferro – ha affermato il premier israeliano – “Abbiamo un Iron Dome (Cupola di ferro, sistema di difesa anti-razzi, ndr) a cui si unisce la nostra volontà di ferro. Queste sono le cose che ci danno la forza di difenderci”. Intanto la nave da sbarco della Marina russa del Mar Nero, “Novocherkassk”, è salpata martedì dal porto di Novorossijsk, al Sud della Russia, alla volta del Mediterraneo. La nave attraverserà lo stretto del Bosforo e quello dei Dardanelli mercoledì. Le autorità aeronautiche russe intanto hanno vietato agli aerei civili russi di sorvolare la Siria per le ostilità in corso. 

Comitati di coordinamento: “Bombardamenti su Damasco con armi convenzionali”. Intanto con armi convenzionali, secondo testimoni citati dai Comitati di coordinamento locali delle periferie orientali e meridionali della capitale, le forze siriane fedeli a Bashar al Assad hanno proseguito nella notte e fino alle prime ore dell’alba intensi bombardamenti di artiglieria e di aviazione sui sobborghi di Damasco controllati dai ribelli, in alcune zone colpite il 21 agosto scorso dal presunto attacco chimico. L’offensiva militare del regime nella cosiddetta cintura della miseria attorno a Damasco prosegue dalla fine di agosto e, secondo fonti giornalistiche libanesi vicine alla famiglia presidenziale siriana, gli intensi bombardamenti sono il preludio a un imminente offensiva di terra mirata a rompere l’assedio alla capitale. Inoltre, secondo l’opposizione, il capo dei medici legali di Aleppo ha disertato; avrebbe le prove del coinvolgimento del regime nel presunto attacco chimico su Aleppo di marzo.

Obama e la campagna per convincere il Congresso Usa. L’amministrazione di Barack Obama, che è riuscita a portare dalla sua parte i “falchi” repubblicani, ha avviato una campagna per convincere il Congresso ad approvare il raid contro la Siria ed è pronta a riscrivere il testo della dichiarazione da mettere ai voti in modo da chiarire che l’operazione militare sarà limitata nel tempo e gli obiettivi e non comprenderà l’uso di truppe di terra. La disponibilità a negoziare i contenuti del testo, nota il Washington post, “è un tentativo di rispondere alla preoccupazione, emersa a destra come a sinistra, che la bozza del testo sia troppo vaga”. L’attuale versione si limita ad autorizzare il presidente Obama a usare la forza contro la Siria “come riterrà sia necessario e appropriato”, mentre il testo emendato metterebbe per iscritto le assicurazioni contenute nelle dichiarazioni pubbliche del capo della Casa Bianca.

Il segnale di flessibilità sul testo è giunto dopo che Obama ha ricevuto ieri i senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham, incassando il loro appoggio. Entrambe hanno riferito che la Casa Bianca è pronta ad incrementare l’aiuto fornito ai ribelli siriani. Il segretario di Stato John Kerry ha intanto parlato ieri al telefono con il generale Salim Idriss, capo del braccio militare dei ribelli.  

Dopo aver incontrato Obama alla Casa Bianca, il senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione difesa, si è detto convinto che gli Usa s’apprestano a dare “un più robusto sostegno all’opposizione siriana”. Levin ha parlato fra l’altro di armi anti-carro: non utilizzabili – ha detto – “contro di noi”. Tuttavia, il voto di Capitol Hill resta ancora un’incognita. A una settimana dal giorno X, la Cnn ha fatto due conti sugli orientamenti attuali: al Senato ci sono già 20 sì e 8 no, 27 si dichiarano indecisi e 45 non dicono nulla. Numeri simili alla Camera dei Rappresentanti: 16 sì certi, 47 no, 193 indecisi e addirittura 183 senza opinione dichiarata. 

Merkel ribadisce il no, Hollande parlerà alla nazione. La cancelliera Angela Merkel ha ribadito il no tedesco a un eventuale intervento militare, sottolineando al tempo stesso la necessità di una reazione internazionale di fronte a un impiego di armi chimiche da parte del regime di Damasco. “Faremo il possibile per arrivare a una azione comune” e avviare un “processo politico”, ha detto intervenendo a un dibattito al Bundestag. Il presidente François Hollande alla ricerca di una coalizione per intervenire militarmente in Siria, ha esortato oggi l’Europa a unirsi sulla questione siriana, dicendosi poi fiducioso che essa “lo farà”, ma bocciando un intervento in solitaria se il Congresso Usa dovesse votare contro l’azione militare. Di fronte alle “prove” di un “massacro chimico” la comunità internazionale ha la responsabilità di intervenire dice Hollande, da Parigi, nel corso di una conferenza stampa con il presidente tedesco, Joachim Gauck. “Quando avviene un massacro chimico quando il mondo ne è informato, quando le prove sono fornite ed i responsabili noti, allora ci deve essere una risposta”. Allo stesso tempo, Hollande e Gauck hanno auspicato che sulla Siria “si possa raggiungere una soluzione politica”.

Santa Sede convoca ambasciatori per briefing su Siria. L’intero corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede è stato invitato per un briefing in Vaticano che si terrà giovedì mattina, in vista della Giornata di digiuno e di preghiera indetta per sabato da Papa Francesco per la pace in Siria. L’incontro con gli ambasciatori si terrà nell’aula del Sinodo ma ancora non è stato comunicato se il briefing sarà tenuto dal Segretario di Stato vaticano uscente, il cardinale Tarcisio Bertone, oppure da monsignor Dominique Mamberti, segretario per le relazioni con gli Stati della Curia romana. L’iniziativa è stata comunicata ufficialmente da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Pare evidente l’intento del Vaticano di rafforzare ‘politicamente’ lo spirito religioso della veglia di sabato, nel corso della quale Papa Francesco pronuncerà una sua meditazione.

Iran: “Se gli Usa attaccano crisi si allargherà a macchia d’olio”. Se gli Stati Uniti attaccheranno la Siria, la crisi nel paese “si allargherà a macchia d’olio” e sarà molto difficile contenerla ha detto il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, citato dall’emittente PressTv. “L’unica soluzione per la questione siriana è quella politica – ha affermato Larijani, in visita nella città settentrionale di Nowshahr – ma è evidente che alcuni paesi nella regione del Medio Oriente cercano di portarla allo stallo e gli americani pensano che un attacco militare aumenterà il loro prestigio”. Ribadendo poi la convinzione che siano stati i “terroristi” a usare le armi chimiche in Siria, Larijaini ha affermato che “si deve chiedere conto ai governi occidentali su chi abbia fornito le armi chimiche ai terroristi in Siria. I paesi che giocano con le armi di distruzione di massa devono accettare il fatto che siano poi anche i terroristi a usarle. Il nostro paese si oppone a tutte le armi di distruzione di massa e le considera dannose per il mondo”

L’Iraq ha schierato 30mila soldati lungo il confine. L’Iraq ha rafforzato negli ultimi giorni le proprie difese schierando 30.000 soldati lungo il confine con la Siria a causa dell’aumento delle infiltrazioni di miliziani armati dal vicino Paese. Mentre i combattimenti tra ribelli e forze governative siriane si fanno più intensi nelle zone di confine, Baghdad ha potenziato i suoi mezzi di intelligence e militari per fronteggiare gruppi di insorti che attraversano in un senso e nell’altro la frontiera. Le guardie di frontiera hanno arrestato decine di miliziani appartenenti a vari gruppi armati, la maggior parte dei quali cercavano di attraversare il confine con documenti di identità falsi e alcuni anche travestiti da donna.