La storia del pensiero scientifico ci insegna a diffidare di ogni affermazione categorica. Ciò vale in particolare, data la presenza di corposi interessi costituiti, qualora un’affermazione di questo tipo sia volta a scongiurare, in nome di una malintesa ed eccessiva fiducia nella “scienza”, ogni possibile conseguenza negativa su salute e ambiente di determinate emissioni. Anzitutto per gli ordigni di tipo militare o bellico, la cui inutilità anzi dannosità sociale, è in genere direttamente proporzionale al concreto pericolo di effetti negativi a breve, medio e lungo periodo. Basta un’occhiata alla storia degli ultimi sessant’anni per rendersi conto di quanto i danni gravissimi per la salute e l’ambiente di tali meccanismi siano stati costantemente sottaciuti, ignorati e sottostimati. Salvo dover procedere anni dopo alla conta delle vittime. Discorso questo che vale per gli esperimenti nucleari, per l’uranio impoverito, per l’agente cosiddetto orange usato dagli Stati Uniti in Vietnam ecc.

Direi quindi che un approccio prudente è più che d’obbligo in questi casi, come in altri. Non a caso, del resto, il diritto internazionale ha formulato, in termini generali, e quelli europeo e nazionale hanno ripreso il cosiddetto principio di precauzione, il cui tenore è il seguente, ai sensi del principio 15 della Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo adottata nel giugno 1992: «Il criterio cautelativo dovrebbe essere largamente applicato dagli stati in accordo alle proprie capacità con l’obiettivo di proteggere l’ambiente. La mancanza di una certezza scientifica completa non dovrebbe essere considerata una scusa per ritardare le misure di prevenzione del degrado ambientale, qualora ci fossero minacce di danni gravi e irreversibili».

Sulla questione dei possibili effetti negativi su salute e ambiente delle antenne che Nato e Stati Uniti vorrebbero installare in Sicilia è in corso un serrato dibattito scientifico. Secondo taluni l’Istituto superiore di sanità avrebbe escluso in linea di massima che vi possano essere effetti negativi consistenti. In realtà il rapporto di tale autorevole istituzione è contraddittorio, dato che ad esso viene allegato un documento stilato dai tecnici nominati dalla Regione Sicilia che confermano la presenza di gravi rischi per ambiente e salute. Circostanza questa del tutto sottaciuta, per l’appunto, dai media che seguono le strategie informative dettate dai poteri forti all’opera in questo ed altri casi.

D’altronde non può sfuggire il tono cautelativo presente anche nello stesso rapporto ISS il quale afferma testualmente quanto segue: “La natura puramente teorica delle valutazioni qui riportate impone comunque la necessità di verifiche sperimentali, successive alla messa in funzione delle antenne del sistema Muos, qualora quest’ultime vengano affettivamente installate”.

Insomma, anche secondo l’ISS, il cui rapporto i talebani filo-MUOS invocano come proprio Corano, solo nel corso degli anni si potrà verificare se e in che misura le antenne avranno effetti pregiudizievoli per la salute e l’ambiente. Ci rivedremo quindi forse, fra qualche decina d’anni, con qualche decina o centinaia di casi di tumore o leucemia in più. Che volete che sia? E’ il prezzo da pagare per il progresso a stelle e strisce. Viva la scienza che ci tranquillizza. Anzi, alla popolazione inquieta siano distribuite adeguate dosi di bromuro o altri calmanti.

Oltretutto le popolazioni che rischiano di subire tali effetti avranno l’orgoglio, oltre che di contribuire alla lotta al terrorismo islamico (nei giorni pari perché nei giorni dispari va sostenuto) e al controllo statunitense del Mediterraneo, anche allo sviluppo della scienza, sperimentando sul proprio vile corpo le conseguenze effettive di queste controverse antenne.

E’ ovvio che il popolo siciliano rifiuti con forza questa prospettiva e va sostenuto fino in fondo.

Si aggiunga che lo spauracchio dei risarcimenti miliardari da concedere all’amministrazione statunitense, che i fautori del Muos adducono a sostegno delle proprie fragili tesi, non sta in piedi. In primo luogo perché la salute e l’ambiente non hanno prezzo. Poi, perché, come ogni tribunale sarebbe costretto a riconoscere, le assicurazioni date da una precedente amministrazione regionale non possono certo essere invocate come base per un tale risarcimento. Tanto più che il TAR siciliano ha già detto la sua, sospendendo il malefico progetto, e si preannunciano nuove azioni legali nelle quali saranno in prima fila i giuristi democratici, siciliani e di altre contrade. Il problema quindi è di volontà politica. E di coraggio politico, qualità che sembra manchi a Don Abbondio Crocetta.

Più in generale si conferma che, anche dal punto di vista dell’assegnazione delle risorse, difesa dell’ambiente e della salute siano in netto contrasto con inutili progetti di militarizzazione o di grandi opere. Quanti Canadair si potrebbero comprare rinunciando agli F-35?, Ma questo governo di irresponsabili camerieri degli Stati Uniti preferisce prepararsi a future eventuali invasioni dei marziani o dei Kaijū che difendere il territorio dagli incendi. Nel frattempo la Sardegna brucia.

In ultima analisi, quindi, è decisiva la democrazia, come attribuzione al popolo, anche mediante indispensabili momenti referendari, del potere di scelta su come utilizzare il territorio e le risorse. Per spazzare via le caste asservite ai poteri forti, di natura più o meno criminale. E contro i tentativi di “tutela”, leggi soppressione, della sovranità popolare operati da gerarchie militari o pseudoscienziati.