All’interno della vicenda Monte Paschi c’è anche chi ci ha guadagnato, grazie all’insider trading. L’ex presidente della banca Giuseppe Mussari, secondo la procura, avrebbe informato l’ex sindaco di Siena, Maurizio Cenni, l’ex presidente della provincia locale Fabio Ceccherini e il capo dell’investment banking di Jp Morgan Enrico Bombieri, che la banca senese aveva concluso l’acquisto di Antonveneta. L’ex presidente del Monte e dell’Abi rivelò “informazioni privilegiate” e lo fece “al di fuori del normale esercizio della professione”, e ciò configura la richiesta di rinvio a giudizio anche per il reato di insider trading, ai sensi dell’art. 184 comma 1 lettera b del testo unico della finanza.

A Mussari, all’ex direttore generale Antonio Vigni e all’ex responsabile finanziario Daniele Pirondini, secondo quanto si legge nell’avviso di conclusione indagini, viene contestato anche il reato di false comunicazioni sociali ai soci e ai creditori. I tre, in sostanza, avrebbero ingannato, “soci e pubblico”, rappresentando “la complessiva operazione Fresh quale strumento di capitale in luogo di strumento di debito, nel bilancio 2008”. Per l’accusa il Fresh era quindi un vero e prorpio “prestito” di 1 miliardo di euro ottenuto da Jp Morgan. Mussari, Vigni e Pirondini sono poi stati indagati in concorso per falso in prospetto e concorso in manipolazione del mercato. L’ex dg è stato accusato anche di ostacolo all’autorità di vigilanza in concorso con Marco Morelli, Fabrizio Rossi e con gli ex componenti del collegio sindacale Tommaso Di Tanno, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari in base all’articolo 415 bis è stato notificato dai pm senesi titolari dell’inchiesta su Mps a 11 soggetti “persone fisiche e giuridiche”, sottoposti in questi mesi alle indagini. La notifica è stata consegnata a Mussari, Vigni, Pirondini, Morelli, Giovanni Raffaele Rizzi, Fabrizio Rossi, Tommaso Di Tanno, Pietro Fabretti e Leonardo Pizzichi. In base alla legge 231 sulla responsabilità dell’impresa la notifica di conclusione indagini è stata consegnata anche alla banca senese, nella persona del presidente e legale rappresentante Alessandro Profumo e a Jp Morgan nelle persone dei suoi legali rappresentanti Roger John Barbour e Rebecca Katherina.

Jp Morgan aveva concesso a Mps il Fresh da un miliardo che per l’accusa era un vero e proprio prestito alla banca.In particolare, a Jp Morgan viene contestato l’illecito amministrativo in base alla legge 231 sulla responsabilità d’impresa perché “non comunicava a Bankitalia che Jp Morgan aveva ricevuto da Bmps una indemnity con cui la banca senese la garantiva dalle eventuali perdite e passività debitamente documentate che potevano derivare da accadimenti correlati alla sottoscrizione delle obbligazioni Fresh”. Per i magistrati, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, il reato sarebbe stato commesso “nell’interesse e a vantaggio di Jp Morgan da persona allo stato ignota, per la quale si procede separatamente, che rivestiva al momento del fatto funzioni di rappresentanza, di amministrazione e comunque direzione della società”.