E’ scontro tra l’Unità e il suo allegato del sabato, Left. Oggetto del contendere, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le riforme costituzionali istradate dalla maggioranza delle larghe intese in una corsia preferenziale, per non dire d’emergenza. E qui si è aperta la frattura. Nel numero di sabato 27 luglio, il magazine diretto da Maurizio Torrealta ha messo in copertina un Napolitano troneggiante, accompagnato dal seguente titolo: “Il sovrano. In Italia il semipresidenzialismo è già nei fatti. Vi spieghiamo perché”.

Il commento di Torrealta chiariva: “Siamo profondamente scettici quando l’attuale Presidente della nostra Repubblica italiana vuole intervenire, in modo forzato nei tempi e nei modi, in un processo di riforma costituzionale che presenta palesi violazioni dell’articolo 138 della Carta (che prescrive modalità e tempi delle modifiche della Costituzione, ndr). Questa volta”, continuava il direttore, “la situazione del Paese è troppo critica e la posta in gioco troppo grande perché ci si possa affidare a una improvvisazione che non sta rispettando neanche le regole base della Costituzione” (qui la raccolta di firme del Fatto)

Left – erede del battagliero Avvenimenti – è un settimanale autonomo, che in edicola vive da solo e il sabato esce in allegato all’Unità. E in casa della testata di riferimento del Pd l’attacco a Napolitano non è andato giù. “Ai lettori de L’Unità devo dire che ieri non ho condiviso l’impianto e i servizi di apertura del settimanale Left, allegato al nostro giornale”, scrive domenica 28 luglio Claudio Sardo, direttore del quotidiano. “Le critiche rivolte a Giorgio Napolitano sono a mio giudizio grossolane e influenzate dall’eco di culture ostili a ogni responsabilità di governo”. Quali siano le “culture ostili” citate da Sardo lo si può dedurre da una terza puntata della polemica, affidata a Michele Prospero in un commento di oggi. Che ravvede “pelose campagne di stampa che, santificando Grillo (!) come novello campione del costituzionalismo dipingono l’avvento di una democrazia ormai mutilata per via delle mire egemoniche coltivate dal Colle e delle liberticide riforme dell’articolo 138″. Più avanti ce n’è anche per “le requisitorie superficiali e aggressive de il Fatto Quotidiano” sull’Italia “ormai semipresidenziale”. 

Nelle pieghe della polemica si intravede però che non sono il presidenzialismo o il semipresidenzialismo “alla francese” l’obiettivo perseguito in casa Pd. Il progetto coltivato andrebbe più verso il cancellierato alla tedesca, che conserva un’architettura proporzionale in Parlamento, con alte soglie di sbarramento che tengono fuori i partiti più deboli a livello nazionale, accompagnata da un (o una) premier forte. Un’opzione sposata a suo tempo da Enrico Letta. In un’intervista alla Stampa del 9 aprile 2010, il vicesegretario del Pd affermava: ”La nostra opzione è un premier forte, in una parola il cancellierato, una sola Camera e meno parlamentari”.