Blindato nelle sue stanze a Palazzo d’Orleans, Rosario Crocetta avrà passato una delle mattinate peggiori da quando è stato eletto governatore della Sicilia. Momenti pesanti, paragonabili soltanto a quelli vissuti dagli abitanti di Niscemi, che potrebbero a breve essere testimoni dell’inaugurazione del Muos, la centrale radar del governo degli Stati Uniti. La marcia indietro del presidente siciliano sul caso Muos (i cui lavori erano stati bloccati proprio dalla Regione) ha infatti scatenato le ire della popolazione.

Stamattina, il lungo cordone degli attivisti No Muos si è spinto fin sotto le finestre presidenziali. “Crocetta vergogna”, “Regione Usa mafia”, recitavano alcuni cartelli diretti al Presidente. Inspiegabile appare ancora oggi la decisione del governatore di ritirare la revoca per la realizzazione del Mobile user objective system. Perché uno dei punti chiave della campagna elettorale di Crocetta riguardava proprio la lotta senza quartiere alla centrale radar che gli statunitensi vorrebbero attivare a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Gli stessi tecnici della Regione Siciliana avevano segnalato la presenza di “criticità elevate sulla sostenibilità ambientale del Muos”. E infatti, il 30 marzo scorso, Crocetta, in compagnia del presidente del Senato Pietro Grasso, aveva pomposamente annunciato la revoca definitiva dell’autorizzazione per la realizzazione della centrale radar. Una settimana fa l’Istituto superiore di Sanità aveva fatto sapere che allo stato venivano rispettati i limiti previsti dalla legge e che non c’era pericolo. 

Un obiettivo su cui avevano influito le nette posizioni del Movimento 5 Stelle, riconosciuto poi giuridicamente anche dal Tar, che respingendo il ricorso del ministero della Difesa, aveva di fatto dato ragione allo stop intimato dalla Regione Sicilia. “Indispensabile il diritto alla salute della comunità di Niscemi” avevano scritto i giudici amministrativi. Eppure, appena 100 giorni dopo la tanto sbandierata revoca, Crocetta è tornato a sorpresa sui suoi passi, smentendo di fatto sé stesso: niente più stop dei lavori, il Muos può entrare in azione. “Con questo atto è iniziata ufficialmente la svendita della Sicilia in favore del ministero della difesa e degli americani. Da isola più bella del mondo a piattaforma militare, è questo il nostro destino?” si chiedono i quattordici parlamentari del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana. Una revoca della revoca, quella di Crocetta, che è arrivata proprio alla vigilia dell’udienza d’appello che vede la Regione Sicilia contrapposta al ministero della Difesa. Un conflitto che a questo punto non ha più motivo di esistere, vista la mossa del governatore, che sconfessa di fatto dieci mesi di governo della Sicilia. ”Crocetta ha in questi mesi ribadito più volte la sua contrarietà al Muos e adesso si piega al diktat del governo centrale senza battere ciglio, così facendo sta svendendo la Sicilia e dimostra come in campagna elettorale spesso si fanno promesse che servono solo a raccattare qualche voto in più” ha attaccato il deputato di Sel Erasmo Palazzotto.

Dentro e fuori Palazzo d’Orleans nel frattempo il clima si fa rovente. Anche molti collaboratori del presidente non hanno compreso totalmente la scelta di Crocetta. Annullare con un rapido tratto di penna lo stop al Muos, tanto sbandierato negli ultimi mesi, è una decisione che rimette di fatto il destino di Niscemi nelle mani del ministero della Difesa. È altamente probabile che, vista la delicatezza della questione, al governatore siano arrivate pressioni per tornare sui suoi passi. “Sono seduto su una polveriera: Se si è mossa persino la Cia per far cadere un governo nazionale, figuriamoci cosa può succedere a un semplice Presidente della Regione” aveva dichiarato Crocetta, nel marzo scorso, dopo le dichiarazioni dell’ex senatore Sergio De Gregorio sul caso Muos e sulla compravendita di senatori durante il secondo governo Prodi. Possibile a questo punto che la polveriera, ovvero il Muos, sia stata sul punto di esplodere? Quel che è certo è che la decisione di Crocetta sull’affare Muos si pone in linea con il clima di larghe intese che da Roma prova ad ormai ad insinuarsi anche a Palermo. Una linea della Palma dal percorso inverso che ha come obiettivo il cuore della Sicilia, dove gli Stati Uniti vorrebbero azionare il “grande orecchio” per ascoltare il mondo.

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