E’ di nuovo scontro sulla riforma del reato di voto di scambio politico-mafioso, la cui approvazione era prevista oggi, prima che la commissione Giustizia del Senato rinviasse l’esame del testo. La richiesta, avanzata dal Pd con Giuseppe Lumia, di riaprire i termini per gli emendamenti pur lasciando la sede deliberante, dovrà essere ora esaminata dall’ufficio di presidenza della commissione, che è stato convocato per lunedì prossimo.

Il testo elaborato finora è più severo rispetto alla norma attualmente in vigore (l’articolo 416 ter del codice penale, che punisce esclusivamente il politico che ottiene voti in cambio di denaro), ma la nuova formulazione non accontenta tutti. Il Movimento Cinque Stelle la definisce “un favore ai mafiosi”, il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda promette che “il Senato correggerà certamente il testo”. E dall’inizio della discussione è stato incessante il lavorìo del Pdl per ammorbidire la nuova legge. Davanti ai democratici potrebbe quindi riproporsi il dilemma se votare insieme ai Cinque Stelle un testo modificato o “onorare” il patto delle larghe intese con il partito di Berlusconi. Intanto un appello a superare ogni “inghippo” arriva da don Luigi Ciotti, presidente di Libera, la rete antimafia che negli ultimi anni è stata protagonista della campagna per riformare il 416ter.

Il testo – frutto di un compromesso, già siglato alla Camera settimana scorsa, tra Pdl, Pd, Scelta civica – recita così: “Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate dal primo comma”.

Non si è fatta attendere – come spiega Repubblica – la protesta dei pm, che denunciano come il nuovo testo metta a rischio i processi per mafia. Tra questi l’ex pm Felice Casson, la giornalista anti-camorra Rosaria Capacchione e l’ex pm Raffaele Cantone che sul Mattino ha scritto un blog di fuoco. Il perché è presto detto. La parola “consapevolmente” inserita nel testo comporta che l’inchiesta giudiziaria debba dimostrare l’effettiva “consapevolezza” dello scambio.

Non solo. La parola “procacciare” sostituisce l’originaria “promessa” che rendeva assai meglio il momento iniziale dello scambio e il riferimento alle modalità del 416-bis comporta un’azione violenta che potrebbe non esserci. Infine, per quanto riguarda la pena, i dieci anni hanno sostituito i 12, con il rischio che processi in corso per reati associativi – come Cosentino, Ferraro e Fabozzi a Napoli – vedano gli avvocati chiedere la riqualificazione del reato con un ricasco negativo sulla prescrizione.

“Il Senato correggerà certamente il testo del 426 ter”, dice ai giornalisti il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda, a proposito del ddl sul voto di scambio all’esame in sede deliberante in commissione Giustizia. Un’intenzione confermata poi da Giuseppe Lumia, capogruppo Pd in Commissione gisutizia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia: “Proporremo al Senato alcuni miglioramenti e proporremo di farli velocemente e in piena condivisione, in modo tale che il lavoro prezioso della Camera non vada disperso e ci sia un miglioramento in grado di colpire le mafie e il sistema di collusione con la politica”.

Ma c’è anche chi difende il nuovo 416-ter. Tra questi Davide Mattiello (Pd), ex coordinatore del gruppo antimafia Libera, protagonista della battaglia dei parlamentari bipartisan per cambiare il vecchio testo, perché “è il primo tentativo di normare l’innesco del reato di concorso esterno, che è la forza della mafia”.

Ma anche Libera sembra muoversi con cautela, tra la difesa del successo ottenuto rispetto alla vecchia norma e le parti indigeste della nuova. ”Si è aperto sulla parola ‘procacciamentò il rischio, sollevato da alcuni magistrati, che non si possa mettere in grado di potere dimostrare fino in fondo la corruzione”, afferma don Ciotti a margine di un’iniziativa contro le mafie al Consiglio Regionale del Lazio. “Prima bastava la promessa di voti da parte dell’organizzazione mafiosa perché il candidato fosse punibile, ora è necessario provare il procacciamento e alcuni magistrati mettono in evidenza che provare il procacciamento non è una cosa facile e che quindi si rischia di invalidare tutto questo percorso”. Detto questo, ha proseguito, “mi auguro che la positività che si è creata in questi mesi di mettere insieme le varie forze per rendere più accessibile la lotta alla corruzione non si vada ad inceppare su questa parola che è molto insidiosa”.

Più drastico lo scrittore Roberto Saviano: “Voto di scambio: la norma oggi al voto al Senato mette a rischio alcuni importanti processi in corso sui rapporti mafia-politica”, scrive su Twitter. “Chiedo a M5S, Pd e Sel di comprendere che la riforma della legge sul voto di scambio oggi al Senato è atto mediatico”, ha aggiunto lo scrittore, per il quale “le mafie sono avanguardia economica, hanno meccanismi d’operatività più complessi dell’intimidazione”.

Tra i nettamente critici c’è invece il Movimento Cinque Stelle: ”Tutti parlano, ma noi siamo stati gli unici, prima alla Camera, poi in commissione al Senato a sparare a zero sul testo contro il voto di scambio e al momento i nostri sono gli unici emendamenti presentati”, rivedica il capogruppo del M5S in commissione Giustizia del Senato Michele Mario Giarrusso ribadisce così la contrarietà del suo gruppo “a un testo che fa un favore alla mafia” e che “di fatto richiede il dolo”, il che comporta che si debba cercare “un ulteriore elemento di prova”. L’M5S è quindi contrario al fatto che “il testo sul voto di scambio venga esaminato in sede deliberante. E se non c’è unanimità la sede deliberante viene revocata. In più abbiamo chiesto che il ddl venga esaminato in Aula”.

Lo stesso presidente del Senato Piero Grasso, ex prrocuratore nazionale antimafia, sembra però prendere le distanze dal “parto” della Commissione. ”Quando concessi la seduta deliberante lo feci solo per facilitare l’iter, a prescindere dal merito del provvedimento”, ha chiarito durante la cerimonia del Ventaglio. “Io volevo si inserisse solo nella legge il termine ‘altre utilità'” oltre all’accaparramento di consensi con il denaro sonante. Che era esattamente la semplice richiesta di Libera e di molti magistrati antimafia, evidentemente non ricevibile da parte di alcuni settori del Parlamento. 

A favore del testo licenziato dalla Commissione, invece, si schiera l’Unione Camere Penali: “Nella formulazione dell’art 416 ter qualcuno, evidentemente rinsavito, ha proposto e ottenuto una modifica di elementare civiltà giuridica, e cioè che il candidato politico, per poter essere condannato per voto di scambio, sia ‘consapevole’ del procacciamento di voti da parte della criminalità organizzata”. Questa aggiunta, “persino pleonastica, che impedisce alle Procure di far arrestare chiunque sia stato votato in determinati territori a prescindere dalla sua consapevolezza circa l’avvenuta indicazione di voto da parte della mafia o della camorra – fanno notare i penalisti – ha determinato una reazione isterica da parte di ex magistrati anti-mafia ai quali, sussiegosi, si sono accodati i soliti demagoghi di professione. La proposta, semmai, dovrà essere emendata in senso opposto perchè ancora troppo concede ad una concezione salvifica della repressione penale”.