No Ogm in Italia. Porta la firma di tre ministri il decreto che vieta in modo esclusivo la coltivazione di mais geneticamente modificato Mon810 sul territorio italiano. Lo hanno firmato il ministro delle Politiche agricole alimentari, Nunzia De Girolamo, insieme con quelli della Salute, Beatrice Lorenzin, e dell’Ambiente, Andrea Orlando, “a difesa delle coltivazioni tradizionali italiane, della biodiversità e della salute in Italia”.

Il divieto arriva dopo che a metà giugno il leader degli Agricoltori Federati, Giorgio Fidenato, in provincia di Pordenone, ha seminato pubblicamente nei suoi campi il MON810, una varietà di mais geneticamente modificato resistente in particolare alla Piralide e alla Sesamia (che si nutrono delle radici e delle foglie delle piantine di mais). Una semina “iniziata da un vuoto legislativo”, secondo agricoltori e ambientalisti che nel mese scorso si sono riuniti nell’“Italia libera dagli Ogm”, per chiederne il divieto definitivo e denunciata da Greenpeace. L’Aula della Camera ha detto sì alla mozione unitaria sulle iniziative relative alla diffusione di Ogm, con particolare riferimento all’esercizio della “clausola di salvaguardia” dell’agricoltura, impegnando il governo a perseguire un radicale miglioramento della normativa Ue.

“È un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguarda l’Italia dall’omologazione – afferma il ministro delle Politiche agricole De Girolamo, aggiungendo che il divieto “è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011”.

“Il decreto firmato- rileva il ministro dell’Ambiente Orlando – offre una prima copertura giuridica a difesa della nostra agrobiodiversità, grande infrastruttura economica del nostro Paese, ma rappresenta solo la prima parte di un percorso nel quale il sistema Italia deve offrire una convinta prova di unità e compattezza e le Regioni devono dare il loro immediato contributo per la salvaguardia delle nostre coltivazioni tradizionali e biologiche. A livello europeo -aggiunge- bisogna che il nostro Paese si renda protagonista in Europa di una seria discussione sull’autonomia dei singoli Stati sull’Ogm”.

Per il presidente di Coldiretti, Sergio Marini, il divieto degli Ogm rappresenta “un grandioso successo che premia l’impegno degli agricoltori” nella sicurezza e nella tutela ambientale. La decisione del Governo, ricorda Coldiretti, ha il sostegno di quasi 8 italiani su 10 (76%) che si sono detti contrari all’utilizzo degli Ogm in agricoltura. “Bene il divieto, ma ora bisogna attivare la clausola della salvaguardia”, afferma a sua volta il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi. A cui fanno eco la Fondazione diritti genetici e le associazioni ambientaliste. Per Greenpeace il divieto arriva “meglio tardi che mai”, ma adesso “è necessario procedere alla decontaminazione dei due campi friulani dove è stato seminato mais MON810 della Monsanto il 15 e 16 giugno scorso, a tutela di ambiente e coltivazioni adiacenti”. E per l’ex ministro dell’Ambiente , nonché dell’agricoltura all’epoca del primo divieto di coltivazione Ogm, Alfonso Pecoraro Scanio, “occorre che quei campi vengano sequestrati”.

Di diverso avviso, invece, Assobiotec, secondo cui il divieto è una “presa di posizione ideologica che viola le norme Ue” e che non fa gli interessi dell’agricoltura. E per Confeuro e Confagri il divieto è il prodotto della paura del progresso e il “frutto di pregiudizi ideologici senza fondamenta”. Studiare, sperimentare e conoscere non ha mai fatto male a nessuno ed è alla base del progresso – afferma il presidente di Confeuro Mario Guidi – ci dicano, piuttosto, su quali basi scientifiche quei pochi ettari seminati con mais Mon810 sarebbero in grado di mettere a rischio ambiente, salute e biodiversità”.