Un’onda di proteste che non accenna ad arrestarsi. Un malcontento che invade i palazzi del potere. E due possibili conseguenze: che la Confederations Cup venga sospesa perché non c’è sicurezza per gli atleti e che Papa Francesco annulli la sua visita a Rio in occasione della Giornata mondiale della gioventù in programma dal 22 al 28 luglio. Il Brasile continua ad essere teatro di scontri e manifestazioni nelle piazze durante i giorni della kermesse calcistica che doveva rappresentare la prova del nove per l’organizzazione verdeoro in vista dei Mondiali 2014 e delle Olimpiadi 2016. Per ora, però, la prova non è stata superata. E non tanto per quanto accaduto negli stadi (nessun problema di ordine pubblico nonostante i ritardi nella costruzione), bensì per le proteste a sfondo sociale della gente, che manifesta contro il governo a causa della corruzione dilagante e delle conseguenze economiche (prezzo dei trasporti in primis) legate all’altissimo costo per la costruzione degli infrastrutture ‘mondiali’. Una situazione esplosiva, che secondo quanto riportato dal sito Uol Esporte (uno dei più importanti dello stato sudamericano), avrebbe spinto la Fifa ad intimare al governo brasiliano di assicurare l’incolumità di calciatori e dirigenti impegnati nella Confederations Cup, pena la cancellazione del torneo. Un’ipotesi, quella della sospensione, peraltro prevista dallo statuto della federazione mondiale che, qualora dovesse bloccare la competizione, potrebbe pensare anche di intervenire sul campionato del mondo 2014. In tal senso, se i disordini dovessero continuare anche nei prossimi giorni, la Fifa avrebbe già pronta l’exit strategy: far disputare la fase finale fuori dal Brasile. Lo scrive sempre Uol, citando fonti anonime. Secondo il sito del gruppo Folha, gli ultimi incontri della fase a gironi si disputerebbero regolarmente, mentre semifinali e finali potrebbero essere giocate in Europa, negli Usa o in Cina. La Fifa – contattata dal sito – ha detto però che ”al momento non è previsto alcun cambio di programma”.

Italia preoccupata, Prandelli: “Ci hanno detto di non uscire dall’albergo”
Non solo. Secondo alcune indiscrezioni, l’ultimatum della Fifa sarebbe arrivato dopo le rimostranze di alcune nazionali impegnate nel torneo, prima fra tutte proprio quella di Cesare Prandelli, con gli azzurri preoccupati per ciò che sta accadendo a Salvador de Bahia. “Siamo dispiaciuti per quello che sta accadendo qui in Brasile – ha detto il vicepresidente della Figc Demetrio Albertini – ma la nostra sicurezza è garantita con grande professionalità, e noi siamo tranquilli. Che vogliamo ritirarci è una totale invenzione”. Non così sereno il commissario tecnico: “Non abbiamo mai pensato di andare via anche se le cose in Brasile sono cambiate. A Rio c’era la massima tranquillità, qui ci hanno consigliato di non uscire dall’albergo. Fa impressione vedere che i manifestanti sono diventati da 15mila a un milione”ha detto Prandelli.

Confederations a rischio? Fifa: “Mai preso in considerazione il blocco del torneo”
A stretto giro di posta è arrivata anche la presa di posizione ufficiale dell’organismo presieduto da Joseph Blatter
Un portavoce della Fifa ha subito smentito l’ipotesi. Con parole chiare: ”Mai preso in considerazione, né discusso la possibilità di sospendere la Confederations”, ha detto il capo ufficio stampa della Federazione Internazionale, Pekka Odriozola, secondo cui si sta “monitorando la situazione con le autorità. Noi sosteniamo il diritto alla libertà di parola e condanniamo le violenze”. Tono e concetti diversi da quelli espressi dal segretario generale Gerome Valcke, che ha assicurato che la Confederations Cup non verrà sospesa e che i Mondiali del 2014 ”devono restare in Brasile”. Al contempo, però, Valcke ha ammesso il pressing sull’esecutivo brasiliano per avere più sicurezza: “Abbiamo chiesto al governo di garantire la sicurezza necessaria fino alla fine della Confederations Cup, aspetteremo che la situazione si calmi”, ha detto il dirigente al termine di una riunione di emergenza con il comitato esecutivo della Fifa avvenuta in serata a Rio de Janeiro.

Potrebbe saltare la visita del Papa per la Giornata mondiale della gioventù
I problemi, tuttavia, restano: partono dalla cronaca e investono anche la politica, con conseguenze ancora imprevedibili per l’esecutivo di Dilma Rousseff. La prima in ordine cronologico? L’annullamento della visita di Papa Francesco a Rio, in programma dal 22 al 28 luglio. Lo ha ammesso il segretario generale della presidenza, Gilberto Carvalho, dopo una riunione con diverse autorità sui preparativi della visita del pontefice in occasione della Giornata mondiale della gioventù. “Abbiamo una serie di complicazioni e preoccupazioni. Quello che sta accadendo potrebbe avere riflessi sulla Giornata mondiale della gioventù”, ha detto Carvalho, pur precisando che “non si può dire che la Giornata trascorrerà in un clima simile a quello di questi giorni. Ma – ha avvertito – dobbiamo essere preparati”. Carvalho ha anche ammesso che il presidente brasiliano Dilma Rousseff è “preoccupato”. E non potrebbe essere altrimenti.

La cronaca: allarme bomba a Brasilia. Due morti nel Paese per le manifestazioni
“La polizia militare brasiliana, del resto, ha evacuato l’edificio che ospita i ministeri della Cultura e dell’Ambiente, a Brasilia, in seguito alla segnalazione anonima della presenza di una bomba. Sul posto sono giunte squadre di artificieri. 
Dopo quelle della notte scorsa, che hanno fatto scendere in piazza oltre un milione di persone in 388 città, altre manifestazioni di protesta sono attese anche oggi in almeno 60 città del Brasile. Lo rende noto la stampa locale, sottolineando che a San Paolo, in particolare, si svolgerà un corteo contro la proposta di legge presentata martedì scorso alla Camera e conosciuta come ‘cura gay’. Un fiume di persone che sembra non finire mai. Già giovedì notte, oltre 500 mila in manifestanti scesi in strada la notte scorsa  in oltre cento città brasiliane per protestare contro la corruzione dei partiti e le spese per i mondiali di calcio del 2014. Ieri un manifestante è morto investito da un’auto. Lo ha reso noto la polizia militare su twitter. “Un veicolo ha investito un gruppo di tre persone e una è morta” nella città di Ribeirao Preto, a 330 km da San Paolo, hanno scritto le forze dell’ordine. Oggi, invece, una 54enne è morta a Belem do Para, in Amazzonia, colpita da un crisi cardiaca in seguito all’esplosione di un lacrimogeno. La vittima, un’impiegata municipale delle pulizia, era scesa in strada con i colleghi per partecipare alle manifestazioni che stanno scuotendo il Brasile, quando il corteo è stato bersagliato dai gas lacrimogeni della polizia. La donna ha avuto un arresto cardiaco mentre cercava di fuggire.

A Rio de Janeiro, un pulmino della rete tv SBT è stato dato alle fiamme e cinque tra giornalisti e operatori sono rimasti lievemente feriti. La polizia, che ha usato mezzi blindati, ha caricato i manifestanti che lanciavano molotov contro la sede del comune, già bersaglio di violenze nei giorni scorsi. Alcuni manifestanti sono rimasti feriti da pallottole di gomma, così come un giornalista di GloboNews. Numerosi gli episodi di saccheggio. A Brasilia, circa 25 mila manifestanti si sono accampati sul prato di fronte al parlamento nazionale. La polizia militare ha circondato il palazzo di Planalto, sede della presidenza, ed ha usato gas lacrimogeni. Alcune frange violente hanno lanciato bombe molotov contro la sede del ministero degli Esteri, ma il principio di incendio è stato prontamente domato dai vigili del fuoco. I manifestanti hanno lanciato pietre contro le vetrate dell’edificio, mandandole in frantumi.

A San Paolo, circa 30 mila persone hanno invaso l’Avenida Paulista, principale arteria della città. Alcuni esponenti del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) della presidente Dilma Rousseff sono stati spintonati e allontanati. I manifestanti hanno anche bruciato bandiere del Pt. A Belo Horizonte, sono scese in strada circa 15 mila persone: i media locali parlano di numerosi saccheggi di negozi e atti di vandalismo. Scontri tra polizia militare e manifestanti anche a Salvador, dove si è giocata la partita Nigeria-Uruguay, valevole per la Confederations Cup. Gli agenti hanno caricato per disperdere la folla che si dirigeva verso lo stadio. Momenti di tensione si segnalano anche a Belem, Porto Alegre e Campinas. La presidente Dilma Rousseff ha annunciato di aver annullato il previsto viaggio di domani a Salvador, nello stato di Bahia, e la prevista visita ufficiale in Giappone della prossima settimana.