Ci si è accapigliati sullo ius soli. Cittadinanza italiana a chi nasce in Italia. Ma da una parte e dall’altra era chiaro su cosa ci si accapiglia? Secondo me è chiaro solo in parte come si evince dal seguente testo, scritto dall’avvocato Paolo Oddi. ( già candidato con il motto “Oddiritto” alle politiche per Sel a Milano) :

“La proposta di legge di iniziativa popolare di modifica della legge sulla cittadinanza, promossa da molte realtà associative nell’ambito della campagna ‘L’Italia sono anch’io’ – centomila firme raccolte in pochi mesi! – si propone di dare risposte alla precaria condizione dei minori nati in Italia da cittadini extracomunitari o arrivati qui da tempo con i genitori (o chiamati con il ricongiungimento familiare), superando la rigida trasmissione della cittadinanza ‘per sangue’ attualmente in vigore (l. 91/1992). La proposta, che richiama analoghe proposte precedentemente presentate in sede parlamentare (come la “proposta di legge Bressa”), introduce dei correttivi alla legislazione vigente, riconoscendo -a certe condizioni- un c.d. ius soli temperato. Valorizzando alcune circostanze sintomatiche dell’integrazione nel nostro territorio, grazie a queste modifiche si riconosce ai minori la cittadinanza italiana senza condannarli all’attuale lungo percorso ad ostacoli – che richiede l’ininterrotta permanenza del minore nato in Italia da genitori stranieri sino al compimento della maggiore età per poter esercitare il c.d. diritto d’opzione tra il 18mo e il 19mo anno; o la trasmissione della cittadinanza da parte del genitore che nel frattempo ne è entrato in possesso essenzialmente per naturalizzazione o per matrimonio con cittadino italiano -.

Le novità sono, essenzialmente, le seguenti: è previsto il riconoscimento della cittadinanza italiana a chi nasce in Italia da genitori di cui almeno uno sia regolarmente soggiornante nel nostro paese da un anno. Si introduce, inoltre, la norma secondo la quale è cittadino italiano chi nasce da genitore nato – a sua volta – in Italia. Si prevede poi che diventi cittadino italiano – su istanza del genitore – il minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale nel nostro paese. Infine si interviene sui tempi del procedimento, oggi infiniti, prevedendone il termine non oltre 24 mesi dalla presentazione dell’istanza, oltre i quali scatta un silenzio assenso. Com’è evidente queste modifiche non propongono uno ius soli ‘puro’, come paventato da molti, anche autorevoli, politici (come il Presidente del Senato); in altri termini la mera circostanza di nascere in Italia non dà diritto alla cittadinanza. Prevedere, invece, per chi è figlio minore di genitore regolarmente soggiornante da almeno un anno il diritto di vedersi riconoscere la cittadinanza significa consentire a quel minore di sentirsi parte a tutti gli effetti di una comunità statale, nella piena consapevolezza di avere dei diritti ma anche dei doveri. Uguale ragionamento vale per il minore che completa un ciclo di studi o di formazione in Italia. Tale percorso va nella direzione di una chiara integrazione dello stesso e ‘premiarlo’ con il riconoscimento della cittadinanza è solo conveniente oltre che giusto. Infine consentire ai figli di stranieri nati in Italia di diventare italiani significa affrontare il problema paradossale di chi è qui da diverse generazioni ma non è cittadino a causa della perdita della regolarità del soggiorno o del mancato acquisto della cittadinanza da parte di un suo ascendente.

La proposta va dunque nella direzione di stabilizzare persone già fortemente inserite nella nostra comunità, riconoscendogli un diritto ‘soggettivo’ -e non più un mero interesse – all’ottenimento della cittadinanza. Il superamento dell’attuale approccio burocratico – che, al contrario, intende il riconoscimento della cittadinanza alla stregua di una “concessione” rigida e calata dall’alto -sintonizza il paese ai tempi moderni prendendo atto della mutata composizione della popolazione italiana e della legittima aspirazione dei ‘nuovi italiani’ nati e/o cresciuti in Italia.”

Alle considerazioni di Oddi aggiungo che attualmente la legge è una delle più restrittive d’Europa. Se introduciamolo ius soli un po’ temperato – un anno di residenza e permesso da parte di almeno un genitore- passiamo nella schiera dei paesi migliori. Se vogliamo stare un po’ più in basso nella classifica europea, ma essere moderni e civili, possiamo aumentare gli anni di residenza di almeno un genitore necessari per poter dare la cittadinanza italiana al figlio. Aggiungo – a proposito della considerazione del capogruppo 5 stelle Crimi secondo il quale ci sono altri problemi più urgenti, che si tratta di una osservazione non pertinente, perché riformare la cittadinanza italiana non sottrae tempo né risorse ad altre cause.