Il ritiro del governo all’abbazia di Spineto non poteva iniziare in modo peggiore. Sul van per arrivare al luogo dell’incontro, il presidente del Consiglio Enrico Letta ha rimproverato ad Angelino Alfano la presenza dei ministri Pdl alla manifestazione di Silvio Berlusconi a Brescia contro la magistratura politicizzata. Ma il vicepremier, insieme al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, ha risposto a tono, rivendicando il diritto a difendere il Cavaliere. Alla fine è stato raggiunto un compromesso: i ministri non parteciperanno più ai comizi elettorali e alle trasmissioni televisive fino alle elezioni amministrative, a meno che non parlino delle questioni relative all’attività dei loro dicasteri.

Il nervosismo del premier su quanto accaduto a Brescia è stato confermato dal portavoce Gianmarco Trevisi. “E’ inaccettabile e non si può più ripetere”, ha detto riferendo la valutazione del presidente, “perché le ricadute negative sul governo sono superiori alla capacità di tenuta dell’esecutivo”. Durante il primo incontro all’abbazia, il premier ha poi invitato i ministri ad evitare l’effetto annunci. “Quello che conta sono i provvedimenti e non l’annuncio di questi”, ha detto Letta, invitandoli a concentrarsi “sull’attività di governo”.

Un inizio poco ottimista, quindi, per il meeting di due giorni organizzato dai componenti del governo e finalizzato a definire i primi provvedimenti economici. Bastava vedere le facce tese dei quattro mentre scendevano dal furgone sotto la pioggia del resort di Spineto per capire che il viaggio era stato tutt’altro che piacevole. Letta, del resto, si è sentito tradito. Aveva chiesto ai membri del suo esecutivo di astenersi dal fare politica. Impegno disatteso ieri da diversi ministri Pdl, arrivati a Brescia per ascoltare il Cavaliere attaccare i pm.

I berlusconiani sapevano che il capo del governo avrebbe sollevato la questione. Erano stati avvertiti e Alfano aveva informato il Cavaliere concordando la linea. Così, mentre il van sfrecciava sulla A1, il confronto si trasforma in scontro: il premier – spalleggiato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini – invita i ministri del Pdl ad avere massimo senso di responsabilità in una fase così delicata del Paese. E chiede loro di distinguere il ruolo politico da quello di governo, rimproverando che non è possibile che esponenti di questo governo partecipino ad una manifestazione del genere, perché abbiamo il dovere di abbassare la tensione non di fomentarla. E per far capire che non scherza ricorda che se il governo non è nato “a tutti i costi” non deve neanche “andare avanti a tutti i costi”.

Alfano e Lupi tengono il punto, assicurano di voler essere responsabili, ma rivendicano il diritto a non abbassare le bandiere identitarie e a difendere il loro leader, fino alla fine. La discussione prosegue fino alla campagna senese. Poi si raggiunge un faticoso compromesso: Letta ottiene che i ministri si astengano dal partecipare a manifestazioni elettorali e a dibattiti radio e televisivi che non siano incentrati sul programma di governo. Ma questo principio, che il premier avrebbe voluto restasse in vigore per tutta la durata dell’esecutivo, varrà solo fino ai ballottaggi delle amministrative. Berlusconi, raggiunto al telefono dal segretario, benedice il compromesso.

Iniziano quindi con una forte tensione i lavori all’abbazia di Spineto. “Parleremo di tutto”, ha detto il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se alla riunione dell’esecutivo si sarebbe parlato di Imu. Per l’occasione sono state adottate imponenti misure di sicurezza. Polizia e carabinieri presidiano in forze l’uscita Chiusi-Chianciano Terme dell’A1 e la strada che da lì porta a Sarteano e poi a Spineto. Massiccia la presenza di forze dell’ordine nel sito dell’abbazia, dove possono entrare solamente giornalisti, fotografi e cameraman muniti di un regolare pass.