“Se c’è un paese che non ha infiltrazioni mafiose né mafiosi è Leinì”. Lo ha dichiarato oggi ai magistrati di Torino Nevio Coral, ex sindaco di Leinì, durante il maxiprocesso “Minotauro” contro la ‘ndrangheta che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Comune alle porte del capoluogo piemontese di cui è stato dominus incontrastato per più di un decennio, prima come sindaco poi passando lo scettro al figlio Ivano, è stato sciolto per mafia dal governo Monti nel marzo 2012. Secondo la procura Coral, arrestato nel giugno 2011 e oggi ai domiciliari, è stato una macchina da soldi per la ‘ndrangheta, che ha potuto così spartirsi appalti e subappalti nel Canavese e nei cantieri del suo gruppo industriale in cambio di pacchetti di voti. Un “biglietto da visita” da usare in banca per ricevere credito.

Nell’aula bunker delle Vallette, l’imprenditore e politico di successo, noto anche come suocero e sponsor elettorale di Caterina Ferrero, ex assessore alla Sanità della giunta di Roberto Cota coinvolta in un’inchiesta su favori, mazzette e appalti, ha ripercorso con voce rotta la sua storia di self-made man, arrivato in Piemonte dal Veneto. “Ho la terza media, ho iniziato giovanissimo, ho vissuto in una baracca di legno”. Per lui, uomo di destra con una “particolarissima simpatia per Craxi”, l’avventura politica è iniziata quasi per caso, nel 1994, quando Forza Italia lo ha presentato come uomo nuovo dopo due anni di commissariamento del Comune, sciolto una prima volta nel 1992 per una mini tangentopoli che aveva portato in carcere alcuni assessori e il vice sindaco. “Ero il Grillo di tanto tempo fa, ma con i piedi per terra” racconta lui.

È orgoglioso, Coral, di quanto è riuscito a costruire a Leinì, che nei 10 anni della sua amministrazione è passato da 11mila a 15mila abitanti, con una crescita di circa 2-3 mila unità abitative. Ed è riuscito a fondare un’Università su cui la Presidente della corte Paola Trovati gli ha chiesto chiarimenti: “Vede che lei non sa che c’è l’università? Vede che quando noi di destra facciamo qualcosa, voi magistrati..”, le ha risposto Coral.

Gran parte dei lavori fatti a Leinì sono passati dalla Provana Spa, il “capolavoro” di Coral, una società “in house” che secondo la relazione d’accesso prefettizia ha rappresentato “il mezzo di cui quest’ultimo si è servito per concludere gli affari illeciti con i boss” e grazie al quale “è riuscito a pilotare (e sperperare) una mole impressionante di denaro pubblico derivante sia dalle casse del municipio che da sovvenzionamenti europei aggiudicati tramite l’Ente Regione Piemonte”.

Coral si è sempre mosso con disinvoltura nel mondo delle costruzioni. “Facendo il Sindaco ho cercato di far vedere che noi imprenditori, credo che qui siamo tutti imprenditori ognuno nella sua misura, non è vero che siamo dei disonesti, abbiamo solo bisogno di lavorare ..” ha detto durante una cena elettorale  ai suoi invitati. Esponenti della ‘ndrangheta e pregiudicati, chiamati a sostenere la candidatura del figlio Ivano, suo erede nel ruolo di sindaco a Leinì, nel 2009 in corsa per una poltrona alla provincia.

Coral ha detto di non sospettare nulla della loro identità né della presenza della ‘ndrangheta sul territorio di cui è stato sindaco. “Nel 2003 è morto un mafioso nel quartiere Tedeschi, poi non ne abbiamo avuti altri”, ha detto. Di quanto fossero importanti certe relazioni era invece ben consapevole, perché “la comunità calabrese è la nostra ricchezza” aveva ammesso alla cena. Un appuntamento rivelatosi imbarazzante, che Coral giustifica con queste parole: “Proporre la cena è il modo di fare dell’imprenditore, che non chiude mai la porta”. È il suo stile, dice. Secondo la magistratura Nevio Coral dopo quella cena ha pagato 24mila euro per la campagna elettorale a favore del figlio Ivano presso le “famiglie” calabresi. Ma le cifre dei suoi accordi, secondo le ricostruzioni, sembrerebbero essere state ben altre. Si parla di centinaia di migliaia di euro, che lui nega risolutamente. “Perché noi non siamo una famiglia che ha bisogno di comprare i voti”, dice, e lui sa fare bene il suo mestiere.