Tutti sappiamo dell’ inchiesta della Procura di Milano contro il gruppo Eni-Saipem e contro l’amministratore delegato Paolo Scaroni riguardo una supposta tangente da circa 200 milioni di dollari per appalti in Algeria.

Ecco allora un’altra storia, da quest’altro lato del Mediterraneo.

Gianni Franzoni ha 60 anni, è un onesto capitano marittimo che nel corso degli anni ha riscontrato numerose irregolarità tecniche e di certificazione dei mezzi petroliferi della Saipem. 

Secondo i rapporti di Franzoni, la Saipem eseguiva operazioni navali, di perforazione petrolifera e lavori industriali in acque profonde, senza il personale idoneo, in violazione alle certificazioni emesse o addirittura senza i certificati necessari come richiesto dalla legge italiana e dalle normative internazionali.

In particolare, Franzoni ha rilevato violazioni al codice ISM-International Management System, al codice della navigazione, al codice etico Saipem ed Eni, al diritto mercantile e alla legge 231 che disciplina la responsabilità delle imprese, il loro codice etico e i loro modelli di organizzazione, gestione e controllo.

Il tutto per non dover ristrutturare e aggiornare le proprie infrastrutture mettendo a rischio lavoratori e ambiente.

E’ evidente infatti che è più facile “ottenere” i certificati alla meno peggio che ristrutturare le navi.

E’ anche evidente che in mare aperto, occhio non vede cuore non duole. 

Che importa se si usano semisommergibili inquinanti o se magari le misure di protezione di marinai ed operai non sono adeguate?

Mica ci va la classe dirigente Eni a mare? Mica ci va Scaroni a fare le perforazioni o i montaggi in acqua?

Il coraggioso capitano Franzoni dopo avere documentato in maniera certosina tutte le violazioni Eni –Saipem denuncia allora questa scellerata politica e segnala tutte le irregolarità alla direzione dell’Eni-Saipem stessa in una relazione riservata e destinata ai piani alti.

E che succede?

Succede che invece di ringraziarlo per il suo lavoro, per il suo coraggio, per il suo amore per il mare, Gianni Franzoni viene prima esonerato e poi licenziato, assieme ad un suo collega che aveva rilevato altri certificati falsi per gli operatori subacquei Saipem.

Cioè uno che fa il suo dovere invece di essere premiato viene mandato via, e sopratutto un paese in cui questa notizia invece che finire sui giornali, finisce nel cassetto, dove nessuno si è indignato, dove tutti i gran politici impegnati in questa delirante campagna elettorale non sono stati capaci di dare una parola di conforto, di speranza a Gianni Franzoni né prima né dopo le elezioni, e dove nessuno ha avuto il coraggio di fare domande difficili all’Eni-Saipem in favore del mare, dell’interesse pubblico, della democrazia.

Gianni Franzoni ha fatto tutto quello che doveva fare. Prima ha presentato le sue denunce all’interno della Saipem come da codice etico interno, ha poi scritto ai garanti e a chi dovrebbe per legge verificare quanto da lui messo in luce con audit interni. La sua era una denuncia mirata, comprovata da documenti e testimonianze dei Comandanti dei mezzi navali e di tecnici di terza parte. Alla fine ha inviato una lettera aperta a Paolo Scaroni.

Tutte parole, documenti e azioni caduti nel vuoto.

Il mio potere finisce qui, nel diffondere questa notizia.

Spero che ci si renda conto che Gianni Franzoni non ha fatto questo solo per il mare, o per la sua eticità professionale. L’ha fatto per ciascuno di noi, perché quel mare bistrattato dalla Saipem-Eni è patrimonio di tutti.

Il suo coraggio merita che tutti, un pochettino almeno, ci arrabbiamo, esigiamo che questa vicenda sia diffusa e che quelli dell’Eni-Saipem rispondano in maniera chiara e trasparente alle domande, alle testimonianze, alle denunce di Franzoni.

La documentazione di Franzoni e le sue lettere a Scaroni si possono scaricare qui.

Grazie Capitano Franzoni.