Nel giorno del “no” di Metaxas alla guerra datato 28 ottobre 1940, nel paese di Socrate e Artistotele il giornalista Kostas Vaxevanis finisce in carcere per avere pubblicato una lista di evasori, mentre gli evasori sono ancora a piede libero nello stesso paese che sta fallendo, e la notizia fa il giro del mondo. Dopo poche ore il cronista viene rilasciato e domani lo attende l’interrogatorio. Accade in Grecia, dove la democrazia è nata e dove l’Europa sta morendo. Dove una classe dirigente, noncurante di trent’anni di politiche miopi e dissennate, sta tentando di far passare il messaggio che la cura della troika vada assunta a tutti i costi, ma senza che la stessa classe dirigente paghi fio. Dove due ex ministri delle finanze, Papaconstantinou e Venizelos, fanno spallucce sulla Lista Lagarde, (anticipata da ilfattoquotidiano.it) ufficialmente inviata dal ministero delle Finanze francese ad Atene e mai protocollata, con i nomi, i cognomi, istituti finanziari di partenza di chi ha portato fiumi di euro fuori dai confini greci.

La Grecia è il paese dove chi ha scritto le prime righe nel 2010 sulla commistione pericolosa tra politica, affari e denaro, molto denaro, Sokratis Giolias, è stato freddato da quindici colpi di pistola. Dando poi la colpa a un famigerato gruppo rivoluzionario che si è dissolto un attimo dopo. E dove la pena sta per precise responsabilità, politiche ed economiche, puntualmente disattese. Questa non è una spy story, ma ciò che accade a ottanta chilometri dalle nostre coste, nell’epicentro del sisma finanziario continentale del secolo, dove tutto è terribilmente intrecciato da un sottile filo rosso, anzi viola, che ha le sembianze di banconote da 500 euro. Il settimanale Hot Doc, dopo il sito Zougla e Fimes, pubblica i duemila nomi della lista Lagarde: gente nota, giornalisti, editori, manager e grosse famiglie greche. C’è Bobola, che controlla periodici e canali TV, Marinopoulos della catena di supermarket (come la Coop in Italia per intenderci), oltre a professionisti di ogni tipo e grossi commercianti e armatori.

Ma non un nome della politica attiva, come nell’elenco che ha fatto il giro delle redazioni, compresa quella del fattoquotidiano.it: qualcuno si spinge a dire che la lista sia niente altro che un avvertimento, della politica, a tutti, stampa ellenica e industriali, cioè lasciate perdere altrimenti ci arrabbiamo, tanto dentro ci sono tutti. In molti sospettano che in quell’elenco siano confluiti, ad esempio, anche i proventi per la maxitangente Siemens, un po’come è stata la maxitangente Enimont per l’immaginario collettivo italiano. Quando in occasione delle Olimpiadi del 2004 (costate tre volte una normale Olimpiade) c’è stato un anomalo e ingente flusso di denaro per assicurarsi commesse e appalti. La stessa azienda tedesca ha alla fine ammesso pagamenti in nero per 1,3 miliardi con la conseguente mini rivoluzione all’interno del proprio management. Infatti alcuni dei top manager più prestigiosi furono costretti a dimettersi, come il presidente Heinrich von Pierer e l’amministratore delegato Klaus Kleinfeld. Ma senza andare fino in fondo su chi in Grecia quel fiume denaro ha ricevuto e poi, si sospetta, portato all’estero.

Una lista da cui vanno sottratti tre nomi: l’ex ministro Leonidas Tzanis, trovato in casa impiccato due settimane fa; l’ex ministro della Difesa e braccio destro di Andreas Papandreou, Akis Tsochatzopulos, arrestato lo scorso maggio per tangenti sulle forniture militari (un suo compagno di affari, Vlassis Karambouloglu, è stato trovato morto a Jakarta in una stanza d’albergo, era un mercante d’armi internazionale “inviato” speciale a Mosca); e l’ex numero uno della polizia tributaria, Yannis Sbokos. Dei sopravvissuti, quelli che ancora rivestono incarichi di rilievo interpellati in merito dal fattoquotidiano.it non commentano (tranne l’ex commissaria europea Anna Diamantopoulou) se non minacciando querele. Ed ecco che la prima testa cade, arrestano il giornalista che ha diffuso la lista, con gli occhi del mondo ora puntati (più a fuoco) su Atene e su chi sta svendendo un bagaglio culturale immenso per trenta denari. Ma nessuno interpella ad esempio l’attuale direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde che da ministro dell’economia, sotto Sarkozy premier, fece recapitare per via diplomatica quella lista ad Atene, ma anche a Madrid e a Roma, dettaglio su cui sarebbe interessante approfondire la materia.

Ma c’è di più: ieri i due pm che indagano sulla lista hanno chiesto ufficialmente che sia presentata in Parlamento. Dopo che l’ex ministro Papaconstantinou in occasione di un’udienza ufficiale presso la commissione parlamentare delle finanze ha ammesso di aver ricevuto la usb con i nomi ma di non sapere ora dove sia, suscitando l’incredulità dei deputati della commissione stessa che gli chiedevano lumi (come risulta dagli atti ufficiali della Camera). E ha aggiunto che i servizi francesi l’hanno passata a quelli greci, nella persona dell’ex numero uno Bika. “Invece di arrestare gli evasori e i ministri che hanno avuto in mano la lista, cercano di arrestare la verità e la libertà di stampa”, ha detto Vaxevanis. E lo ha fatto nel giorno in cui il paese porta in piazza cortei storici, reduci militari e giovani studenti con il tradizionale costume nazionale da tzollià, per ricordare il “no” al nazismo, quando in Grecia c’erano ancora eroi. Ha proprio ragione il ministro delle finanze tedesco Schaeuble: la colpa è solo dei politici greci. 

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