“Un trauma“, così il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha definito la scoperta dei presunti legami con la ‘ndrangheta di Francesco Morelli, suo amico e “capocorrente” nel Pdl in Calabria. Alemanno ha testimoniato al Tribunale di Milano nel processo Lampada-Valle, la presunta cosca trapiantata in Lombardia di cui sono emersi i legami con il consigliere regionale Morelli. A proposito dei fratelli Giulio e Francesco Lampada, imprenditori con interessi nel campo dei locali pubblici e dei videopoker, il sindaco ha affermato di aver “un vaghissimo ricordo“. Ricordo relativo a “una serata di campagna elettorale in cui Morelli mi portò a una festa di amici calabresi al Cafè de Paris (poi confiscato alla ‘ndrangheta, ndr) dove ci saranno state 300 persone. In quell’occasione”, ha continuato Alemanno davanti ai giudici, “a quanto ho ricostruito, mi ha presentato con una certa sottolineatura Lampada”. La campagna è quella del 2008, Alemanno all’epoca è ministro delle Politiche agricole. In una conversazione registrata dagli investigatori, Giulio Lampada si vanta con grande entusiasmo degli elogi ricevuti da Alemanno nel suo intervento alla festa

Il pm Paolo Storari, della Direzione distrettuale antimafia di Milano, ha invitato il sindaco ad alzarsi e a guardare nelle gabbie per vedere se riconosceva i Lampada, ma Alemanno ha affermato di riconoscere solo Morelli. Ricordando peraltro che all’epoca  aveva “30 o 40 incontri elettorali al giorno”, e di aver partecipato a quella festa anche perché quella dei calabresi è “la più grande associazione presente a Roma con circa 500.000 persone”. Quanto a Morelli, parlando con i giornalisti al termine della deposizione in aula, Alemanno ha ricordato il “trauma” provato al momento del suo arresto, “perché pensavo di avere a che fare con un amico e invece era un nemico”. Anche se “con me si è sempre atteggiato nemico della criminalità organizzata”.

A un certo punto, ha detto ancora Alemanno, il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, anche lui del Pdl, “mi disse che gli erano giunte voci che Morelli poteva avere problemi per una sua contiguità con ambienti della criminalità organizzata. Cercai di assumere informazioni e chiesi ad Alfredo Mantici (stretto collaboratore di Alemanno in Comune, ndr), persona proveniente dai servizi segreti, il quale mi disse che non aveva riscontri”.

Le “voci” sui legami di Morelli erano emerse nel 2010, quando il politico calabrese puntava alla nomina ad assessore regionale, caldeggiata dallo stesso Alemanno. Ma dopo il responso negativo avuto dalle sue fonti, ad Alemanno restò “l’ impressione che si trattava di una scusa per impedire a Morelli di arrivare alla carica di assessore”. E lo steso Morelli “mi mostrò un certificato nel quale si diceva che non aveva pendenze penali”. Poi, ha continuato il sindaco, “presi le distanze da Morelli dal punto di vista politico, anche per il ‘pressing personale’ che era un suo modo di intendere l’amicizia”. 

Il pm ha chiesto ad Alemanno se sapesse che Morelli aveva rapporti con ambienti del Vaticano: “Sì”, ha replicato Alemanno, “non so di che livello. In passato mi aveva fatto arrivare alcuni inviti”.