La sanità francese? Qualità del servizio mediamente elevata. Ma i costi del sistema sono troppo alti, soprattutto di questi tempi, fatti anche Oltralpe di allarme debito pubblico e di tagli alle spese. E così gli ospedali corrono ai ripari. Perfino con l’internazionalizzazione. Ap–Hp (Assistance publique-hopitaux de Paris), che raggruppa i 37 ospedali pubblici della regione di Parigi, ha concluso nelle ultime settimane accordi sia per attirare ricchi pazienti-clienti dal Golfo Persico che per andare a riorganizzare il sistema sanitario in una realtà lontana come quella di Pechino: consulenza, ovviamente, pagata a peso d’oro.

Cominciamo dalla prima iniziativa. Gli ospedali parigini hanno appena firmato un accordo con Globemed, società privata attiva nel Medio Oriente e partner del gruppo assicurativo Axa, che funzionerà da intermediario rispetto a possibili e facoltosi pazienti, soprattutto dell’area del Golfo. Già oggi esiste verso il sistema sanitario della capitale francese (e alcune delle sue eccellenze) un flusso da quell’area e non solo, anche dalla Russia e dalla Cina. Ma gran parte di questi pazienti paga le stesse tariffe previste per i cittadini francesi ed europei, sovvenzionate dal sistema sanitario nazionale. L’accordo con Globemed, oltre a voler intensificare l’arrivo dei pazienti-clienti mediorientali, prevede pure un tariffario differenziato, più alto. “In ogni caso – ha sottolineato Elia Abdel Massih, di Globemed – siamo molto contenti di poter proporre gli ospedali parigini, molto efficienti, alla nostra clientela”.

Ap-Hp punta a concludere accordi simili anche in altre parti del mondo così da arrivare sul breve-medio periodo all’1% dei propri pazienti totali provenienti da questi Paesi. Intanto altri ospedali in Francia (quelli di Marsiglia e di Lione) si stanno muovendo nello stesso senso. A Parigi, comunque, non sono mancate le polemiche riguardo alla novità: non è che alla fine ci rimetterà la qualità del servizio offerto agli autoctoni? Gli ospedali parigini hanno già specificato che, ad esempio, i ricchi pazienti esteri non potranno usufruire del Pronto soccorso, che un po’ ovunque nella capitale è l’anello debole del sistema, con attese troppo lunghe e scarso personale.

Intanto un altro accordo è stato sottoscritto ancora da Ap-Hp, stavolta con la direzione sanitaria del comune di Pechino. Della durata di cinque anni, prevede una cooperazione scientifica (per collaborare sulla ricerca riguardo a nuove molecole) ma anche una consulenza specifica per migliorare l’organizzazione del servizio nella metropoli cinese. E’ prevista la presenza sul posto di medici degli ospedali parigini, ma anche manager e personale medico, inviato per brevi periodi. Il problema maggiore a Pechino è l’affluenza di un numero sempre più alto di pazienti e le relative lunghe attese. Anche il tipo di finanziamento, troppo dipendente dalle vendite delle farmacie presenti negli ospedali (che alimentano il 60% del budget totale), deve essere riadattato. Probabilmente non è estraneo alla stipulazione dell’accordo il fatto che Chen Zhu, il ministro cinese della Sanità, abbia trascorso un periodo di formazione di cinque anni in Francia, in particolare all’ospedale Saint-Louis, a Parigi, come medico. D’altra parte l’Ap-Hp ha già assicurato, almeno in parte, la formazione di numerosi medici vietnamiti: un progetto che era stato frenato, durante gli ultimi anni del mandato di Nicolas Sarkozy, a causa dell’irrigidimento delle norme sull’immigrazione. Questo problema, pero’, con François Hollande Presidente è stato risolto.

Tanto dinamismo da parte degli ospedali parigini è dovuto soprattutto alla speranza di fare cassa. Ap-Hp ha inanellato negli ultimi anni un rosso dietro l’altro: le perdite nette hanno totalizzato 83 milioni di euro nel 2011, mentre quelle previste a fine anno sono a quota 73,7. I dirigenti di Ap-Hp prevedono il pareggio già nel 2013, sebbene in una fase di ristrettezze per il Governo. D’altra parte, se la Francia vuol puntare sul suo know how, non può che giocare anche la carta della sanità. Nel 2000, l’ultima volta che l’Oms (l’Organizzazione mondiale della Sanità) ha elaborato una classifica a livello mondiale sulla qualità della sanità pubblica, proprio la Francia si è piazzata al primo posto (e l’Italia, a dire il vero, al secondo). Da allora l’Oms non ha più stilato una lista del genere (anche per le polemiche che quell’iniziativa aveva generato). E’, invece, l’Health Consumer Powerhouse, un’agenzia indipendente, con sede a Stoccolma, ad aver condotto a livello europeo un’inchiesta simile proprio quest’anno. Stavolta la Francia si è piazzata al quinto posto su 34 Paesi, con 766 punti. L’Italia solo al 21° (623 punti). Prima, invece, l’Olanda con 872.