Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e l’ex dg della Asl Bari, Lea Cosentino soprannominata “lady Asl”, potrebbero essere rinviati a giudizio. Questo infatti è quanto chiesto dalla procura di Bari. L’accusa è di  concorso in abuso di ufficio, in relazione al concorso da primario di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo di Bari, vinto dal professor Paolo Sardelli. “Con la fissazione dell’udienza preliminare per la vicenda Sardelli – ha dichiarato il leader di Sinistra e Libertà – per cui sono indagato per concorso in abuso d’ufficio, posso solo dire che finalmente tiro un sospiro di sollievo essendomi così data possibilità di spiegare, dinanzi al giudice, la correttezza dei miei comportamenti”.

Vendola, è indagato dall’11 aprile scorso per aver favorito la nomina di un primario. Quel giorno il governatore ha spiegato che la sua iscrizione nel registro degli indagati deriva dalle dichiarazioni della Cosentino. Infatti il presidente della Puglia, in una conferenza stampa convocata sull’argomento ha detto a riguardo dell’ex direttore della Asl di Bari: “Asserisce che all’origine di questa mia veemente interferenza ci sarebbe la mia amicizia con il professor Sardelli, elemento questo che è stato già autorevolmente smentito nei mesi scorsi dal professor Sardelli che ho conosciuto per essere una vera promessa della scienza medica”. Sempre sulla dirigente sanitaria Vendola ha aggiunto che questa sarebbe animata da astio nei suoi confronti perché “ha fatto causa recentemente alla Regione chiedendo un risarcimento di tre milioni di euro”. 

L’udienza preliminare al terminedella quale si deciderà sulle due richieste di rinvio a giudizio è fissata per il 27 settembre prossimo dinanzi al gup del tribunale di Bari Susanna de Felice. Gli inquirenti contestano a Vendola di aver istigato l’allora direttore della Asl Bari, Lea Cosentino, a riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso. “Quel concorso deve vincerlo Sardelli”, avrebbe detto Cosentino agli inquirenti che la interrogavano riferendo le parole pronunciate dal presidente Vendola in occasione della selezione alla quale il medico “raccomandato” non aveva partecipato perchè in lizza per un altro posto da primario presso l’ospedale “Di Venere” del capoluogo pugliese. Venuta meno la possibilità di assumere un incarico direttivo al Di Venere, Vendola – questa l’ipotesi accusatoria – si sarebbe quindi attivato per assicurare a Sardelli l’assunzione quinquennale al San Paolo. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso tra settembre 2008 e aprile 2009.