Dal congresso celebrato al forum di Assago esce una Lega diversa. Diversa nella guida. Diversa negli intenti. È Roberto Maroni il nuovo segretario, eletto per acclamazione dai 613 delegati presenti, al termine di una due giorni congressuale decisamente intensa. I big, i delegati e i semplici militanti hanno vissuto questo momento con la consapevolezza di chi sa di attraversare un passaggio epocale nella storia del partito. Ora è tutto da ricostruire, da inventare, da capire. Ma la volontà di Maroni è quella di riportare il partito in alto, magari rinunciando ad un po’ del proverbiale folklore leghista per tornare a parlare delle questioni concrete, delle vere istanze che riguardano la gente del nord, maturando la capacità di parlare con tutti.

Al Forum, stando ai dati degli organizzatori, ieri sono arrivati circa ottomila militanti per assistere all’elezione di Maroni (leggi la cronaca del congresso di Assago). Numeri a parte, la platea era presente in corpo e in spirito. Non sono mancate trombette, striscioni  e fischietti. Ciascuno a modo suo ha cercato di esprimere dissenso e approvazione nei confronti dell’uno o dell’altro relatore. Il pubblico ha rumoreggiato all’ingresso del capogruppo al Senato Federico Bricolo, ultimo baluardo di quella Lega cerchiomagista che per mesi è stata contrapposta ai barbari sognanti di Roberto Maroni. Applausi a scena aperta per Luca Zaia, autentico mattatore e primo interprete della nuova Lega di Roberto Maroni.

Applausi chiaramente anche per Roberto Maroni, candidato unico alla successione di Bossi. “Statemi vicino, statemi vicino – ha detto lui -. Ho cominciato come militante e voglio che mi consideriate come un militante che momentaneamente ricopre un incarico che fa tremare le vene”. E sul suo ruolo da segretario, offrendo piena disponibilità al dialogo, ha anche puntualizzato: “Lo voglio fare come deve essere fatto da statuto: senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre e con il coinvolgimento di tutti”, rispondendo a chi, nei giorni scorsi aveva detto che sarebbe stato un segretario dimezzato. Poi ha continuato, scatenando l’ovazione del pubblico: “Io vorrei che da domani si ricominciasse a lavorare tutti insieme: chi è qui per lavorare sarà benvenuto, chi è qui per chiacchierare a vanvera può andarsene anche domani mattina”.

Tanti i passaggi di Maroni anche sui temi di attualità, che ricalcano le dichiarazioni rilasciate nei mesi e nelle settimane passate, tracciando la nuova strada del partito: “Noi non siamo contro l’Europa e contro l’euro – ha detto il neosegretario del Carroccio -, a condizione che si possa creare una nuova Europa. Siamo pronti a contribuire alla nuova Europa, altrimenti è meglio uscire dall’euro e poi succederà quello che deve succedere”. Stando alle parole di Maroni, la Lega potrebbe anche decidere di lasciare gli scranni capitolini, invitando tutti i leghisti a “lasciare tutte le poltrone romane, a partire da quelle della Rai“. Un invito accolto dal capogruppo alla Camera, Giampaolo Dozzo, che poco prima aveva dichiarato la disponibilità di tutti i parlamentari del Carroccio a non andare più a Roma.

Roberto Maroni ha avuto parole dure per il governo Monti, auspicando il taglio immediato di almeno dieci ministeri inutili: “A partire da quello dell’integrazione del ministro Riccardi” e proprio su questo punto ha ribadito il proprio impegno (e quello della Lega) contro l’immigrazione clandestina, sottolineando che “i respingimenti li rifarei anche oggi, altro che violazione dei diritti umani”. Un intervento che ha fatto esplodere il palazzetto in una incontenibile manifestazione di giubilo. La Lega di Maroni vuole mettersi subito al lavoro, venerdì la prima riunione del nuovo federale, con la formazione della squadra che affiancherà il nuovo segretario. Entro fine luglio Maroni ha già annunciato gli “stati generali del Nord” per affrontare i problemi concreti del territorio, rilanciando poi le storiche manifestazioni di Pontida e Venezia.

Prima di lasciare il palazzetto Maroni ha sottolineando come la Lega abbia dato prova di maturità: “Eravamo tutti tesi, è normale esserlo durante i congressi, ma è andato tutto bene e siamo maturi”.

La giornata di oggi non è stata solo quella dell’acclamazione di Roberto Maroni. È stata anche la giornata della caduta del vecchio Capo. Umberto Bossi è stato messo definitivamente in soffitta. Un duro colpo per lui, che sul palco ha versato lacrime amare, consapevole di non essere più il Capo infallibile e indiscusso di un tempo. Del resto la transizione è stata tutt’altro che indolore e lo si è capito dagli sguardi e dalle parole di chi si è avvicendato al microfono. Ora ci vorrà tempo per recuperare quell’unità professata dal palco.