Roberto Maroni ha aspettato l’ultimo momento per presentarsi al congresso della Lega Nord come unico candidato alla segreteria federale, accolto tra gli applausi dell’assemblea. La discesa in campo dell’ex titolare del Viminale ha raccolto 400 firme tra i circa 600 delegati che si sono riuniti al Forum di Assago. La votazione per il rinnovo del consiglio federale e per il segretario, che probabilmente avverrà per acclamazione, sono state rimandate a domani, ha dichiarato il capogruppo alla Camera della Lega Nord, Giampaolo Dozzo, si deciderà anche sul futuro della Lega in Parlamento. ‘Non ci sfiora l’ipotesi di andare a Roma – ha detto – e noi siamo anche pronti a dare subito le dimissioni da parlamentari a Roma e tornare qui. Ma deciderà il congresso, e quello che decide il Congresso per noi è legge”.

Tra le mozioni presentate dai delegati, Mario Borghezio avanza la proposta secessionista che chiede di mettere al centro della nuova Lega la “battaglia indipendentista”. Si aggiunge poi quella del capogruppo in Consiglio regionale lombardo, Stefano Galli, che chiede di rafforzare l’autonomia della Lombardia, oltre a quella per la “riorganizzazione del sistema pubblico multimediale, per la privatizzazione della Rai e per l’abolizione del canone” e infine “per l’abolizione per via referendaria della legge Merlin e legalizzazione della prostituzione”. Ma anche quella sui temi etici, presentata dal deputato piacentino, Massimo Polledri, in cui si chiede che il movimento si pronunci contro l’eutanasia, a tutela della maternità e della vita. Infine, da segnalare la mozione presentata dal Movimento dei giovani padani che si richiama al pensiero di Gianfranco Miglio e identifica tre obiettivi per il movimento: “macro-regioni, questione settentrionale e autonomia radicale come strada per raggiungere l’indipendenza”.

Dozzo ha inoltre confermato che nel nuovo organigramma della Lega “il Veneto avrà il vicario, lo sceglierà il segretario federale Maroni”. Quanto a Umberto Bossi, ha aggiunto, “Bossi è la Lega, ha fatto la storia della Lega e noi abbiamo bisogno delle idee di tutti e dell’esperienza di tutti quelli che hanno fatto la Lega”. Anche per questo, ha concluso riferendosi al voto finale di domani, “non ci saranno nè vinti nè vincitori: ci saranno solo leghisti” e il Senatùr “non si discute perché è l’anima della Lega ed è la Lega”. Convinto che il futuro del partito, che non si fa con le espulsioni, invita Salvini a scegliere uno dei suoi incarichi tra “eurodeputato, consigliere comunale e segretario nazionale lombardo”. Presente anche il segretario nazionale della Lombardia, convinto che nella Lega “nessuno è indispensabile e anche Bossi continuerà a fare la sua parte”. 

Quella odierna è la quinta assise generale del partito fondato da Umberto Bossi e sarà quella in cui il Senatur verrà messo definitivamente all’angolo dopo i numerosi scandali che hanno investito il “cerchio magico” che circondava lo storico leader partito. E’ stato proprio Maroni nei giorni scorsi a presentare l’evento, assieme agli altri due triumviri Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli, durante una conferenza stampa nella sede del movimento padano in via Bellerio a Milano. In quell’occasione ha detto che nella Lega ci sono molte energie da mettere in campo e che il congresso è un importante momento di confronto tra la base e la dirigenza, senza escludere che possano esserci momenti di discussione schietti e accesi. L’incontro sarà anche l’occasione per parlare delle alleanze future, dell’opportunità di una candidatura alle prossime elezioni politiche nonché della linea che il partito dovrà tenere nei prossimi anni. Sopratutto però si dovrà affrontare il tema più caldo: la sopravvivenza stessa della Lega Nord, che per superare l’uscita di scena di Umberto Bossi dovrà dare prova di equilibrio e compattezza.

Nessuno dei fedelissimi bossiani quindi ha voluto disturbare la cavalcata trionfale dell’ex ministro degli Interni verso la guida del partito, iniziata da almeno un mese quando i suoi uomini, Flavio Tosi e Matteo Salvini si sono aggiudicati la guida dei congressi regionali del Veneto, il primo, e della Lombardia il secondo. La transizione in realtà è cominciata già da mesi, con la progressiva affermazione dello stesso Maroni come nuova figura di riferimento del partito. Tuttavia in questi tempi sullo sfondo è sempre rimasta l’ombra ingombrante di Bossi che, tra mille imbarazzi dei suoi detrattori, non ha mai accettato di fare definitivamente un passo indietro, rivendicando per sé un ruolo anche nella Lega di domani.