Scetticismo. E’ quanto espresso dalla magistratura in merito alle accuse che l’ex tesoriere de La Margherita Luigi Lusi ha rivolto ad alcuni dirigenti del partito, ‘in primis’ a Rutelli. Accuse che, a sentire i pm, potrebbero non essere credibili. La sensazione dei magistrati arriva dopo le oltre sette ore di interrogatorio di garanzia: il sospetto è che il senatore stia giocando una partita più politica (attaccando tutti i suoi ex colleghi di partito) che giudiziaria. Non solo. I pm, infatti, tendono a pensare che il coinvolgimento di altri non sia supportato da elementi penalmente rilevanti. “Non c’è niente di strano – fanno notare a piazzale Clodio – nel fatto che il presidente della Margherita scriva al suo tesoriere o dia disposizioni in merito a come distribuire le risorse, ammesso che ciò sia avvenuto. Se questo rientra nella normale attività politica, non c’è nulla di anomalo”.

Del resto, era noto a tutti che Lusi, prima che scoppiasse lo scandalo degli oltre 23 milioni di euro spariti dalle casse del disciolto partito, godesse della fiducia di Rutelli. Ma pensare, ad esempio, che ci fosse sempre la regia del leader dell’Api nella ristrutturazione di alcuni immobili a Capistrello appare circostanza abbastanza curiosa agli occhi di chi indaga. Anche ad ammettere, come sostiene Lusi, che gli immobili di via Monserrato e la villa di Genzano siano stati acquistati per un preciso mandato fiduciario da parte della corrente rutelliana, è difficile conciliare questa tesi con quella di Giovanna Petricone, moglie del senatore, che ai pm ha raccontato che il marito aveva comprato le case con i soldi del partito per scopi personali e per garantirsi un futuro (non necessariamente politico), visto che la Margherita era ormai in liquidazione.

Tutto ciò non vuol dire che procura e guardia di finanza non faranno accertamenti per approfondire alcuni aspetti dell’indagine e trovare riscontri a quanto fatto mettere a verbale da Lusi. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il pm Stefano Pesci nel pomeriggio (e poi domani con il procuratore Giuseppe Pignatone) faranno il punto della situazione: al momento una convocazione di Rutelli a piazzale Clodio è ritenuta “non prioritaria”, così come “non necessario” appare un nuovo interrogatorio di Lusi.

E anche una iscrizione di Rutelli sul registro degli indagati come atto dovuto viene allo stato esclusa. Gli inquirenti restano comunque cauti, data la delicatezza della vicenda, anche se si intuisce che a fronte di un’istanza di scarcerazione o di concessione dei domiciliari, annunciata dai difensori di Lusi, sarebbero orientati a esprimere un parere negativo. Del resto, l’ex tesoriere della Margherita non ha prodotto prove certe circa l’illecito utilizzo di soldi pubblici da parte di altri esponenti politici e ha pure ammesso di essersi appropriato di alcune somme di denaro del partito, come compenso che si sarebbe autoassegnato per l’attività di rigoroso amministratore di cassa svolta per anni. L’ultima parola sulla libertà di Lusi spetta, comunque, al gip Simonetta D’Alessandro che sul parlamentare si è sempre espressa in termini molto pesanti non solo nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ma anche, qualche settimana prima, quando sono stati firmati i sequestri di alcuni beni immobili e mobili riconducibili al parlamentare e a sua moglie.