Una cessazione improvvisa e simultanea di così tante linee ferroviarie non si era mai vista in Italia. Nel tagliare i fondi al trasporto pubblico locale la Regione Piemonte guidata dal leghista Roberto Cota, d’intesa con Trenitalia, ha deciso di interrompere sine die l’esercizio ferroviario di ben 12 linee. A partire da domenica 17 giugno 2012. Le linee sono Alba-Asti, Alba-Alessandria, Asti-Casale-Mortara, Cuneo-Mondovì,Cuneo-Saluzzo-Savigliano, Novi-Tortona, Alessandria-Ovada, Casale-Vercelli, Santhià-Arona, Pinerolo-Torre Pellice, Chivasso-Asti, Ceva-Ormea. Sono linee che appartengono alla storia d’Italia, inaugurate tra la fine dell’ 800 e i primi anni del 900, quando gli abitanti erano molto inferiori a quelli attuali, ma era ovviamente molto più basso il tasso di motorizzazione privata. La motivazione ufficiale del “colpo di Cota” della giunta regionale del Piemonte – che tra l’altro rischia di nuovo, nelle prossime settimane, l’invalidazione delle elezioni del 2010 causa l’accertamento che erano false le firme di una delle sue liste – è che le linee erano ormai largamente sotto-utilizzate e che lo squilibrio tra costi d’esercizio e ricavi era ormai al di sopra di ogni sostenibilità.

Per l’assessore ai Trasporti Barbara Bonino, i ricavi dalla vendita dei biglietti o degli abbonamenti per queste linee erano ormai inferiori all’8% di quanto invece si spendeva per l’esercizio. E che sostituendole con i bus si risparmierà, e i tempi di percorrenza non saranno molto superiori. “Ma non abbiamo mai avuto la possibilità di leggere dati precisi. Da anni Trenitalia non fornisce statistiche verificabili sulla frequentazione dei treni, neanche quando a chiederlo sono i sindaci” ci dichiara Agostino Petruzzelli del coordinamento Pendolari del Piemonte. “Qui non c’ è stato nessun confronto, né con noi, e neanche con gli enti locali più vicini al territorio”. E infatti protestano i sindaci delle località coinvolte dai tagli. Il Presidente della Provincia di Torino Saitta, ha addirittura viaggiato coi pendolari della Torre Pellice Pinerolo alla vigilia della chiusura. Ha sostenuto che “la linea soppressa da lunedì costa all’anno procapite un massimo di 12mila euro, mentre la Novara/Varallo che viene mantenuta è la più cara del Piemonte e costa all’anno un massimo procapite di 37mila euro. Mi chiedo se la scelta dipenda da criteri economici o politici”.

Il presidente della Provincia fa riferimento a uno dei principali cavalli di battaglia della opposizione di centro sinistra alla soppressione delle linee. Prendiamo ad esempio dalle dichiarazioni della consigliera Sel Monica Cerutti e dei consiglieri del Pd. “Prima le linee da chiudere erano 14. L’assessore Bonino ha poi presentato una terza versione delle linee da sopprimere, escludendo la Novara – Varallo e la Vercelli – Casale, asserendo (ma anche smentendo se stessa) che in questi casi il servizio sarebbe stato garantito attraverso le ferrovie e non più attraverso i pullman. Non solo, ma mentre per le altre linee ha fornito una serie di dati alla Commissione, che a suo dire avrebbero giustificato la loro soppressione, ha omesso di illustrare i dati sul traffico riguardanti queste due tratte, e in particolare della Varallo – Novara. Abbiamo poi ricostruito che costa più di quelle soppresse, ma è una delle poche zone in cui il centro-sinistra non ha ancora prevalso”.

Considerazioni analoghe le fanno i 5stelle: la sperimentazione annunciata sulle linee “graziate” di Varallo e di Vercelli – ovvero soppressione dei bus paralleli, per rafforzare i treni – andava fatta su tutte le linee, invece che sopprimere i treni. Vanda Bonardo, ex presidente regionale di Legambiente e attuale coordinatrice ambiente e trasporti di Sel, dice che hanno prevalso considerazioni del tutto settoriali di “Trenitaglia” senza puntare a nessuna ri-promozione dei treni, al contrario di quel che si tenta di fare con gli impegni per il Tav. Tornando alla Provincia di Torino, Saitta ha rilanciato la proposta del tram treno nel Pinerolese: “Per il trasporto su strada e su rotaia sono stati fatti investimenti recenti per centinaia di migliaia di euro dopo le alluvioni del 2000 in questa zona e oggi la Regione con i suoi tagli annulla un impegno considerevole. Se il piano avesse una coerenza economica, si potrebbe ragionare sulla riduzione dei costi del servizio ferroviario: sulla Pinerolo/Torre Pellice si potrebbe sostituire il treno con il tram, ottenendo dalle Ferrovie l’uso dei binari”. Ma intanto sui binari delle 12 linee crescerà l’erba, in attesa di vedere se qualcuno avrà in futuro le risorse e la forza politica per riutilizzarli.