L’amianto anche sul traghetto. Nella flotta della compagnia di navigazione Tirrenia ce ne sarebbero 11, secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto. “Le imbarcazioni contenenti la fibra killer sono 11 – precisa il presidente Ezio Bonanni – Questo ci risulta a seguito delle denunce di numerosi dipendenti della Tirrenia, foto e video emblematici ed indagini difensive che ho svolto in passato. Due marittimi sono già deceduti per mesotelioma ed un altro è in condizioni molto gravi. Diversi sono i dipendenti della Tirrenia malati di patologie derivanti da amianto”. E la salute non la rischiano soltanto i marinai della compagnia ma anche i passeggeri visto che i traghetti stanno ancora funzionando regolarmente.

La magistratura non si è fatta attendere. La Procura della Repubblica di Crotone ha avviato un’inchiesta nei confronti di Tirrenia e analogo procedimento pende presso la Procura di Milano e di Latina e “numerose denunce da parte di altri dipendenti marittimi sono presenti in molte procure”, dichiara Bonanni. Si è fatto attendere lo Stato italiano però. Già nel 1996 il deputato Paolo Russo aveva denunciato la questione con un’interrogazione parlamentare “risulta che, mentre le Ferrovie dello Stato hanno effettuato la bonifica dei propri treni, analoghi interventi non sono stati posti in atto da altri armatori pubblici e privati. Risulta ad esempio che la società Tirrenia abbia eseguito alcuni interventi molto circoscritti”. I governi non non hanno mai risposto.

In questi ultimi 16 anni due marittimi della Tirrenia sono deceduti, nel 2007 e nel 2010, altri si sono ammalati negli anni. Come Giovan Giuseppe Cuccaro, malato di mesotelioma dopo aver lavorato una vita nella Tirrenia, che ha chiesto al procuratore della Repubblica di Crotone di verificare se nell’imbarcazione Tirrenia ormeggiata nel porto di Crotone ci sia presenza di amianto. “Mio fratello, anch’esso marinaio, è morto di tumore alla fine degli anni Settanta – racconta – io, dopo 20 anni dalla messa al bando dell’amianto faccio la chemioterapia per combattere questo male terribile: non è cambiato granché dopo 30 anni”.

La nave in questione è stata anch’essa oggetto di un’altra interrogazione parlamentare qualche giorno fa “nel porto di Crotone vi è un carico di amianto che potrebbe rappresentare un rischio per la pubblica incolumità – si legge nell’interpellanza della senatrice Dorina Bianchi – si chiede di sapere se siano state predisposte azioni atte a determinare se la presenza di queste navi, cariche di amianto, possa costituire un rischio morbigeno lesivo per la pubblica incolumità, oltre che per i dipendenti”. Anche in questo caso ancora nessuna risposta.

“Il problema amianto non riguarda soltanto la flotta Tirrenia. L’Ona segue anche il caso del decesso di un dipendente di Costa Crociere e nel nostro sito web sono pervenute foto attuali degli interni di navi della Compagnia “Caronte & Tourist”, in particolare della nave Helga”, rimarca l’avvocato Bonanni.

L’amianto è stato messo al bando nel 1992 attraverso specifiche e rigorose normative, ma ad oggi il problema persiste, in quanto la legge 257/92 non pone un obbligo di bonifica, una lacuna che l’Ona ha chiesto più volte di colmare, fermo restando il principio dell’articolo 32 della Costituzione (che tutela il diritto alla salute). “Questo obbligo di bonifica è bene che sia espresso per evitare ogni ambiguità. Ci sono della maglie nella legislazione – spiega il presidente dell’Ona – che permettono ancora oggi di avere in uso materiali in amianto, esponendo anche inconsapevolmente lavoratori e cittadini”.