Seduta incandescente per il Consiglio del comune di Roma, sfociata in rissa. Alla fine si è contato un ferito, il capogruppo del Pd in consiglio comunale Umberto Marroni che ha denunciato di essere stato aggredito da due consiglieri di maggioranza. 

In discussione c’era una delibera che riguarda la società multiservizi a maggioranza comunale Acea che da giorni ha sollevato polemiche e proteste in assemblea capitolina: con questo documento si darebbe il via libera alla vendita del 21 per cento dell’azienda. I lavori in aula Giulio Cesare si sono aperti in mattinata già con qualche nervosismo. Quando il presidente del Consiglio Marco Pomarici ha aperto la votazione, alcuni consiglieri dell’opposizione si sono avvicinati al suo scranno, mentre i rappresentanti dei movimenti per l’acqua pubblica hanno scavalcato le recinzioni scagliandosi verso i banchi della maggioranza. Ne è nata una colluttazione durante la quale sono volati anche alcuni schiaffi e la seduta è stata sospesa.

Fra i consiglieri è rimasto ferito, come detto, il capogruppo del Pd, Umberto Marroni, sanguinante da una mano e soccorso dai paramedici. Marroni ha sostenuto di “essere stato strattonato da due consiglieri della maggioranza” e ha accusato “il collega Mollicone che ha risposto con una aggressione fisica a una manifestazione pacifica di dissenso, per cui valuterò se procedere o meno alle vie legali”. Dal canto suo, il consigliere del Pdl Federico Mollicone ha affermato di aver “espresso solidarietà al collega Marroni che tuttavia, come sa perfettamente, ha tentato di impedire al presidente Pomarici di aprire le votazioni sottraendo il badge inserito nella postazione. La notizia grave è che il capogruppo del Pd impedisce fisicamente le votazioni d’aula bloccando un pubblico servizio e compiendo un reato. Io mi sono limitato a spostarlo dai banchi della presidenza rimanendo sempre spalle all’aula e solo allora ho visto Marroni scivolare scendendo dagli scranni”.

I nervosismi sono dovuti al maxiemendamento della maggioranza, volto ad aggiustare la delibera e accogliere, dice il sindaco Gianni Alemanno, tante richieste di trasparenza e di tutela del valore di Acea soprattutto del suo valore pubblico. La delibera in questione prevede la cessione del 21 per cento della società. Sulla questione poi, pesa la vicenda dello scioglimento della joint venture del gruppo Energia di Acea con Gdf Suez Italia. La Price Waterhouse Coopers, società di arbitraggio, ha riconosciuto alla multiservizi circa 5 milioni di euro per l’operazione, di questi 3,7 euro si riferiscono a costi di responsabilità dell’azienda francese. Acea, che aveva chiesto circa 50 milioni, in una nota spiega che questa decisione dell’arbitratore non avrà alcun impatto sui conti perché, non avendo iscritto a titolo prudenziale alcun ulteriore importo a credito, anche nell’ipotesi in cui sia confermata la valutazione di PWC, questa non avrà impatti negativi sui propri conti. Lo scioglimento della joint venture risale al 31 marzo 2011 e ha determinato un impatto finanziario complessivo positivo per Acea di 232 milioni di euro. Acea e Gsei avevano poi dato mandato a un arbitratore, PWC, per la valutazione dell’aggiustamento prezzo. Soldi che potrebbero sanare almeno una piccola parte del debito di Roma Capitale che ammonta infatti ad oltre 12,5 miliardi di euro.