Il ministro della Giustizia Paola Severino

E’ in programma venerdì mattina, probabilmente a palazzo Madama, l’incontro tra il ministro della Giustizia Paola Severino e i capigruppo di Camera e Senato per discutere di legge sulla corruzione, responsabilità civile dei magistrati e intercettazioni. Lo ha anticipato  il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, parlando con i giornalisti a palazzo Madama. Ma la riunione ufficiale potrebbe essere preceduta da un colloquio informale tra il ministro della Giustizia del governo Monti, il legale di Silvio Berlusconi Niccolò Ghedini e il segretario del Pdl Angelino Alfano.

Il Pdl, infatti, si oppone strenuamente a una legge anticorruzione più incisiva, soprattutto sul fronte di un inasprimento delle pene, che comporterebbe tra l’altro un allungamento dei tempi di prescrizione, con conseguente maggiore probabilità che i processi per tangenti e simili arrivino regolarmente a sentenza. E così il partito berlusconiano intavola la trattativa. Strumenti di pressione, lo spauracchio delle responsabilità civile dei giudici, già passata alla Camera per iniziativa leghista, e l’eterno ddl sulle intercettazioni telefoniche, la famigerata “legge bavaglio”. Che potrebbero diventare merce di scambio per fermare una riforma troppo dura in tema di corruzione.

Ad associare esplicitamente i tre temi, tra l’altro, il parlamentare pidiellino Osvaldo Napoli, in risposta ale polemiche sollevate da Fli, con Fabio Granata che ha definito gli ex alleati “sempre più lontani dall’essere il partito degli onesti”. Dopo aver respinto “le provocazioni”, Napoli chiarisce: “Siamo per soluzioni serie ed equilibrate che devono riguardare i temi della corruzione, della responsabilità civile dei giudici, delle intercettazioni. Con il terrorismo mediatico non si va da nessuna parte”. Con il consueto avvertimento finale a Monti: “A meno che non si voglia usare anche questo tema per mettere in difficoltà il governo”.

Governo che ha già rimandato due volte la presentazione del suo “maxiemendamento” al disegno di legge attualmente in discussione in Commissione affari costituzionali e Giustizia della Camera. Ufficialmente per avere il tempo necessario per valutare il problema, ma sono in molti a pensare che il vero problema sia trovare la “quadra” con il Pdl, disposto ad accettare aumenti delle tasse e tagli alle pensioni, ma non interventi del genere in campo giudiziario. La linea del governo, infatti, sarebbe quella non solo dell’inasprimento delle pene, ma anche della reintroduzione piena del reato di falso in bilancio – depenalizzato dal governo Berlusconi nel 2002 – caldeggiata tra gli altri in Parlamento dal magistrato milanese Francesco Greco.

La discussione sulla riforma del falso in bilancio approderà alla Camera a maggio. Lo ha deciso oggi la conferenza dei capigruppo su richiesta dell”Italia dei Valori. Così si vedrà “se il governo segue gli standard europei solo in materia di lavoro e pensioni e non su un argomento delicatissimo come il falso in bilancio”, ha detto il capogruppo Idv a Montecitorio, Massimo Donadi.

In questo clima si innesta il “giallo” della telefonata di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, a Mario Monti. “Io ho cercato Monti e la sua segreteria mi ha richiamato. I tempi della telefonata li hanno scelti loro, io non ho interrotto nulla. I temi della giustizia non sono stati nemmeno sfiorati. Mi preoccupo per la tenuta della baracca”. Cicchitto, in un’intervista a Il Corriere della Sera smentisce quanto accaduto questa notte, quando, il presidente del Consiglio Mario Monti, in visita a Seoul e seduto alla plenaria del summit sul nucleare, lasciando leader del calibro di Barack Obama e Hu Jintao, ha risposto a una telefonata “della massima urgenza” di Fabrizio Cicchitto. Una telefonata,  riportavano le agenzie, proprio sul tema tanto caro al Pdl della riforma del sistema giudiziario.

In via dell’Umiltà hanno paura che la Severino li metta davanti al fatto compiuto e chiedono rassicurazioni. Ecco perché Cicchitto ha preso la cornetta, sollecitando l’intervento del professore. Il quale – del tutto immerso nella trasferta asiatica e, come, raccontano fonti a lui vicine, molto lontano dalle beghe italiane – probabilmente non pensava di doversi occupare da Seoul anche di questo. Ad ogni modo, nonostante l’insistenza, il tentativo di Cicchitto non pare abbia sortito gli effetti sperati. Monti ha infatti chiamato la Severino e entrambi – riferiscono fonti di governo – hanno concordato di procedere esattamente come proposto dal ministro: ovvero senza tavoli tecnici e direttamente con l’incontro dei capigruppo.