Il sindaco di Taranto, Stefàno

Abuso d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa. E’ l’accusa formulata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce al sindaco di Taranto Ippazio Stefàno. L’iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta a seguito delle dichiarazioni rilasciate dall’imprenditore mafioso Mario Babuscio tra il 12 e il 19 novembre 2010, giorni in cui raccontò al sostituto procuratore Lino Giorgio Bruno di aver chiesto e ottenuto l’aiuto del sindaco per risolvere una vicenda burocratica legata al bar del padiglione Vinci dell’ospedale Santissima Annunziata. Babuscio, già condannato in via definitiva per mafia, era stato arrestato un mese prima nell’ambito dell’operazione denominata Scarface, che ha portato in carcere 46 persone, affiliate o comunque vicine, secondo l’accusa, al clan capeggiato da Pino Florio.

A distanza di un mese dal suo arresto, Babuscio decise di iniziare il suo percorso di collaborazione con la giustizia raccontando al magistrato e al capo della squadra mobile di Taranto, Fabio Abis, che il boss Cataldo Ricciardi, elemento di spicco della criminalità organizzata tarantina, dopo averlo estromesso dalla gestione dell’esercizio commerciale, formalmente intestato a Francesco Presicci (anche lui arrestato nell’operazione) avrebbe tentato di ottenere la cessione dell’attività in favore del figlio Francesco. La mancanza del certificato di agibilità tuttavia creò inevitabili lungaggini burocratiche. Il boss decise quindi di rivolgersi proprio a Mario Babuscio, affinché con le sue amicizie trovasse il modo di risolvere la vicenda.

“Con le amicizie che ci hai me lo devi seguire lo stesso” avrebbe detto il boss a Babuscio. “Io sono uomo e lo faccio” sarebbe stata la risposta dell’imprenditore. E così Babuscio mise in moto la sua macchina di conoscenze, puntando direttamente al primo cittadino. “Io i contatti – raccontò Babuscio al magistrato nel secondo interrogatorio datato 19 novembre – ce li avevo frequentemente da solo, andavo a Palazzo di città, mi incontravo alle 8 e mezza di mattina (…) e gli esponevo qualche problema che ci avevo (…) tra i quali il problema che ci avevo questo bar dell’ospedale”.

L’imprenditore si presentò così nell’ufficio di piazza Castello accompagnato da Anna Guarella, moglie del boss, specificando agli inquirenti che però il sindaco non solo non fosse a conoscenza dell’identità della donna, ma chiarendo che Stefàno non sapesse nulla della ingerenza di Cataldo Ricciardi nell’affare. Il sindaco, secondo il racconto dell’uomo, indicò un dirigente dell’Asl a cui rivolgersi e avrebbe ordinato al suo segretario di accompagnare Babuscio e la donna aggiungendo “rivolgetevi a tizio e digli che ti ho mandato io”.

Il primo cittadino di Taranto, Ezio Stefàno, fu eletto nel 2007 con il sostegno di una coalizione che teneva insieme Udeur e la sinistra radicale. Dopo la netta vittoria otttenuta al ballottaggio contro Gianni Florido, altro candidato della sinistra moderata e presidente in carica della provincia di Taranto, il lavoro principale del pediatra con la passione per la politica è stato quello di uscire dal dissesto in cui il comune di Taranto si trovava dal 18 ottobre 2006. Una pesante eredità lasciata dalla precedente amministrazione di centrodestra guidata, per due mandati, dalla sindaca Rossana Di Bello.

La posizione del sindaco Stefano è stata stralciata dal procedimento principale che il prossimo 11 gennaio vedrà protagonista proprio Babuscio. L’uomo dovrà infatti confermare, nella formula dell’incidente probatorio, le dichiarazioni rese in quelle due occasioni e che, oltre al sindaco di Taranto, hanno coinvolto anche alcuni imprenditori, avvocati e il consigliere regionale del Pdl Gianfranco Chiarelli, indagato per aver versato denaro in cambio di voti durante la campagna elettorale per le regionali del 2009.

di Francesco Casula