Dalla latitanza in Sud America Valter Lavitola si fa sentire. E con un comunicato annuncia: “Devo rientrare in Italia per chiarire le vicende che mi vedono indagato”. E cioè l’accusa di estorsione in concorso con i coniugi Tarantini ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi, accusa derubricata in seguito dal Tribunale del Riesame di Napoli a induzione a rendere dichiarazioni false o mendaci nell’ambito dell’inchiesta pugliese sulle escort.

“Trascorrerò il fine anno con mio figlio e mia moglie – spiega il faccendiere recentemente indagato anche per corruzione nei confronti di membri di stati esteri (leggi) – Non sono certo in vena di feste. Non potrò muovermi dall’Italia per un bel po’. Quindi sto cercando di pianificare il mio lavoro per molti mesi a venire”. Insomma, Lavitola annuncia di essersi convinto della necessità che “io rientri in Italia per chiarire le vicende che mi vedono indagato”. “Chi lavora nella pesca e nel commercio ittico – scrive ancora nella nota- conosce le variabili e i rischi che, se non gestiti, possono determinare veri disastri. Purtroppo ‘le mie floride disponibilità economiche’, non mi consentiranno di vivere di rendita. Del resto, ammette con candore il sedicente imprenditore ittico, “prima c’era lo stipendio del giornale (Lavitola è stato radiato dall’albo dei giornalisti e il quotidiano L’Avanti! che dirigeva è passato nelle mani di Simone Chiarella, ndr), speravo in un incarico da parlamentare e stavo avviando un promettente rapporto con Finmeccanica (rapporto finito al centro delle inchieste della magistratura, ndr). E’ necessario che mi rimanga qualcosa di cui vivere quando questa storia sarà finita”.

“La linea difensiva – precisa- non necessita di video e settimane di preparazione. Ai magistrati parlerò di persona e non ci vorrà molto a chiarire tutto. Mi sono convinto che non avrei dovuto fare neppure le uscite pubbliche che ho fatto (al programma di Enrico Mentana ‘Bersaglio mobile’ e alla trasmissione di Michele Santoro ‘Servizio pubblico’, ndr). Risponderò su tutto. In questi mesi non ho inteso beffare nessuno ne tantomeno inviare messaggi.Ho solo cercato di far si che quando tutto sarà finito abbia di che vivere”.

“Il mio primo istinto – prosegue Lavitola non senza un certo umorismo – già a fine agosto era di rientrare e chiarire. Certamente però, dopo mesi di assenza, il mio lavoro sarebbe andato a gambe all’aria (quando il gatto non c’è….)”. E annuncia: “Sto pensando a un video su tutta la vicenda, basato su analisi e documenti necessari a dimostrare la verità, sulle tante stupidate folcloristiche venute fuori in questi mesi sul mio conto”. “Questo – continua – potrebbe essere utile, solo dopo aver parlato con i magistrati e dopo che sarà tutto finito. Proseguendo con inutili “proclami” renderei più complesso il lavoro dei magistrati e del mio avvocato. Quindi l’accertamento della verità. Una preziosa amica, purtroppo conosciuta da troppo poco, mi ha fatto riflettere”. “Mi sono convinto – conclude “Valterino” – che è necessario che io rientri in Italia per chiarire le vicende che mi vedono indagato.E’ chiaro che questo significa entrare in carcere. Non so per quanto, ma mi preparo al peggio”.