E’ rivoluzione la parola ricorrente della prima puntata di “Servizio Pubblico”, il programma multipiattaforma di Michele Santoro, al debutto con il tema “Azzerare la casta”. La “rivoluzione civile” evocata dal giornalista all’inizio della trasmissione, la “rivoluzione pacifica” auspicata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ospite in studio. In collegamento esterno, il latitante del caso escort Valter Lavitola. Mentre Marco Travaglio, in un lungo monologo, si è messo nei panni di un senatore assai gratificato dai privilegi concessi appunto alla casta.

”Caro Biagi, caro Montanelli, so che siete molto in apprensione”, ha esordito Santoro. “So che siamo molto diversi, ma so che ci seguite. Non se ne può più di resistere, resistere, resistere. Bisogna fare la rivoluzione. Questa è la nostra piccola rivoluzione”. E ancora: “Vorrei usare argomenti razionali. Lo vorrei dire alla stampa che mi definisce guru e martire. Io non sono né guru, né martire”, ha continuato Santoro. “Ma come è stato possibile che abbiamo scoperto solo ora di essere sull’orlo del baratro? Non lo diceva Annozero, ma il New York Times che la situazione era difficile. Eppure accendevamo i televisori e sentivano dire: ‘Stiamo meglio della Germania o ‘La Padania è meglio della Cina’”.

Ecco il “servizio pubblico” che, anche sul fronte della crisi, è stato carente: “Una domanda che ci dobbiamo porre è quanto ci è costato scoprire così tardi la verità. Se il nostro sistema fosse stato libero, saremmo arrivati prima alla verità. Avremmo potuto cambiare il governo o costringere il governo a seguire strade diverse”, ha affermato Santoro. Invece una trasmissione come Annozero, che questi temi li affrontava, è stata cancellata, e “la reazione del sistema è stata fiacchissima, anche dell’opposizione. Ora centomila persone hanno deciso di accendere le luci di questa sera”, tanti quanti hanno accettato di versare 10 euro per l’impresa di Servizio Pubblico. “Queste centomila persone si possono convincere che possono accendere tutto quello che vogliono. Possono accendere Celentano, Luttazzi, Dandini, la Rai che si sta spegnendo lentamente. Possono accendere un vero Servizio Pubblico”.

Anche il sindaco De Magistris, dell’Italia dei Valori, ha invitato a una reazione forte: “Dobbiamo andare a una rivoluzione pacifica, ma c’è bisogno di un segnale forte. Non pensare solo a Berlusconi, ma andare oltre, anche perché con quella classe politica non puoi fare governi tecnici”. Non è una questione di antipolica (altro tema ricorrente nella puntata): “Non c’è un’antipolitica, c’è una anticasta, anticricca e antimafia. Non ho mai visto voglia di politica come in questo momento. In campagna elettorale ho visto crescere una città depressa che poi ha trasformato la depressione in indignazione e poi in mobilitazione”.

Ha parlato di politica, a modo suo, anche Valter Lavitola, latitante probabilmente a Panama, intervistato sul molo di un porticciolo tropicale. ”Silvio Berlusconi non ha alcuna dimestichezza con il potere, anzi ne ha una idiosincrasia, non conosce nemmeno i vertici delle istituzioni, fatte le dovute eccezioni”, ha affermato. “Per conto della presidenza del Consiglio i contatti li tiene tutti Gianni Letta. A mio avviso, sarebbe invece necessario che il presidente del Consiglio conoscesse i vertici delle istituzioni”.