Egitto, scontri in piazza Tahrir

L’unica candidata donna alle presidenziali egiziane, Bothaina Kamel, sarebbe stata fermata dalla polizia. E’ quanto riferiscono decine di messaggi su Twitter che aggiornano in continuazione la situazione da piazza Tahrir al Cairo, tornata da ieri epicentro della rivolta: il 25 gennaio contro Hosni Mubarak, oggi contro la giunta militare del maresciallo Hussein Tantawi di fatto al potere.

Le notizie sono diffuse attraverso i social network e alcune tv presenti sul posto. Nessuna informazione ufficiale è stata finora comunicata. Il bilancio degli scontri parla al momento di 4 morti e 285 feriti, ma il bilancio è provvisorio. Un video inserito nel blog della tv Al Jazira mostra la polizia trascinare in un cumulo di spazzatura il cadavere di un manifestante morto in piazza Tahrir a seguito degli scontri.  Il tutto sotto gli occhi indifferenti di numerosi altri agenti della polizia antisommossa e di quella militare.

“Il governo egiziano non si è dimesso e si è impegnato a far svolgere le elezioni legislative alla data fissata (il 28 novembre prossimo)”, la tv di Stato ha letto la nota diffusa al termine della riunione d’emergenza svoltasi nella sede del Consiglio Supremo dell’esercito con l’intero governo e dei membri del Consiglio.

Dopo la battaglia di ieri notte in piazza Tahrir tra polizia antisommossa e manifestanti che ha causato almeno tre vittime, oggi i militari, dopo essersi riuniti in gran fretta hanno stabilito lo sgombero forzoso della piazza. Nel pomeriggio infatti, reparti della Sicurezza egiziana, a piedi e a bordo di piccoli blindati, hanno fatto irruzione a piazza Tahrir per mandare via i manifestanti con bastoni e manganelli. La folla è scappata verso il Museo egizio e la sede della Lega araba mentre gli agenti davano fuoco a motociclette e striscioni. Bilancio degli scontri, almeno tre morti. Proprio in segno di protesta contro le violenze della polizia si è dimesso il ministro della cultura egiziano Emad Abou Ghazi. I media egiziani precisano che Abou Ghazi si è anche rifiutato di partecipare alla riunione d’emergenza, congiunta tra governo e Consiglio Supremo delle Forze Armate.

Waleed Rashed, fondatore del movimento 6 Aprile, ha fatto sapere via Twitter che “Bothaina Kamel (candidata alle presidenziali ndr) è stata arrestata durante l’incursione” e ha postato immagini in cui si vede chiaramente un uomo giacere a terra in piazza Tahrir (guarda il video).

Nella notte, mentre scontri venivano segnalati anche nella città costiera di Suez, sulla piazza Tahrir riconquistata dai manifestanti – che hanno continuato a scontrarsi con la polizia sulle strade che danno accesso al ministero dell’Interno e che sono superblindate – si sono radunate circa diecimila persone di formazioni politiche e religiose diverse, che hanno trascorso la notte all’addiaccio.

A otto giorni dalla prima tornata delle elezioni per il rinnovo della camera bassa del parlamento (Assemblea del Popolo), la giornata di ieri ha ricordato le scene – anche se per fortuna con bilanci meno tragici – della repressione scatenata proprio nei giorni successivi al 25 gennaio (850 morti e migliaia di feriti) e per i quali l’ex presidente Mubarak è sotto processo con i suoi figli ed il suo ex ministro dell’Interno.

Le tensioni sono cominciate ieri mattina, quando poliziotti antisommossa hanno rimosso con energia un gruppo di tende allestite in un angolo di piazza Tahrir dentro le quali c’erano gruppi di familiari di “martiri della rivoluzione” (vittime e giovani rimasti feriti agli occhi ed agli arti dalla repressione della polizia prima che Mubarak si dimettesse), picchiando e ferendo alcune di esse. La reazione immediata è stata di lanciare sassi contro gli agenti, che rispondevano con lacrimogeni e manganellate.

In diverse ondate la piazza è stata liberata e poi rioccupata da manifestanti che nel frattempo erano aumentati ad alcune migliaia, con una tensione ogni volta crescente, mentre cominciavano a fioccare i comunicati di condanna dell’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Prese di posizione sono venute sia dai Fratelli Musulmani – ritenuti da molti la forza politica che potrebbe assicurarsi il miglior successo elettorale – sia dai gruppi dei giovani rivoluzionari e da partiti politici tradizionalmente considerati di opposizione.

Un’altra comunicazione è arrivata però nel frattempo dal vice primo ministro Ali El Selimi, per emendare – sia pure apparentemente in modo molto tenue – il contenuto della proposta di modifica della costituzione annunciata nei giorni scorsi con la quale si elimina il controllo del parlamento sui bilanci e sulle attività delle Forze Armate. Nei giorni scorsi il provvedimento aveva provocato molte proteste al punto che ieri è stato realizzato un enorme raduno in piazza Tahrir, promosso da Fratelli Musulmani, salafiti e qualche gruppo di liberali.