“Io di notizie ne do troppe e do quelle che gli altri nascondono”. A riconoscersi la patente di paladino della libertà di stampa è il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, fino a oggi noto per la capacità di nascondere le notizie che gli altri danno. “Vogliono solo intimidirmi”, dice. In un’intervista a ‘Il Giornale’ il direttorissimo, indagato per abuso d’ufficio e mancato adempimento di un’ordinanza del giudice del lavoro in merito alla rimozione della giornalista Tiziana Ferrario, risponde agli inquirenti sostenendo che l’indagine a suo carico è “una boiata, vogliono solo intimidirmi”. E nell’intervista spiega che il motivo di cotanto accanimento nei suoi confronti sta nel fatto che lui di notizie ne da troppe e “do quelle che gli altri nascondono”, dice. Del resto già a metà luglio, sempre in un’intervista a ‘Il Giornale’, si era auto-definito “un eroe, altro che megafono di Silvio”.

La Guardia di Finanza ieri ha perquisito i suoi uffici a Saxa Rubra proprio per “il caso Ferrario“: la giornalista che è stata rimossa dalla conduzione del telegiornale – e dal suo ruolo di inviata speciale per gli esteri – e ha fatto causa, vincendola. Ma non è stata reintegrata. La giustificazione di Minzolini è di aver offerto alla Ferrario un incarico “più importante” da lei rifiutato. In realtà, l’incarico più importante di cui parla il direttore si riferisce allo spazio delle 5 del mattino di solito affidato a conduttori con un’esperienza ben diversa da quella dell’ex volto noto della rete ammiraglia. L’intervista de ‘Il Giornale’ diventa così lo strumento di difesa di Minzolini da tutto, anche dalle accuse di partigianeria che gli stessi vertici della Rai gli hanno rivolto lamentandosi attraverso un comunicato del Cdr di ieri. Un comunicato da cui il fedele Attilio Romita si è subito dissociato con una nota: “Avevo chiesto di chiarire la titolarità del documento del Cdr con la firma di chi lo ha concepito approvato e diffuso – Simona Sala e Alessio Rocchi, ndr – ma non sono stato accontentato. Per questo ci tengo a sottolineare che, anche in questo caso, dal mio punto di vista il testo diffuso con la firma ‘comitato di redazione’ è frutto di uno scontro pregiudiziale più politico che sindacale”. “Speravo – conclude Romita – di potermi impegnare in un Cdr animato da spirito diverso da quello che sta emergendo, ma non mi arrendo”.

E come se non bastasse l’intervista sul giornale ‘amico’, in serata Minzolini è intervenuto nuovamente con una nota contro “alcuni articoli di stampa sui quotidiani di oggi, in particolare il Corriere della Sera” colpevoli di aver fatto “molta confusione sulla vicenda Ferrario”. “Soprattutto – ha spiegato il direttore – non è vero che l’azienda e il sottoscritto non hanno ottemperato alla richiesta del giudice del lavoro. O meglio, nelle loro cronache hanno saltato un passaggio fondamentale”. Minzolini ricostruisce la vicenda a modo suo insistendo soprattutto su quella “promozione” a “caporedattore del mattino”, smentita nei fatti dalla giornalista stessa che subito dopo l’uscita della nota è inbtervenuta per controbattere a Minzolini: ”Nel ricostruire la vicenda giudiziaria del mio demansionamento, il direttore Minzolini sostiene che il Giudice del Lavoro nello scorso giugno lo avrebbe lasciato arbitro del mio collocamento. Non è vero, perché il Giudice chiamato a emettere misure di attuazione del suo precedente provvedimento, confermato in sede di reclamo, con il quale sono stata reintegrata nelle mansioni di inviata e conduttrice, si è limitato a rilevare che non era necessaria alcuna altra specificazione”, ha replicato la Ferrario.

Il direttore, fa notare Ferrario “anziché restituirmi le mansioni in precedenza da me svolte, come è stato deciso dal Giudice, mi ha attribuito un incarico fittizio dal momento che le mansioni di capo redattore del mattino formalmente assegnatemi, sono in realtà svolte da altri. Preso atto di questo comportamento elusivo sono stata costretta a rivolgermi alla Procura della Repubblica. Noto comunque – conclude la giornalista – che il direttore sorvola sul fatto che il Giudice del Lavoro ha ritenuto che contro di me sia stata perpetrata una discriminazione politica e una ritorsione, il che spiega il suo accanimento”.

E sui risultati? Il Tg1 è passato dal 28% di share al 24, ma Minzolini al Giornale dichiara: “Dovrebbero dirmi grazie, anzi darmi una medaglia. E invece mi fanno un sacco di menate. Nel calo di ascolti di tutta la tv generalista, io sto frenando il deragliamento”, sostiene Minzolini. E se ora ci fosse Enrico Mentana alla direzione del Tg1, andrebbe meglio? “Per nulla. Lui usa la formula del talk show che può funzionare sul pubblico di La7, ma da noi con quel tipo di Tg perderebbe il confronto col Tg5”. C’è poi la questione delle carte di credito. Minzolini è accusato di peculato per aver speso indebitamente 68 mila euro. “Ho restituito tutto e ho agito sulla base di permessi che mi erano stati concessi. E’ solo una montatura politica”.

Critico il segretario nazionale dell’Usigrai, Carlo Verna: “Abbandonato dai telespettatori, criticato dai suoi stessi giornalisti, Augusto Minzolini si sostiene con le bufere che lui stesso scatena, poi dichiara di divertirsi. Le provocazioni evidenti con gli editoriali fuori da ogni spartito sono utili al gioco della polarizzazione, solo marcando sempre più la sua militanza, in un contesto di un meccanismo di governance aziendale non più tollerabile può essere difeso dall’indifendibile”. Secondo Verna “il punto nodale va quindi oltre il caso limite rappresentato dal direttore del Tg1” perché “in Rai vige l’impunità dell’appartenenza. Non conta – sostiene ancora Verna- quel che si fa o non si fa, ma i muscoli delle fazioni. Siamo alla patologia grave che si combatte solo varando una nuova legge per la nomina dei vertici aziendali. E’ questa la priorità assoluta dell’Usigrai,vista la scadenza a marzo prossimo del cda”. “A chi è in carica l’ultimo appello, visto il poco tempo ancora a loro disposizione, a cercare di trovare da uomini e donne cittadini di questo Paese, prima che eletti in quota ai vari partiti, la personale forza morale di fare il possibile, ovviamente non solo su Minzolini, ma per il bene comune, perchè se anche sarà vinta la battaglia per cambiare le norme di governance la situazione della Rai è tale da non poter attendere che si combatta”, conclude Verna.