Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini

Abuso d’ufficio e mancato adempimento di un’ordinanza del giudice del lavoro. Questi i due capi d’accusa cui il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, dovrà rispondere alla procura di Roma. Al centro la vicenda della giornalista Tiziana Ferrario, rimossa dal suo ruolo di conduttrice e inviata speciale per gli esteri perché non ‘fedele’ alla nuova linea editoriale dell’ex giornalista della Stampa.

Si spiegherebbe così, quindi, la ‘visita’ odierna di alcuni militari delle Fiamme gialle, che stamane si sono presentati nella sede Rai di Saxa Rubra, precisamente nell’ufficio del direttore, per acquisire ordini di servizio e altri documenti relativi alla vertenza promossa da Tiziana Ferrario dopo essere stata rimossa dai suoi incarichi.

Già il 15 settembre scorso, secondo quanto riportato dal sito Globalist.it, i finanzieri erano andati nell’ufficio del direttore del Tg1. In quell’occasione, Minzolini smentì l’indiscrezione: “Qualche imbecille si diverte a diffondere notizie totalmente infondate – disse – . Da me questa mattina non è venuto nessuno, eppure sono inondato di telefonate. Spererei che di questi millantatori se ne occupasse chi di dovere”. L’ex cronista parlamentare de La Stampa, per la cronaca, è indagato sempre dalla procura di Roma anche per peculato per aver speso – come rivelato dal Fatto Quotidiano – 68mila euro in 15 mesi con la carta di credito aziendale (leggi). Gli accertamenti in questo caso sono finiti e per il giornalista si profila ora una richiesta di rinvio a giudizio.

Insomma, per il direttore del Tg1 si apre un nuovo fronte giudiziario legato all’epurazione di Tiziana Ferrario. Ben due ordinanze del giudice del Lavoro hanno riconosciuto – a dicembre 2010 e a marzo di quest’anno –  le ragioni politiche della rimozione della giornalista: “Si ravvisa una grave lesione della sua professionalità per motivi di discriminazione politica a seguito dell’opposizione della stessa giornalista alla linea editoriale del direttore Augusto Minzolini”, scriveva nella prima sentenza il giudice Marocco. Secondo il magistrato, “i provvedimenti che hanno riguardato la Ferrario sono stati adottati in contiguità temporale con la manifestazione, da parte della lavoratrice, del dissenso alla linea editoriale impressa al telegiornale dal nuovo direttore. Con l’adesione da parte sua alla protesta sollevata dal Cdr e diretta a far applicare nel tg i principi di completezza e pluralismo nell’informazione. E, infine, con la mancata sottoscrizione da parte della stessa del documento di censura al Cdr il 4 marzo scorso”. Questi provvedimenti, si leggeva nella motivazione , “sono stati antitetici rispetto a quelli adottati nei confronti dei colleghi di redazione che non avevano posto in essere le suddette condotte”. In particolare, “in merito alla rimozione dell’incarico di conduzione del Tg1, dichiaratamente collegata dal direttore del telegiornale all’intento di ringiovanire i volti del tg, risulta in atti che identica decisione non ha coinvolto due giornalisti in sostanza coetanei della ricorrente (Petruni e Romita), i quali, di contro, avevano sottoscritto il documento 4 marzo 2010 di sostegno alla linea editoriale”.

Di qui la denuncia penale per mancata applicazione di quella sentenza, al di là della promozione a caporedattore per gli speciali della mattina. Alberto Caperna, il magistrato titolare dell’inchiesta, ha quindi disposto l’acquisizione di documenti relativi alla vicenda. Una prima “visita” delle Fiamme gialle negli uffici di viale Mazzini, inoltre, non avrebbe avuto esito; di qui la decisione di verificare negli uffici di Saxa Rubra l’esistenza e l’acquisizione della documentazione necessaria all’esame del caso.

Il diretto interessato, tuttavia, si dice assolutamente tranquillo: “L’inchiesta riguarda l’azienda e non il direttore. Rispetto al clamore suscitato, questa vicenda è una boiata pazzesca”, ha detto Augusto Minzolini. “No comment”, invece, da parte del presidente Rai Paolo Garimberti. Diversa la presa di posizione del consigliere d’amministrazione della Rai, Giorgio van Straten. “Ho pieno rispetto della magistratura, ma non spetta a me commentare la visita della Guardia di Finanza negli uffici del direttore del Tg1” dice van Straten, rilasciando poi un commento “aziendale”: “Non ci si comporta così nei confronti dei professionisti – precisa il consigliere Rai – e Ferrario è un’ottima professionista. Resto dell’idea che la sua rimozione non era originata da ragioni editoriali, ma da motivazioni ‘altre’. Lei fu reintegrata da una sentenza che non è stata mai onorata. Io non ho mai rivisto Tiziana Ferrario in video”.

Rincara abbondantemente la dose, invece, l’Italia dei Lavori. Secondo il portavoce del partito, Leoluca Orlando, “Minzolini continua ad essere una grave anomalia del servizio pubblico. Il Tg1 non fa più informazione da quando c’è il direttorissimo – ha detto Orlando – . Il telegiornale perde continuamente ascolti e ci chiediamo perchè il direttore generale non lo rimuove prima che la sua presenza getti ulteriore discredito sull’azienda più di quanto non abbia già fatto?” Orlando, in seguito, attacca anche il direttore generale Lorenza Lei che “ha contribuito a far cancellare dai palinsesti trasmissioni di successo come Annozero, Parla con me e Vieni via con me e si ostina inspiegabilmente a tenere Minzolini”. Il portavoce dell’Idv, infine, ribadendo che il suo partito è “l’unica forza politica presente in Parlamento a non aver accettato poltrone nel cda Rai”, chiede a tutti i partiti “di fare un passo indietro e di restituire la Rai ai cittadini e alla libera informazione, approvando una legge sul conflitto d’interessi”.

Dalla parte di Minzolini si schiera il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, secondo cui “le sproporzionate iniziative giudiziarie nei confronti del direttore del Tg1 costituiscono un’emblematica conferma dell’anomalia italiana che si rifiuta di riconoscere solo coloro che se ne avvantaggiano o ne hanno paura”. Il ministro poi rincara la dose, aggiungendo che a suo avviso “è preoccupante il fatto che ne sia oggetto uno dei pochi giornalisti fuori dal coro. Diffusamente la giustizia in Italia non appare nè cieca, nè sobria, nè chirurgica, nè tempestiva. In questo contesto troppi, anche nelle organizzazioni della rappresentanza, tacciono o parlano solo in termini opportunistici”.

Contattata da IlFattoQuotidiano.it, Tiziana Ferrario giudica “assolutamente plausibile” che la visita della Guardia di finanza nell’ufficio del direttore del Tg1 sia motivata da eventuali accertamenti sulla causa da lei intentata all’azienda. “Il magistrato a cui è stata affidata la mia denuncia ha a disposizione vari strumenti di indagine e tra questi figura certamente anche il ricorso alle Fiamme gialle – ha detto la giornalista del Tg1 -. Non mi sembra nulla di strano. Detto ciò, non so nulla di più anche perché non sono in redazione”. Sulla denuncia penale presentata dai suoli legali dopo quella in sede civile al Tribunale del lavoro, Tiziana Ferrario usa parole nette: “Non è una decisione che ho preso a cuor leggero – ha detto la cronista -, ma poiché non sono state applicate ben due ordinanze del tribunale civile a mio favore, nelle quali si chiedeva il mio reintegro, sono stata costretta a fare una denuncia penale per far valere i miei diritti. Attendo fiduciosa che la magistratura svolga il suo ruolo”.