Rai, 15 immobili di pregio in vendita per pagare la ristrutturazione di Viale Mazzini. Le proteste: “Svenduto il patrimonio pubblico”
Chi sta seguendo la vicenda, ma soprattutto i dipendenti Rai, gridano al miracolo. “Ma dai, davvero? Partono i lavori? Quasi non ci speravamo più. Era ora!”. L’annuncio dell’inizio dell’opera di ristrutturazione della storica sede Rai di Viale Mazzini, primo edificio interamente in acciaio della Capitale, zeppo di amianto tanto che era pericoloso pure appendere un quadro sul muro, viene preso con un afflato di speranza. Specialmente dal migliaio di dipendenti trasferiti nell’ex palazzo della Wind in via Alessandro Severo, sulla Colombo, distante anni luce dalle strade abituali di Roma Nord: uno psicodramma collettivo anche un po’ grottesco, anche se qualcuno inizia ad abituarsi. In questi mesi si guardava con un misto di tristezza e nostalgia a Mazzini, dove però non si muoveva foglia e non si intravedeva nemmeno un operaio. Ora, a un anno e mezzo dal trasloco del personale, finalmente l’annuncio di Rossi, così eclatante che l’amministratore delegato ha imposto di darne la notizia in tutte le edizioni dei telegiornali. Dunque, si parte: non solo bonifica dell’amianto ma, già che ci siamo, anche ristrutturazione e ammodernamento dei locali, ché la conformazione degli spazi risulta oltremodo antiquata, stile anni Ottanta. Durata prevista dei lavori 5 anni, anche se in molti dentro l’azienda scommettono che non basteranno e ce ne vorranno almeno il doppio.
A colpire, però, è il costo dell’operazione. L’importo del bando di gara, infatti, è di 121 milioni e 975 mila euro, con l’appalto aggiudicato al ribasso per 88 milioni e 322 mila euro, con un risparmio del 29%. Comunque una bella cifra, specie se paragonata ai denari che si vogliono incassare dal piano immobiliare, che prevede la vendita di 15 immobili di pregio (il 23% dell’intero patrimonio) per realizzare 238 milioni. Una grossa fetta del capitale in arrivo per la vendita, dunque, servirà per la ristrutturazione della sede storica. “C’è un’oggettiva sproporzione, cui bisogna anche aggiungere quello che si spenderà per poi andare in affitto nelle diverse città. La sensazione è che si voglia fare cassa svendendo il patrimonio immobiliare per sopperire ai tagli del governo. Ma di questa operazione si sarebbe dovuto discutere in Vigilanza, se non fosse bloccata da quasi due anni”, sostiene la pentastellata Dolores Bevilacqua.
A Milano, per esempio, è in vendita il palazzo di Gio Ponti, in corso Sempione, per trasferirsi al MiCo Nord al Portello in una sede per cui si pagheranno 5,9 milioni all’anno per 27 anni (159 milioni). Per non parlare delle proteste andate in scena in questi giorni per la cessione del Teatro delle Vittorie, davanti al quale, dopo Fiorello, giovedì mattina si è recata la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia. Mentre un’altra protesta è prevista lunedì a Venezia, davanti alla sede di Palazzo Labia, dove l’Usigrai ha organizzato un’assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini, alla presenza di esponenti politici e dei rappresentanti dei lavoratori per protestare contro quella che viene definita una vera e propria “svendita” di un palazzo storico nel sestiere Cannaregio, con affaccio sul Canal Grande e un salone delle feste affrescato dal Tiepolo, su cui però vigila la sovrintendenza: non potrà diventare un hotel. “Sul piano immobiliare niente passi indietro, la Rai non è un museo. Non si tratta di una svendita o un ridimensionamento, ma di un piano immobiliare atteso da decenni, costruito attraverso approfondimenti tecnici, perizie e valutazioni sviluppate nel tempo da manager e diversi Cda”, ha spiegato Rossi. La prima approvazione, infatti, fu con Roberto Sergio alla guida dell’azienda. Ma del piano immobiliare, a partire dal Teatro delle Vittorie, si parlerà anche nella prossima seduta della Vigilanza, che dovrebbe tenersi il 27 maggio, questa volta col via libera della maggioranza dopo lo sciopero della fame, per ora interrotto, di Roberto Giachetti.