Sarebbe bello continuare a raccontare esperienze o dissertare sulle prospettive della situazione internazionale, nonché su problematiche e avanzamenti del diritto che dovrebbe regolarne gli sviluppi. Ma oggi ho un’altra urgenza, che nasce da una situazione di ordine personale, che però non riguarda solo me, ma migliaia e migliaia di cittadini romani. Parlo del Piano Urbano Parcheggi di Roma e, più nello specifico, di quello che si vorrebbe costruire in viale Leonardo da Vinci.

Nato con la lodevole intenzione di fornire di nuovi posti macchina i cittadini romani, questo Piano si è ben presto tramutato nell’ennesima operazione di speculazione immobiliare su larga scala, travolgendo ogni vincolo e controllo in nome di una presunta urgenza, arrecando nuove gravi ferite a un tessuto urbano già deturpato da decenni di malgoverno e fornendo nuovo combustibile al deleterio connubio affari-politica, che rappresenta una delle principali piaghe che affliggono il nostro sventurato Paese.

Mi riferisco in particolare al Parcheggio previsto in viale Leonardo da Vinci, che conosco meglio avendo la disgrazia di abitare proprio di fronte al cantiere. La zona in questione è stata scelta senza che esistesse alcun effettivo bisogno, dato che prima della cantierizzazione abbondava di posti macchina. Per effetto della stessa cantierizzazione un viale ampio e bello è stato trasformato in un’angusta viuzza dove si registra un traffico notevole con conseguenti effetti negativi in termini di rischio di incidenti e inquinamento atmosferico ed acustico. Il tutto coinvolgendo anche una scuola dove ogni giorno si recano centinaia di bambini.

Non basta, si tratta di una zona a rischio geologico notevole, come dimostrato in modo inappuntabile da una perizia effettuata dai professionisti del Comitato di cittadini contrari al parcheggio, Comitato di cui sono il vicepresidente. Il servizio ambientale competente della Regione Lazio ha attirato l’attenzione sull’irrazionalità della scelta di abbattere gli olmi che tuttora, ma fino a quando?, continuano ad adornare il viale, contribuendo anche al consolidamento del terreno. Una mozione è stata presentata da vari consiglieri regionali, presidente e assessore competente del municipio hanno chiesto lo spostamento del parcheggio ad altro luogo. Una diffida indirizzata alle autorità comunali è stata firmata da decine di cittadini. Si registrano da ultimo pericoli di frane nella collina prospiciente che ospita la suddetta scuola.

Tutto questo non è servito tuttavia finora a fermare l’implacabile macchina distruttrice guidata dalle tetragone burocrazie del Comune di Roma e dai costruttori vogliosi evidentemente solo di realizzare un facile profitto a spese del territorio e dei diritti dei cittadini. Questi ultimi, del resto, non sono stati per nulla consultati, contrariamente a quanto affermato da una direttiva votata qualche tempo fa dal Consiglio comunale.
L’assessore competente, Antonello Aurigemma, dopo aver fatto qualche promessa a una delegazione del Comitato, sembra essersi volatilizzato e non ha risposto neanche alla menzionata lettera del presidente e dell’assessore del municipio. Il presidente della Commissione cosiddetta di alta vigilanza, professor Prestininzi, ha riaffermato apoditticamente la congruità del progetto presentato dalla ditta costruttrice, senza peraltro degnarsi di replicare in modo puntuale alla perizia presentata dal Comitato. Gira nel frattempo voce – ma i cittadini non è sono stati ovviamente ancora informati – di una modifica di tale progetto che accoglierebbe parte delle istanze formulate dal Comitato stesso. Il tutto nella più assoluta opacità e irragionevolezza dell’azione amministrativa.

Una piccola storia ignobile, insomma, come molte altre che si potrebbero raccontare a proposito di questo Piano sciagurato, come quella di via Enrico Fermi, dove negozianti e cittadini continuano la loro mobilitazione contro l’abbattimento degli alberi in una delle zone più inquinate della capitale e del mondo intero e molte altre ancora. Piccole storie che tuttavia hanno una loro rilevanza addirittura planetaria, se è vero che chi dovrebbe contrastare il cambiamento climatico procede all’abbattimento di alberi pluridecennali, chi dovrebbe tutelare il territorio e la democrazia costituisce, con le sue scelte disgraziate, un costante pericolo per entrambi, mentre la nuova tangentopoli infuria in modo del tutto trasversale, come dimostrato anche dalla triste e penosa vicenda Penati.

Promuovendo e vincendo i referendum della scorsa primavera, su acqua, nucleare e legittimo impedimento, i cittadini italiani hanno affermato l’esigenza urgente di un diverso modo di amministrare che parta dai loro interessi e non da quelli della speculazione. Occorre continuare queste piccole ma grandi battaglie nella consapevolezza che il lieto fine, vista la pochezza e l’irresponsabilità della classe politica, dipende solo ed esclusivamente da ciascuno di noi.

Per tutta la documentazione vedi il sito del comitato