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Collari con feromoni e fototrappole intelligenti, così la Liguria sperimenta un nuovo sistema per proteggere il bestiame dai lupi

Le fototrappole, che integrano programmi di intelligenza artificiale, sono capaci di distinguere con precisione la fauna selvatica: dai cervi ai cinghiali ai lupi
Collari con feromoni e fototrappole intelligenti, così la Liguria sperimenta un nuovo sistema per proteggere il bestiame dai lupi
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Feromoni, fototrappole intelligenti, segnali acustico-luminosi: un approccio multiplo a servizio degli allevatori per difendersi dai lupi. È Dilupoli, il primo progetto in Italia – ed è anche una novità nel panorama estero – capace di mettere insieme tre diverse metodologie per dare vita a due sistemi dissuasivi per il lupo. Il tutto integrando competenze sviluppate in Svizzera, Italia e Olanda. Il nome riunisce le parole “lupo” e “Liguria” per sottolineare l’importanza della regione, banco di prova del progetto. Coinvolge inoltre tre aziende: l’azienda agricola Donati Maura di Imperia, l’azienda agricola Patrizia Federigi di Genova e l’azienda agricola Chinela di Sonia Zappettini di La Spezia.

“È un progetto pioniere che ha il suo lancio in Liguria e in contemporanea sta per avviarsi in Toscana – dice a ilFattoQuotidiano.it Marco Apollonio, zoologo e professore ordinario dell’Università di Sassari – Ma, anche dai risultati che ne conseguiranno, potrà essere modello per tante zone europee, un esempio fra tutti, la Francia”. Il progetto coinvolge diversi partner: Coldiretti Liguria, lo spin off Faunis dell’Università di Sassari, specializzato nella gestione e conservazione della fauna e l’’Organismo di consulenza Psr e innovazione Liguria. Dilupoli è finanziato dalla Regione Liguria nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2023-2027.

Il primo sistema dissuasivo di Dilupoli combina un sistema di allerta attivato con fototrappole “intelligenti” e dei dissuasori acustico-luminosi. “Si tratta di fototrappole avanzate progettate in Olanda, che integrano programmi di intelligenza artificiale capaci di distinguere con precisione la fauna selvatica: dai cervi ai cinghiali e ovviamente ai lupi”, dice Apollonio, “le abbiamo testate nel Parco di San Rossore in Toscana, osservando un’efficacia del 90%”. Quando le fototrappole intercettano la presenza di un lupo, il segnale è inviato ai dispositivi acustico-luminosi, posizionati in posti strategici a difesa del bestiame. “Sono centraline mobili, le possiamo spostare in base ai rilievi di monitoraggio e per evitare l’assuefazione da parte dei lupi. Anche i suoni sono variabili sempre per evitare l’assuefazione”, spiega il professore. Questi dispositivi non sono altro che il riadattamento di dissuasori che già si usano in Italia a bordo delle carreggiate per scongiurare incidenti stradali tra veicoli e animali selvatici. “Sappiamo che al lupo danno fastidio ma essendo una applicazione sperimentale non abbiamo dati quantitativi della loro efficacia. Contiamo, però, di ricavarne preziose informazioni visto che questi dissuasori registreranno anche h24 qualsiasi movimento restituendoci una panoramica completa”.

Discorso diverso è quello che si può fare per il secondo dissuasore che si avvale di collari rilascianti feromoni. “Il collare con feromoni ideato da un mio studente, Federico Tettamanti, ha dato risultati sorprendenti nella sua applicazione in Svizzera. È stato testato per un anno su 1600 capi e, in pratica, dotando di collare la metà degli individui di un gregge o di una mandria, la predazione si riduce di oltre il 50%”. I feromoni, sintetizzati in laboratorio, sono stati elaborati raccogliendo sul campo feromoni da urina ed escrementi di lupo. Come funzionano? “È un messaggio intraspecifico, il lupo sentendo feromoni percepisce che quella zona è già occupata da altri lupi e si allontana”, chiarisce lo studioso.

Le aziende che sperimenteranno per due anni il progetto sono tutte guidate da donne: “Sono imprenditrici determinate, desiderose di andare oltre alla logica degli indennizzi e di trovare soluzioni che mettano in armonia la zootecnia, quindi l’esigenza di redditività, e il rispetto del lupo, specie protetta e fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi”, spiega Gabriella Fenoggio, coordinatrice del progetto e responsabile tecnica Coldiretti Liguria. Con Dilupoli l’obiettivo è chiaro: “Ci interessa scoraggiare la pressione predatoria da parte del lupo, in particolare quella che colpisce durante i periodi di pascolo libero, sia in alpeggio sia nelle aree costiere durante l’inverno, tutelando i capi più sensibili come i vitelli e il bestiame ovicaprino”. Ed è rassicurante il professore: “Nessuno ha la pretesa di dire che arriviamo con Dilupoli e risolviamo improvvisamente un problema complesso come quello del conflitto allevamento-lupo. Ma se è funzionato in Svizzera, dove gli animali in alpeggio sono lasciati incustoditi per molto tempo, abbiamo ben da sperare in contesti italiani stabili o recintati”. Di fronte alla cronaca di questi giorni di un intenso bracconaggio di lupi nel Parco d’Abruzzo, dalla Liguria arriva un messaggio forte, quello di un mondo agricolo che si rimbocca le maniche per una convivenza uomo-natura.

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