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Garlasco, Stasi: “Non sapevo chi fosse Sempio, Chiara non me ha mai parlato. I video? Marco Poggi mi chiese se era vero giorni dopo”

Il 42enne, condannato a 16 anni, fa un accenno a delle avance da parte di un collega dell'allora fidanzato. Sulle telefonate sospette ricevute pochi giorni nessun riferimento. E aggiunge: "Se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto"
Garlasco, Stasi: “Non sapevo chi fosse Sempio, Chiara non me ha mai parlato. I video? Marco Poggi mi chiese se era vero giorni dopo”
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“Prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano non sapevo che esistesse una persona che si chiamava Andrea Sempio“. Alberto Stasi scandisce le parole davanti ai magistrati della Procura di Pavia il 20 maggio 2025. È uno dei passaggi centrali dell’interrogatorio sull’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco del 13 agosto 2007 per cui l’ex studente della Bocconi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni, riportato da alcune testate. Il condannato che diventa testimone nell’inchiesta. A discarico a leggere le risposte dell’allora fidanzato della vittima. Il procuratore Fabio Napoleone gli chiede apertamente se abbia mai avuto sospetti su di lui. La risposta è netta: “No”. E ancora: “Mai visto, mai sentito, confermo che prima di leggere quelle Sit non sapevo neanche esistesse”. Eppure, un elemento legato al nuovo indagato lo aveva colpito. “Mi aveva personalmente incuriosito, insospettito la questione dello scontrino, mi aveva lasciato un po’ sorpreso, perché io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni e lo esibisco al bisogno”. Il riferimento è allo scontrino del parcheggio di Vigevano, conservato da Sempio e ritenuto negli anni un tassello del suo alibi.

Napoleone insiste anche su alcuni documenti e scritti già acquisiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. “Dimostrano una personalità particolare”, osserva il procuratore, parlando di “un magma su cui dobbiamo approfondire”, comprese le ricerche effettuate da Sempio sul caso Garlasco e sullo stesso Stasi. “Perché seguirla così? Sembra un’attenzione quasi morbosa, no?”, domanda l’inquirente. Ma Stasi continua a prendere le distanze: “Mai visto, mai sentito“.

L’interrogatorio entra poi nel merito delle telefonate sospette ricevute da Chiara Poggi pochi giorni prima dell’omicidio, tra il 7 e l’8 agosto 2007. “Chiara gliel’ha riferito?“, chiede il procuratore. “No… non me l’ha riferito”, replica Stasi. E aggiunge: “Se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto. Non saprei dire, dare un motivo del perché”. Alla domanda se Chiara gli avesse mai parlato di Andrea Sempio, l’ex bocconiano risponde ancora una volta negativamente: “No, no…”. Nessun accenno, nessun sospetto condiviso, nessun riferimento a presenze considerate anomale nella cerchia degli amici del fratello. Nel corso del verbale riaffiorano anche i dettagli della vita privata della coppia. Stasi ricorda invece l’accenno sulle avances di un collega, una storia di cui ha parlato anche una delle sorelle Cappa.

Gli inquirenti affrontano il tema dei video intimi tra Chiara e Alberto, tornati d’attualità dopo alcune intercettazioni attribuite a Sempio. “È al corrente se questi video sono circolati o meno?”, domanda Napoleone. “Che io sappia no, a distanza di tanto tempo direi di no”, risponde Stasi. Ricorda però un episodio preciso avvenuto nei giorni successivi al delitto. “Marco, durante una visita in casa ancora ad agosto 2007, prendendomi quasi da parte mi chiese se era vero che c’erano dei video sessuali, diciamo così, tra me e Chiara. Credo perché in quei giorni erano uscite forse delle notizie sul punto”. Secondo Stasi, però, Chiara non aveva mai mostrato preoccupazione che qualcuno potesse aver scoperto quei filmati. “Tendo ad escluderlo… ecco!”. Dichiarazioni che si incrociano con quelle del fratello della vittima che ha negato di aver visto i video prima del delitto e considera “assurda” ma l’unica “plausibile” (per spiegare il soliloquio di Sempio sui vide, ndr) l’ipotesi che l’amico avesse rubato la chiavetta per vederli: “Mi sembra folle”. Sempio da parte sua ha più volte dichiarato di non frequentare Chiara Poggi e di considerare incomprensibile il movente sessuale. Il soliloquio sul video sarebbe stato lo sfogo e lo scimmiottamento di alcune trasmissioni sul caso.

Il colloquio con i magistrati si sposta anche sulla mattina del 13 agosto 2007, quando Stasi racconta di essere arrivato nella villetta di via Pascoli trovando la porta socchiusa. Una casa ordinata, silenziosa, apparentemente immobile nel caldo di Ferragosto. Al piano terra il soggiorno, la cucina, il corridoio. Poi la scala che conduceva verso il seminterrato, la taverna e la cantina dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi, riverso sugli ultimi gradini. “Ricordo che non ho acceso nessun interruttore”, racconta oggi. “Però poi mi hanno detto che una luce era accesa perché hanno detto che gli operatori del 118 non avevano azionato interruttori, quindi evidentemente una, forse quella delle scale, era già stata accesa”.

Il racconto di quella mattina è stato considerato dai giudici che lo hanno condannato e dalla Cassazione “incongruo, illogico e falso”. Per i magistrati non era possibile che Stasi l’avesse vista già a terra bianca in volto quando era già coperta di sangue. Né che possa aver attraversato il piano terra della villetta senza calpestare almeno un po’ il sangue caduto a pioggia sul pavimento dal punto in cui la vittima fu aggredita fino al trascinamento verso la taverna dove venne poi ritrovata. Sottolineano i giudici nella motivazione: “Le modalità di rinvenimento del corpo di Chiara sono assimilabili a quelle dell’aggressore, non dello scopritore. Poi non sono state ritrovate tracce ematiche né sulle sue scarpe, né sui tappetini della sua auto”.

“Una cosa che non mi sono mai spiegato è il pezzetto del muretto di cinta rotto. Praticamente nel punto in cui io ho sostanzialmente scavalcato… ma non l’ho rotto io e i carabinieri, credo, abbiano detto di non averlo rotto loro, anche i genitori avevano detto che alla loro partenza il muro era intatto. Secondo me, lì… cioè, qualcuno può avere anche scavalcato” ha spiegato agli inquirenti di Pavia. Tra gli elementi richiamati nel verbale compare anche la cosiddetta impronta 33. Quando il procuratore gli mostra le immagini, Stasi sospira: “Avessimo avuto questo dato, nel 2007…”. Napoleone gli spiega il peso attribuito all’indizio biologico, “perché non è importante solo il fatto che ci sia quello di Sempio”, ma anche l’assenza di tracce riconducibili allo stesso Stasi nella ricostruzione dei pm pavesi. Nella dinamica del delitto così come cristallizzata nelle sentenze, l’assassino non fece i gradini ma lanciò il corpo di Chiara.

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